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S'Ardia di San Costantino a Pozzomaggiore e i tre giri attorno alla Chiesa 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: sancostantinopozzomaggiore.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
S'Ardia di San Costantino si corre a Pozzomaggiore, in provincia di Sassari, in Sardegna, il 6 e 7 luglio di ogni anno. Un centinaio di cavalieri risalgono al galoppo la salita di via Grande dietro a «su caddu 'e punta», che impersona l'imperatore Costantino con la corona, la camicia rossa e la bandiera, e compiono attorno alla Chiesa tre giri in senso antiorario «contro il male» e tre giri in senso orario «verso il bene». Non è una gara: non esiste un premio, un vincitore o un ordine di arrivo, e la chiesa attorno a cui si corre è stata eretta a seguito di un voto dei reduci della prima guerra mondiale e consacrata nel 1923.
Non è una gara, e non c'è nessun vincitore
L'ardia è una manifestazione religiosa, fatta in maniera del tutto spontanea in onore di San Costantino, non è una gara sportiva, una competizione agonistica o una corsa di cavalli fine a se stessa, ma è un atto di profonda devozione al Santo fatta secondo gli antichi rituali e nel rispetto della tradizione Pozzomaggiorese alla quale l'intera comunità è profondamente legata e vi si identifica.
Non esiste un premio, una ricompensa, non vi è un vincitore o un ordine di arrivo ma solo l'animo di partecipare e sciogliere il voto fatto al Santo dagli antenati dopo la prima guerra mondiale.
Anche il nome dice quello. «Bardiare: proteggere, fare la guardia». È questo il verbo antico da cui deriva il termine «Ardia». L'etimologia risale più indietro ancora: árdia, bárdia, várdia, guárdia è propriamente un «servizio», e in origine indicò il «servizio a cavallo prestato in guerra» dalla cavalleria locale, con base etimologica nell'assiro ardu, (w)ardu(m) «schiavo, servitore».
Tre giri contro il male, tre verso il bene
Quando tutte le coppie hanno compiuto questa fase e sono radunate di fronte al sagrato, al seguito del cavaliere di testa compiono un giro al passo attorno alla Chiesa in senso antiorario e subito dopo tre giri sempre in senso antiorario e al galoppo. Appena compiuti i tre giri in senso antiorario il medesimo rituale viene ripetuto effettuando tre giri in senso orario.
Sono tre giri in senso antiorario «contro il male» e tre giri in senso orario «verso il bene». Il numero ha due spiegazioni: sono tre giri di profonda devozione e rispetto, tre come le persone della Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo affermati nel concilio di Nicea voluto da San Costantino nel 325 d.C., e tre giri come i Santi: Costantino, Elena e Silvestro venerati nella Chiesa di Pozzomaggiore.
Durante i giri rituali ciascuno dei cavalieri deve mantenere il proprio posto, è vietato sorpassare altri cavalli e ciascuno si attiene disciplinatamente alla regola. Una corsa che è anche una preghiera: la pagina di folklore e rievocazioni raccoglie feste di ogni genere.
Centosettanta metri di salita
Il primo cavaliere, Su Caddu e Punta, percorre solitario e sicuro la salita di via Grande, un rettilineo in leggera pendenza della lunghezza di circa 170 metri, entra nel tancato di San Costantino, percorre in senso antiorario il perimetro attorno alla Chiesa e si ferma di fronte alla medesima segnandosi in omaggio al Santo.
Subito dopo, ma a debita distanza, lo imitano in coppia sas Iscortas e sempre in coppia, talvolta in tre, e in sequenza tutti gli altri cavalieri. Sas pigadas vengono percorse dai cavalieri in assoluta compostezza, ordine, affiatamento, e perfetto controllo del cavallo, e la velocità, la compostezza e l'affiatamento tra i cavalieri sono le caratteristiche peculiari di una buona salita.
I fucilieri posti davanti al sagrato e all'inizio della via sparano a salve: è il segnale di via libera.
Camicia rossa, corona e cavallo bianco
L'Ardia vede la partecipazione di numerosi cavalieri tra cui «su caddu de punta» (il cavallo di testa della corsa) che impersona l'imperatore Costantino seguito dalla sua scorta, composta da sei cavalieri, contraddistinti da una camicia ed un copricapo colore rosso.
Su caddu 'e punta, corona e camicia rossa, bandiera in mano, parte in una corsa sfrenata ed elegante verso la chiesa, entra nel cancello, compie un giro antiorario intorno al santuario e si ferma dinanzi alla chiesa. In questo modo la tradizione iconografica raffigura il santo cavaliere, su un cavallo bianco, con la corona e la bandiera e tra le nubi il simbolo del sogno e della cristianità, la croce.
Il ruolo si tramanda: alcuni facenti parte del plotone di testa hanno già ricoperto in passato il ruolo di Caddu e Punta. Le scorte sono schierate in tre coppie: prima, seconda e terza scorta.
Vi partecipano un centinaio di validi cavalieri che per onorare al meglio l'impegno assunto e tanto atteso si preparano puntigliosamente con il loro cavallo, vi dedicano tutto il tempo i sacrifici e le spese necessarie, l'importante è esserci per il Santo, e il totale generalmente è sempre superiore al centinaio di binomi.
Il grano, i petali e il piatto rotto
Dopo il rituale lancio del grano misto a petali di fiori e la rottura del piatto in segno beneaugurante (bae in bon'ora), si parte in corteo fino alla chiesa Parrocchiale di San Giorgio.
L'obriere maggiore bacia le bandiere ad asta corta e, contemporaneamente all'augurio, le consegna a «su caddu 'e punta» e a «sas iscortas» che, ricevendole, le baciano a loro volta e fanno il segno della Croce. Le bandiere di tutti i Santi venerati in paese, portate dai rispettivi obrieri, si schierano di fronte alla casa dell'obriere maggiore dove ricevono una benedizione di grano misto a petali di rosa da parte della padrona di casa, che rompe poi il piatto in segno beneaugurante.
È la moglie dell'Obriere maggiore a porgere l'augurio più fervido ai partecipanti, e una pioggia di grano mista a petali di rosa cade sulle bandiere di tutti i santi venerati in paese e sui cavalieri.
Giunti alla Chiesa parrocchiale avviene l'incontro con il parroco che benedice tutti i cavalieri e le bandiere, si recita una preghiera comunitaria con i cavalieri e successivamente, sempre in corteo guidato dal primo cavaliere e dalle sue Iscortas, ci si avvia verso la chiesa di San Costantino attraversando via Chiesa, via Marconi, via Grande.
La guardia al Santo, prima di corsa e poi al passo
A questo punto all'interno della Chiesa si recitano i vespri e la messa in memoria degli obrieri defunti, i cavalieri partecipano al rito religioso girando al passo attorno alla Chiesa e segnandosi ripetutamente al passaggio in fronte al portone, ecco l'ardia, la guardia al Santo e ai fedeli in preghiera, fatta prima di corsa a simboleggiare la vittoria di Costantino a Ponte Milvio che spalancò la via al libero culto Cristiano, e poi al passo quasi per un abbraccio finale che conferma la devozione e la sacralità del rito.
Finiti i vespri solenni e la messa si ripete quanto descritto precedentemente: una nuova salita su via Grande, tre giri in senso antiorario e tre giri in senso orario; al termine della manifestazione si lascia il Sagrato di San Costantino in corteo, con i cavalli in testa, seguiti dalla banda musicale, le bandiere, le autorità religiose civili e militari, per tornare alla sede dell'obriere in via Santa Croce dove i cavalieri riconsegnano le bandiere, smontano da cavallo e svestono gli abiti dell'ardia.
Il 7 luglio, una salita in più
Si svolgono i medesimi rituali del giorno precedente e si compie l'ardia in maniera identica a quella del vespro con la differenza che le salite su via Grande sono tre e subito dopo la prima salita c'è la processione per le vie del paese con il simulacro dei Santi Costantino, Silvestro ed Elena collocati su addobbati automezzi e circondati dai bambini del paese che indossano abiti similari alle statue dei Santi Costantino ed Elena.
La Processione viene aperta dai cavalieri dell'ardia con su Caddu e Punta in testa, la banda musicale, le bandiere religiose, i tre Santi, le autorità religiose, civili e militari ed una grande Folla; si percorre la via Pinna Parpaglia, Piazza Maggiore, e via Grande. Ognuna delle tre statue è portata su un carro (oggi un camion) riccamente addobbato con fiori e i tappeti della ricca tradizione locale.
La sera in chiesa avviene lo scambio delle bandiere, s'oberaju uscente consegna la bandiera a s'oberaju che avrà il compito di organizzare la festa l'anno successivo. S'oberaju ha il compito di organizzare la festa insieme al comitato, custodire le bandiere del santo e partecipare ai funerali con la bandiera listata a lutto.
Ponte Milvio, e il sogno della croce
La Sagra di San Costantino è una delle più importanti della Sardegna per la presenza della famosa Ardia, la manifestazione equestre che secondo l'interpretazione più comune rimanda alla battaglia di Ponte Milvio (Costantino contro Massenzio, 312 d.C.), che aprì le porte alla libertà di culto dei cristiani.
Vuole la leggenda che Costantino vinse grazie a un sogno «In hoc signo vinces» e Costantino fece dipingere la croce sulle insegne di guerra. Le insegne delle bandiere, che raffigurano la croce, sono il simbolo stesso della battaglia di ponte Milvio.
In questo contesto, la stessa ardia ha un significato sacro, nella riproposizione e nel ricordo della vittoria del cristianesimo sul paganesimo. I giri intorno alla chiesa sciolgono l'uomo dal male, rappresentato dal paganesimo, e lo riportano nella via del bene, rappresentato appunto dal cristianesimo.
I buoi che si fermarono all'ingresso del paese
Una leggenda molto cara ai pozzomaggioresi narra che i buoi trainanti il carro con la statua di San Costantino, arrivati proprio alle porte di Pozzomaggiore, si accasciarono al suolo e nonostante gli incitamenti e i ripetuti pungolamenti non fu possibile farli ripartire.
Il fatto venne interpretato come un segno divino: «E se San Costantino avesse scelto proprio quel posto come sua dimora?». Immediatamente i proprietari di quel terreno, i fratelli Antioco e Giuseppe Porcu Solinas che erano fra i presenti, si dichiararono disposti a offrire l'area necessaria per costruire la nuova chiesa, la proposta venne accolta dalla folla in tripudio, ed i buoi come per incanto si rialzarono dal suolo pronti per proseguire.
Un'altra versione racconta che il luogo dove sarebbe stata eretta la Chiesa era già stato predisposto, ma proprio all'ingresso del paese, in località sa Punta, il giogo di buoi si arrestò e non vi fu modo di riprendere il cammino. Proprio in quel momento scorsero la mano del Santo che col dito indicava un tancato ancora libero. San Costantino aveva scelto il luogo dove sarebbe sorto il suo Santuario.
Le statue vennero realizzate a Roma e arrivarono a Pozzomaggiore nell'anno 1920, e per riceverle si organizzò un imponente corteo d'onore: i Santi posti sui carri trainati da buoi vennero accompagnati da oltre trecento cavalieri di Pozzomaggiore a cui si aggregarono anche cavalieri di Mara, Padria e Cossoine.
Una chiesa costruita da tutto il paese
L'edificio è stato eretto a seguito di un voto dei reduci della prima guerra mondiale, e alla fine della prima guerra mondiale i reduci e gli emigrati in America, in segno di ringraziamento dopo la terribile esperienza della guerra, si unirono per sciogliere il voto fatto a Costantino di istituire la festa in suo onore a Pozzomaggiore.
Si diede immediatamente inizio ai lavori di costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra venne posata nel 1920. Sotto la direzione dei promotori, con il finanziamento di numerosi donatori, con l'opera di valenti muratori locali e il lavoro gratuito dell'intera cittadinanza che ha collaborato ciascuno con i propri mezzi, in soli tre anni è stata costruita la chiesa di San Costantino.
Nella parete sinistra della navata della Chiesa si trova la lapide che ricorda la consacrazione del Santuario, avvenuta il 5 luglio del 1923, e i nomi dei fondatori, coloro che contribuirono con denaro alla costruzione della Chiesa. A consacrarla, quel 5 luglio 1923, fu il vescovo della diocesi di Alghero, monsignor D'Errico. Il comitato che si occupa dei festeggiamenti in onore del Santo è in parte ancora composto dai discendenti dei fondatori.
Vi si trova una grande cripta centrale che contiene la statua equestre di San Costantino e due cripte laterali che ospitano le statue di Sant'Elena madre di Costantino e San Silvestro Papa. L'interno della chiesa è arricchito da numerosi ex voto esposti nelle pareti che testimoniano la grande devozione e riconoscenza verso il Santo; alcuni sono delle vere e proprie opere d'arte a firma di valenti artisti sardi del periodo, e rappresentano per lo più scene belliche sia della prima che della seconda guerra mondiale, campi di prigionia o semplicemente l'effigie del Santo, sono stati offerti da militari tornati salvi a casa, altri rappresentano momenti di scampato pericolo nel lavoro.
Dal 1923, ma la corsa è più antica
La Sagra di San Costantino si rinnova ogni anno, il 6 e 7 luglio, dal 1923, ma i festeggiamenti furono avviati ufficialmente in quell'anno benché l'ardia stessa si corresse già da tempo immemore. A Pozzomaggiore si correva infatti in altre ricorrenze — il Corpus Domini, San Giorgio, San Pietro, San Narciso — e i suoi protagonisti venivano dal mondo agro-pastorale, abituato al cavallo nei lavori di campagna.
Le date più remote in cui si parla di «Festa di San Costantino» sono state rintracciate nei registri parrocchiali e risalgono al 1895, e da un memoriale presente nei registri parrocchiali risulta che la prima «Società di San Costantino» è stata fondata nel 1904, anno in cui è stata istituita e realizzata la bandiera da parte di numerosi emigranti in America.
Ad essa sono legati il culto di san Costantino e l'ardia che si corre durante le sagre che si tengono ogni anno il 6-7 luglio e il 31 agosto-1º settembre. La manifestazione è organizzata dal Comitato di San Costantino in collaborazione con il comune.
L'ardia è una manifestazione profondamente radicata nella tradizione, negli usi e nelle consuetudini pozzomaggioresi, è giunta immutata fino ai nostri giorni e rappresenta un grande e irrinunciabile patrimonio culturale del paese che l'ha gelosamente custodita e tramandata, è un dovere di tutti mantenerla incontaminata e trasmetterla alle nuove generazioni affinché possa essere perpetuata.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Pozzomaggiore richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Giave, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Bonorva, e il tragitto è di 11 chilometri per 13 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Sassari
A luglio, nei paesi vicini, ci sono anche queste feste.
- Bastida di Sorres a Borutta — agosto
- I Candelieri di Nulvi — agosto
- Faradda di li Candareri a Sassari — agosto