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Sartiglia del Gremio dei Contadini a Oristano 2027 - Corsa alla stella con spade e stocchi
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 01/09/2026.
La Sartiglia del Gremio dei Contadini si corre a Oristano l'ultima domenica di carnevale, fra febbraio e marzo, di fronte alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. La corsa vede protagonisti dei cavalieri mascherati che tentano con una spada e con una lancia di legno, detta stocco, di infilzare un anello a forma di stella, sospeso a un nastro teso, lungo la via Vittorio Emanuele. Tutto comincia il 2 febbraio, alla festa della Candelora, quando il Gremio nomina su componidori, il cavaliere che sovrintende alla corsa.
La Sartiglia del Gremio dei Contadini si corre a Oristano, in Sardegna, l'ultima domenica di carnevale. Centoventi cavalieri mascherati, riuniti in quaranta pariglie da tre, tentano di infilzare con la spada e con una lancia di legno detta stocco una stella forata appesa a un nastro verde teso sotto il campanile della cattedrale di Santa Maria; a guidarli è su Componidori, il capocorsa nominato il 2 febbraio, che dal momento in cui gli viene cucita in faccia la maschera non può più toccare terra. Più stelle vengono colte dal nastro, migliore sarà l'annata e rigoglioso il raccolto dei campi.
Due armi per lo stesso bersaglio
La corsa vede protagonisti dei cavalieri mascherati che tentano con una spada e con una lancia di legno, detta stocco, di infilzare un anello a forma di stella, sospeso a un nastro teso di fronte alla Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Le due armi non sono equivalenti. Lo stocco è una specie di lancia più grossa della spada, con cui è molto più difficile centrare la stella, e non lo impugna chiunque — il diritto di tentare la fortuna con lo stocco spetta solo a su componidori e ai suoi compagni di pariglia.
I premi seguono la difficoltà. Chi prende il bersaglio con la spada riceve una stella d'argento, chi coglie in entrambe le giornate della Sartiglia una stella d'oro, e chi ne prende tre ha diritto alla stella di platino — finora c'è riuscito solo Angelo Bresciani nel 1988, dopo anni di tentativi.
E il conto delle stelle non è solo sport. Più stelle saranno spiccate dal nastro, migliore sarà l'annata e rigoglioso il raccolto dei campi.
Il gremio di San Giovanni
La giostra della domenica è curata nelle sue fasi cerimoniali dal Gremio dei Contadini, quella del martedì dal Gremio dei Falegnami. Il patrono è San Giovanni Battista, e alla Candelora i contadini vanno a messa nel santuario di San Giovanni dei Fiori mentre i falegnami vanno in Cattedrale.
Il nome gremio deriva dall'espressione «in gremio», ovvero il mettersi «in grembo», sotto la protezione di uno o più Santi patroni, e prima del XVII secolo queste associazioni erano dette maestranza, offici, confraria o germanidad.
Il gremio ha anche un terreno che porta il nome della corsa. Ancora oggi la tradizione ricorda su Cungiau de sa Sartiglia, il fondo la cui rendita avrebbe garantito le spese della corsa in perpetuo, pena la perdita dei diritti su quel terreno da parte del Gremio dei Contadini, lascito di un canonico della cattedrale arborense.
Fra i documenti antichi, uno dei più significativi, in quanto riferisce per la prima volta la corsa all'anello nella variante della stella, è datato 1722, e nomina tra i protagonisti di questo magnifico spettacolo i contadini, i quali si cimentarono nella corsa alla stella.
Rosso contro rosa
La domenica i nastri che stringono le maniche della camicia e mantengono maschera e cilindro del Componidori sono rossi, mentre sono rosa e turchini il martedì; la sua maschera lignea è color terra la domenica, mentre il martedì di color rosa carne.
La giubba di pelle del capocorsa, detta coiettu, è allacciata anteriormente con stringhe di cuoio per il Componidori del gremio dei Contadini, mentre il capocorsa del martedì reca un coiettu legato sul davanti da borchie argentee a forma di cuore; infine, i pantaloni sono color miele la domenica e s'indossano dentro gli stivali da cavallerizzo, invece il martedì arrivano sino al ginocchio e fungono da sovrapantaloni.
Anche il fiore sul petto è diverso, e le camelie che arricchiscono gli abiti sono distintive dei colori dei due gremi, rosso e rosa. E la maschera, che è l'elemento fondamentale, è color terra e impenetrabile per il Gremio dei Contadini, pallida e impassibile per quello dei Falegnami.
Il cero coi fiocchi rossi
Il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al tempio, segna l'inizio ufficiale della Sartiglia con la nomina dei capicorsa (is componidoris): uno per la domenica, l'altro per il martedì. Durante la messa vengono benedetti i ceri, il più grande dei quali, riccamente decorato con fiori e ornato di nastri, è riservato a su Componidori.
Poi il gremio si mette in strada. Una gran folla segue la cerimonia che vede tutti i soci, accompagnati da tamburini e trombettieri, recarsi in parata presso la casa del cavaliere scelto. La consegna di un cero adornato di fiocchi rossi da parte de s'Oberaiu Majore e la preghiera al santo protettore della corporazione «Santu Giuanni t'aggiudidi» consacra ufficialmente l'investitura de su Componidori del Gremio dei Contadini — per i falegnami la formula è «Santu Giuseppi t'assistada» e i nastri sono rosa e celesti.
Fino a quel momento il nome era un segreto: la consegna lo comunica in forma ufficiale a tutta la città il nome di colui che avrà l'onore di guidare la manifestazione. Anche i compagni di pariglia ricevono un cero benedetto.
Nella stessa giornata i soci dei gremi visitano le case dei confratelli malati, delle vedove e dei vedovi dei soci defunti e di tutte le persone particolarmente vicine all'associazione, consegnando loro una candela benedetta.
La mattina del bando
Di primo mattino, il gruppo dei tamburini e dei trombettieri, partendo dalla piazza Eleonora d'Arborea davanti al Palazzo del Comune, scorta un araldo a cavallo che nelle vie del centro storico dà lettura del Bando della Sartiglia, invitando il popolo ad assistere alla giostra equestre.
L'araldo rende note le volontà dell'autorità civica, l'orario d'inizio della gara e i premi riservati ai cavalieri vincitori, e comunica la disposizione affinché tutti i cavalieri partecipanti siano sottoposti al comando e all'ordine de «su Mastru Componidori». L'appuntamento è «sa seu de Santa Maria», il piazzale antistante la cattedrale.
Intanto il capocorsa, dopo la visita alle scuderie per salutare gli amici e cavalieri, si reca a casa del presidente del gremio da dove, in tarda mattinata, parte il corteo verso la sede dove avviene la Vestizione. Per i contadini quella sede è in via Aristana.
Nel corteo is massaieddas e sa massaia manna portano in cestini gli abiti per la vestizione, e i componenti del gremio custodiscono le spade e gli stocchi per la corsa.
Il tavolo dove finisce l'uomo
Il cavaliere entra con indosso un paio di calzoni aderenti color miele e gli stivali, e accompagnato dal suono delle launeddas sale su un tavolo (sa mesitta), vero e proprio altare, posto all'interno della sala, dove abbondano grano e fiori. Da quel momento, su Componidori non può più toccare terra (non podit ponnî pei in terra).
A vestirlo sono is massaieddas, giovani fanciulle in abito sardo, guidate dalla loro maestra, sa massaia manna. Al capocorsa non è nemmeno consentito di toccare gli abiti. Gli mettono addosso camicia bianca di lino, nastri di seta del colore del gremio, il coietto, il cinturone in pelle, i fazzoletti di seta per cingere la testa e il volto, la maschera e un candido velo bianco ricamato detto mantiglia.
È una vera funzione, un rito lungo seguito in silenzio da un numero ristretto di persone, i cui passi salienti sono sottolineati da squilli di tromba, rulli di tamburi e applausi, il cui culmine è il momento in cui viene cucita sul viso la maschera. Prima della posa, is oberaius fanno un ultimo brindisi con l'uomo che sta per diventare Componidori, chiedendo al Santo la protezione per il cavaliere.
Su Componidori deve essere forte, puro e coraggioso, deve diventare un sacerdote della fecondità, la cui purezza è legata — nella vigilia della Sartiglia — alla confessione e alla comunione.
Alla fine il cavallo viene fatto entrare in una sala disposta a religioso silenzio per non innervosirlo. Il presidente del gremio consegna al capocorsa sa pippia de maju, e lui esce dalla sala completamente sdraiato sull'animale.
Sa pippia de maju
Sa pippia de maju è una sorta di scettro composto da un fascio di pervinca con alle estremità due grossi mazzi di viole mammole con cui su componidori benedice la folla tracciando nell'aria la croce, e rappresenta l'arrivo della primavera e la fertilità.
Con quella in mano si chiude la corsa alla stella. Con il rito solenne de sa remada, su Componidori benedice la folla mimando il segno della croce con la pippia 'e maju, con la schiena riversa completamente sulla groppa del cavallo, dopo essere arrivato davanti all'antico castello giudicale.
Dalla reggia alla cattedrale
La corsa si svolge nell'antica città murata, lungo la strada che conduce dalla reggia dei re d'Arborea alla Cattedrale di Santa Maria, fino all'ospedale medievale di Sant'Antonio Abate, su un tracciato ricoperto di terra e paglia, dentro le mura giudicali, poiché inizialmente potevano prendervi parte solo i nobili.
La stella è retta dal nastro verde teso sotto il campanile trecentesco della cattedrale dell'arcidiocesi arborense, ed è una stella forata a sei o otto punte, sospesa al centro della strada mediante un nastro verde, che ha sostituito l'anello dal XVIII secolo. La corsa parte dallo spazio antistante il carcere.
Le pariglie invece corrono fuori dalle mura, lungo la via Mazzini, che anticamente si chiamava s'arruga de Santu Sebastianu e il cui tracciato costeggiava le mura turrite della città.
L'ordine delle discese
Con il triplice incrocio di spade tra su Componidori e il suo secondo, che si svolge sotto il nastro verde che sostiene la stella, al ritmo dei tamburi, ha inizio la corsa.
La prima discesa spetta a su Componidori, a seguire i suoi compagni di pariglia, la pariglia de su componidori della Sartiglia del martedì e tutti i cavalieri a cui concede l'onore della spada. Il capocorsa concede via via la spada ad altri cavalieri, in segno di fiducia o di sfida nei confronti della loro abilità, e quanti e quali cavalieri avranno l'onore e l'onere di calcare la pista è sua esclusiva decisione.
Quando è soddisfatto del numero di stelle colte per il proprio gremio e per la città, ritorna sul percorso per restituire le spade a s'Oberaju Majore e ricevere su stoccu, con cui tenta ancora una volta di cogliere la Stella.
Il corteo poi ripercorre la via Duomo e, passando dal corso Umberto e dalla piazza Roma, si dirige verso la via Mazzini. Da su Brocci, il piccolo tunnel che si immette nella via Mazzini, prendono il via le spericolate acrobazie dei cavalieri, e apre e chiude la corsa delle pariglie la pariglia de su Componidori, che però non si cimenta nelle evoluzioni perché l'incolumità del capocorsa va tutelata: il massimo che gli è consentito è appoggiare le mani sulle spalle dei suoi aiutanti, uno per fianco.
120 cavalieri, 40 pariglie
Sono 120 i protagonisti della corsa a cavallo: in entrambe le giornate partecipano 40 pariglie, ciascuna composta da tre cavalieri, comprese le due pariglie dei componidoris. Il capocorsa si mette alla testa di altri 117 cavalieri mascherati, con cavalli riccamente bardati.
I cavalieri fanno tutti parte dell'associazione sportiva dilettantistica «Cavalieri Sa Sartiglia», nata negli anni Ottanta, che ogni anno dopo delle prove di selezione segnala i 120 partecipanti alla giostra. I cavalli sono rigorosamente sardi, di razza anglo-araba.
Dal momento in cui gli viene apposta la maschera il capocorsa non può più toccare terra fino al termine della manifestazione, che si conclude circa sei o sette ore dopo; tradizione vuole che una sua eventuale caduta da cavallo porti a un'annata di carestia e sciagure in genere.
I passi dei tamburini
Ogni passo ha il suo significato, viene tramandato da secoli e imparato a memoria, e ha anche una funzione pratica: il suono dei tamburi e gli squilli delle trombe avvisano della discesa in pista di un cavaliere, invitando a sgomberare il percorso per evitare incidenti.
Su passu de su Componidori si suona durante la vestizione, all'incrocio delle spade, quando il capocorsa riporta la spada al gremio e prende su stoccu, e alla svestizione; su passu de istrada accompagna tutti gli spostamenti del corteo; su passu de tres accompagna la discesa de su Tertzu Cumponi; su passu de s'atru Cumponi accompagna il capocorsa dell'altro gremio che si porta alla partenza; su passu de is bachetas accompagna su Componidori che va a ricevere sa pippia de maju.
Dal 1861 i trombettieri suonano le prime sei note dell'inno del Regno d'Italia, in base al Regio Decreto del 1861 n. 1654, per volere di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele II, che fu il primo a indire la Sartiglia come festa nazionale sarda.
Un drappo nero pagato 1 lira e 4 soldi
La più antica testimonianza della corsa oristanese si conserva in un registro di consiglieria datato 1547-48, rinvenuto dall'archivista paleografa Ilaria Urgu nell'Archivio Storico del Comune di Oristano, che per la sua scoperta ha ricevuto il Premio Mantenedor 2016.
Il documento è una spesa, e si riferisce all'acquisto di un drappo di tessuto nero al costo di 1 lira e 4 soldi, liquidati a favore di tale Nicolao Pinna, per la «Sortilla» organizzata nel 1546 in onore di Carlo V.
L'introduzione in Europa dei giochi militari utilizzati per l'addestramento delle milizie è avvenuta probabilmente grazie ai Crociati intorno all'XI secolo, i quali a loro volta ne avevano appreso la pratica dai loro nemici Saraceni. Nel corso del XV e XVI secolo le corse equestri persero la valenza militare e si trasformarono in veri e propri spettacoli pubblici.
La stella al posto dell'anello arriva nel Settecento ed è documentata nella Sartiglia del 1722 per le nozze di Carlo Emanuele III di Savoia con Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach. Nell'Ottocento un registro dell'Archivio storico diocesano arborense riporta che Monsignor Bua, durante la visita del 1832 a San Giovanni dei Fiori, chiese di «limitare le spese relative alla Sartiglia del Carnevale», sulla scia di Monsignor Sisternes de Oblites, in visita nel 1807.
Dei sette gremi attivi a Oristano fino al XIX secolo — Muratori, Scarpari, Ferrari, Falegnami, Figoli, Sarti e Contadini — oggi ne sopravvivono tre: contadini, falegnami e muratori, questi ultimi sotto la protezione di Santa Lucia. La prima donna Componidori è stata nominata nel 1973.
Zippulas e vernaccia
All'imbrunire il corteo si dirige alla sede del gremio, il capocorsa entra nella sala a cavallo, raggiunge sa mesitta e congeda il suo cavallo. Levati il cilindro e il velo, lo straordinario rullo dei tamburi segna il momento in cui viene tolta la maschera.
Da quel momento su Componidori ritorna cavaliere e può rimettere piede per terra per ricevere gli auguri e le congratulazioni del gremio, dei cavalieri e di tutti i presenti. Smessi i panni de su Componidori, il cavaliere torna a essere un uomo qualunque e può unirsi agli altri per festeggiare l'impresa con zippulas e vernaccia, in un banchetto che vede la presenza di tutti i partecipanti alla giostra.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, a Oristano, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Oristano a un passo dal centro, 1,9 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Oristano – Aeroporto di Fenosu, e da lì restano 3,9 chilometri e 5 minuti.
Altre feste in provincia di Oristano
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Palio della Stella ad Oristano — febbraio
- Sartiglia del Gremio dei Falegnami ad Oristano — febbraio
- Sa Sartigliedda ad Oristano — febbraio