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Rievocazione della Battaglia della Meloria a Genova con la corona d'alloro 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ansa.it, letta il 19/09/2026.
La Rievocazione della Battaglia della Meloria si tiene ogni anno all'inizio di agosto nella piazzetta di Campopisano, nel centro storico di Genova, in Liguria, per l'anniversario dello scontro navale del 6 agosto 1284 fra le flotte di Genova e di Pisa. Una delegazione di circa trenta persone guidata dal sindaco di Pisa depone una corona d'alloro presso la lapide commemorativa, insieme ai saluti istituzionali, alla preghiera e alla benedizione. La cerimonia si svolge sul risseu di Campopisano, il mosaico genovese di ciottoli che raffigura una galea nera in campo bianco, a memoria dei marinai pisani vinti e imprigionati proprio lì, dove in gran parte morirono e furono seppelliti.
La piazzetta dove sono sepolti i pisani
Il nome del luogo viene direttamente da quei morti: Campopisano è la zona del centro storico di Genova dove furono seppelliti i prigionieri pisani morti nelle carceri della Superba, e i morti trovarono sepoltura nell'area poco al di fuori delle mura che, da allora, prese il nome di «Campopisano».
Non tutti finirono lì: i prigionieri che non riuscirono a sopravvivere o a tornare in patria venivano sepolti a Genova nei pressi della chiesa di San Marco, oppure di quella dei Francescani e di quella dei Domenicani.
Il mosaico di ciottoli sotto i piedi è tornato visibile da poco: il risseu è stato riconsegnato alla città dopo un lungo e scrupoloso restauro, e il disegno raffigura una galea nera in campo bianco.
Il 6 agosto 1284 alle secche della Meloria
Le due città si combattevano per il mare e per due isole: le tensioni tra Genova e Pisa, in lotta per il controllo di Corsica e Sardegna, sfociarono in un conflitto aperto che vide le due potenze confrontarsi per il dominio dei commerci, e la situazione precipitò nel luglio del 1284.
Il culmine arrivò all'inizio di agosto, in un giorno che per i pisani era di buon auspicio: nonostante la data del 6 agosto, festa di San Sisto, fosse stata propizia ai pisani rispetto alle principali vittorie militari, le galee guidate dal podestà Alberto Morosini furono sconfitte pesantemente dai genovesi. La flotta della Repubblica di Genova raccolse la sfida e quel giorno salpò verso Porto Pisano.
Prima di partire, secondo il racconto, ci fu un presagio: si narra che durante la tradizionale benedizione delle navi la croce d'argento del pastorale dell'arcivescovo di Pisa si staccò.
Lo schieramento genovese era organizzato per quartieri, con una nave di famiglia in testa: l'ammiraglio genovese Oberto Doria, imbarcato sulla San Matteo, la galea di famiglia, guidava una prima linea di 63 galee da guerra composta da otto «Compagne», l'antico raggruppamento dei quartieri di Genova: Castello, Macagnana, Piazzalunga e San Lorenzo schierate sulla sinistra, più alcune galee al comando di Oberto Spinola, e Porta, Borgo, Porta Nuova e Soziglia posizionate sulla destra.
Benedetto Zaccaria comandava una squadra di trenta galee, lasciate volutamente in disparte per aggredire di sorpresa la flotta pisana, e la strategia era audace, cioè attirare la flotta pisana in uno scontro frontale per poi colpirla sui fianchi.
Balestre, rostri e calce in polvere
Prima dello scontro le navi si legavano fra loro: quando una flotta si preparava per la battaglia le navi spesso si affiancavano e si legavano con funi chiamate sartìe, per evitare di disperdersi.
Le due città avevano la stessa specialità militare: Pisa e Genova avevano soldati molto ben addestrati al combattimento con balestre.
Lo scontro si giocò fra tiro a distanza e speronamento: i famosi balestrieri genovesi, al riparo dietro le loro pavesate, tiravano contro i legni pisani, mentre questi tentavano, secondo le tattiche dell'epoca, di speronare le navi con il rostro per poi abbordarle.
Quando l'abbordaggio non riusciva si combatteva con quello che c'era: qualora non avesse luogo, gli equipaggi si colpivano con ogni sorta di munizioni scagliate da macchine belliche o dalle nude mani, come sassi, pece bollente e addirittura calce in polvere.
Novemila prigionieri e un libro dettato in carcere
Al termine della battaglia si contarono molti morti e 9.272 prigionieri, e fra i prigionieri finì proprio il podestà Morosini, portato con gli altri a Genova nel quartiere che da allora si sarebbe chiamato «Campopisano».
Fra quelle migliaia di uomini ce n'era uno che in carcere scrisse un libro famoso: tra i pisani fatti prigionieri il più celebre è sicuramente Rustichello da Pisa, che sotto dettatura di Marco Polo, anch'egli prigioniero della Superba, scrisse Il Milione.
Proprio in riferimento all'ingente numero di prigionieri pisani a Genova nacque il detto «se vuoi veder Pisa vai a Genova».
Solo qualche centinaio delle migliaia di soldati pisani riuscì a sopravvivere e a fare ritorno in patria, dopo molti anni di reclusione. Il lungo periodo di reclusione si caratterizzò per intensa attività di scambio di prigionieri tra le due repubbliche, anche in cambio di ingenti somme.
La grande catena del porto di Pisa fu portata a Genova, spezzata in varie parti che furono appese come monito a Porta Soprana e in varie chiese e palazzi della città, cioè Santa Maria delle Vigne, San Salvatore di Sarzano, Santa Maria Maddalena, Sant'Ambrogio, San Donato, San Giovanni di Prè, San Torpete, Santa Maria di Castello, San Martino di Murta, Santa Croce a Moneglia, la porta di Sant'Andrea, la porta di Vacca, il Palazzo del Banco di San Giorgio e piazza Ponticello. Solo dopo l'Unità d'Italia le catene furono restituite a Pisa, dove sono conservate nel Camposanto monumentale.
La sconfitta nelle acque davanti all'odierna Livorno diede inizio alla decadenza della Repubblica pisana, sconvolta da enormi perdite umane e militari, anche se per buona parte del XIV secolo Pisa rimase ancora una potenza militare, tanto da vincere la famosa battaglia di Montecatini nel 1315 contro Firenze e i suoi alleati. Per Genova la vittoria segnò l'inizio di un'era di prosperità e dominio marittimo che si estese per secoli.
Corone d'alloro e prolusione in piazzetta
Oggi le due città organizzano insieme la commemorazione: l'iniziativa, promossa annualmente dal Comune di Pisa con il supporto del Comune di Genova e in collaborazione con l'Associazione Lameladivetro Internazionale, intende ricordare i caduti dello scontro del 1284 e offrire un'occasione di approfondimento sui complessi legami storici, politici e culturali che nel corso dei secoli hanno unito e contrapposto la superba Genova e la città alfea.
Da Pisa arriva una delegazione, e ha un peso preciso: alla cerimonia, con il gonfalone della Città di Genova, partecipa una delegazione di circa trenta persone guidata dal sindaco di Pisa.
La parte solenne si svolge sempre nello stesso ordine: i saluti istituzionali delle autorità presenti anticipano la deposizione della tradizionale corona d'alloro presso la lapide commemorativa, la preghiera e la benedizione.
Poi tocca alla storia raccontata da chi la studia: la professoressa dell'Università di Pisa Maria Luisa Ceccarelli Lemut, come ogni anno, tiene una prolusione storica sui fatti del 1284, approfondendo gli aspetti storici e politici di un conflitto che per secoli ha segnato la storia delle due città.
Attorno alla lapide si raccolgono i figuranti delle due sponde: oltre ai figuranti dei cortei storici di Genova e di Pisa e ai gonfaloni delle due città, sono presenti le associazioni genovesi La mela di Vetro, il Gruppo Storico Sestrese, il Gruppo Storico Procobera, la Compagnia Balestrieri del Mandraccio e il Gruppo Limes Vitae, mentre da Pisa arrivano l'associazione culturale Il Mosaico, le rappresentanze dell'associazione Marinai d'Italia, della Lega Navale, dell'Accademia dei Disuniti, l'Archeo Club, il Gruppo Balestrieri di Porta San Marco, il Gruppo Storico San Giorgio e il Gruppo Storico Sextum. Con abiti consoni all'epoca sfilano anche il Gruppo Storico Gatteschi e il Gruppo Storico di Voltri.
Il programma prevede anche la visita ai locali storici, sede dell'associazione culturale Meladivetro, situati in Campo Pisano, e nel corso della visita vengono mostrate alcune vestigia dell'epoca. La commemorazione dei fatti del 1284 prosegue poi a Pisa: un corteo di barche al seguito della motovedetta della Capitaneria di Porto salpa dal porto di Marina di Pisa verso le Secche della Meloria, dove si tiene una breve cerimonia di omaggio ai caduti con il lancio finale di una corona in mare.
Dal ritorno della Meloria alla farinata genovese
La Pro Loco Centro Antico Aps Genova accoglie la delegazione pisana con una rievocazione storica figurata che presenta la preparazione alla battaglia dei quattro Capitani Genovesi, insieme a un episodio religioso analogo da parte pisana.
La rievocazione entra nel vivo con la rappresentazione del momento del pellegrinaggio dei prigionieri pisani verso Genova, eseguita dai figuranti dell'associazione culturale Il Mosaico, e i prigionieri furono portati tutti in quel quartiere.
La Pro Loco Centro Antico Aps Genova mette in scena la rievocazione storica figurata dal titolo «Il ritorno dalla Meloria e la nascita della farinata genovese».
Si racconta che la farinata nacque proprio sulle imbarcazioni genovesi di ritorno dalla Meloria, quando si mescolarono farina di ceci, olio e acqua di mare, una poltiglia che, al sole, asciugò fino a «cuocersi», e gli equipaggi affamati si trovarono così a tentare il tutto per tutto, scoprendo la farinata, chiamata anche «l'oro di Pisa».
Di quei prigionieri, in città, si racconta anche altro: le leggende genovesi narrano che le anime senza pace dei prigionieri pisani siano ancora presenti nella zona e che nelle notti di tempesta si possano scorgere le loro sagome sulla scalinata che dalla Marina porta in Campo Pisano, dirette dal mare verso Campopisano con il clangore delle catene in sottofondo.
La rievocazione della Meloria e la commemorazione dei caduti rappresentano, per le antiche Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, una maniera simbolica di tendersi e stringersi reciprocamente la mano, e un evento cruento è diventato veicolo di memoria, amicizia e fratellanza.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Rievocazione della Battaglia della Meloria a Genova è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Carbonara si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Genova Est dista 3,3 chilometri, cioè 5 minuti di strada.
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