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Sartiglia del Gremio dei Falegnami a Oristano 2027 - La corsa alla stella con spada o stocco
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: oristanoinfo.it, letta il 02/09/2026.
La Sartiglia del Gremio dei Falegnami si corre a Oristano il martedì grasso, l'ultimo di carnevale, fra febbraio e marzo. La corsa vede protagonisti dei cavalieri mascherati che tentano con una spada e con una lancia di legno, detta stocco, di infilzare un anello a forma di stella, sospeso a un nastro teso di fronte alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Tutto comincia il 2 febbraio, alla festa della Candelora, quando il Gremio nomina il proprio componidori.
Due discese, due armi
Il martedì grasso a Oristano si corre due volte verso lo stesso bersaglio, e la seconda volta è più difficile.
La prima prova è aperta a molti. Dopo il capocorsa e i suoi aiutanti scendono tutti i cavalieri scelti da lui per tentare la sorte, e chi coglie il bersaglio riceve una stella d'argento.
Al capocorsa e ai suoi due aiutanti di campo spetta una seconda prova: cogliere la stella con lo stocco, l'elegante lancia di legno. È uno strumento più impegnativo della spada, e chi fa centro con quello viene premiato con una stella d'oro.
Il conto delle stelle è un pronostico agricolo. Più stelle saranno spiccate dal nastro, migliore sarà l'annata e rigoglioso il raccolto dei campi.
Il gremio di San Giuseppe
La giostra della domenica è curata nelle sue fasi tradizionali dal Gremio dei Contadini, quella del martedì dal Gremio dei Falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe.
Nel sito allestito dal Gremio dei Falegnami, in via G. M. Angioy, si svolge la vestizione de su Componidori, che viene abbigliato da is massaieddas, sotto la direzione de sa Massaia Manna.
Il capocorsa del martedì si riconosce dal vestito. I nastri che stringono le maniche della camicia e mantengono maschera e cilindro del Componidori sono rosa e turchini il martedì; la sua maschera lignea è di color rosa carne; il coiettu è legato sul davanti da borchie argentee a forma di cuore; i pantaloni arrivano sino al ginocchio e fungono da sovrapantaloni. La domenica, per confronto, i nastri sono rossi, la maschera color terra, il coiettu ha stringhe di cuoio e i pantaloni color miele si portano dentro gli stivali.
Sul viso porta una maschera androgina, pallida e impassibile per il Gremio dei Falegnami, color terra e impenetrabile per quello dei Contadini.
Camicia ricamata, camelia rosa, guanti bianchi
Sulla «mesitta», il tavolo sul quale si compie il rito, su Componidori si affida alle donne del Gremio di San Giuseppe per farsi cucire addosso l'abito. Gli mettono addosso la camicia ricamata, i pantaloni in pelle, i fiocchi colorati, su coiettu (il gilet in pelle con le borchie a forma di cuore), il cinturone, il fazzoletto sul capo, la maschera che suggella la trasformazione dell'uomo nel Componidori, e infine il velo, il cilindro, la camelia rosa e i guanti bianchi.
Prima della maschera is oberaius fanno un ultimo brindisi con l'uomo che sta per diventare Componidori, chiedendo al Santo la protezione per il cavaliere. Poi is massaieddas posano la misteriosa maschera sul viso, e l'uomo smette di esistere e al suo posto appare a tutti un semidio.
Da lì in poi non tocca più il suolo. Dalla sedia posta sul tavolo passa direttamente al cavallo, e non scende fino alla fine della giostra, perché la sua sacralità si mantenga pura.
Terminata la vestizione, su Componidori esce dalla stanza sul cavallo in posizione supina. Appena oltre il recinto del cortile riassume la posizione eretta.
Un vestito fatto di dominazioni
Il suo abbigliamento, maschile e femminile insieme, include elementi del vestiario dei diversi dominatori della Sardegna. Indossa una camicia di lino seicentesca, con sbuffi legati da nastri del colore del gremio cui appartiene, e in testa un cappello cilindrico ottocentesco, oltre a tre fazzoletti cuciti insieme e sa mantiglia, un velo femminile ricamato.
Anche i suoi due aiutanti sono mascherati, ma diversamente. Su Sottocomponidori e su Terzu indossano costumi tradizionali e una maschera bianca, come gli altri cavalieri che partecipano alla giostra.
Il bando, e la mattina del martedì
Di primo mattino, il gruppo dei tamburini e dei trombettieri, partendo dalla piazza Eleonora davanti al Palazzo del Comune, scorta il banditore a cavallo che nelle vie del centro storico annuncia l'imminente inizio della Sartiglia. L'araldo, accompagnato da alfieri, si ferma nelle piazze principali per leggere il bando: l'avviso della corsa che si terrà nel pomeriggio.
Intanto il capocorsa, dopo la visita alle scuderie per salutare gli amici e cavalieri, si reca a casa del presidente del gremio, da dove in tarda mattinata parte il corteo verso la sede della vestizione. Nel corteo, is massaieddas e sa massaia manna portano gli abiti in cestini e i componenti del gremio custodiscono le spade e gli stocchi.
L'ospite della domenica
La prima discesa spetta a su Componidori, poi a seguire i suoi compagni di pariglia, la pariglia de su Componidori della Sartiglia della domenica e tutti i cavalieri a cui concede di scendere alla stella.
Prima però c'è il segnale. Con il triplice incrocio di spade tra su Componidori e il suo secondo, che si svolge sotto il nastro verde che sostiene la stella, al ritmo dei tamburi, ha inizio la corsa.
È il Componidori a stabilire chi, tra i cavalieri, ha l'onore della spada.
Sa remada da Piazza Manno
Concluse le discese Su Componidori si porta verso la Piazza Manno; da qui si lancia a gran galoppo riverso all'indietro sul cavallo e benedice la folla. Questa è Sa Remada, massima prova di abilità.
In mano tiene sa Pippia de maju, ornata da un fascio di pervinca e due mazzi di viole, che il presidente del gremio gli ha consegnato al termine della vestizione.
Il pupazzo di pervinca
Alcuni studiosi vedono nella Sartiglia molte analogie con i rituali di propiziazione dei carnevali sardi più antichi. In origine, al posto de sa Pippia de maju, il capocorsa avrebbe tenuto in mano una pupattola (da cui Pippia) di pervinca, chiamata Maimone (uno dei nomi del dio bambino Dioniso), il cui culto non doveva essere sconosciuto alla società agricola dell'oristanese.
In questa lettura la divinità androgina del capocorsa e la simbologia della posizione supina e del ritorno a quella eretta indicherebbero la morte e la rinascita del dio.
La tradizione vuole inoltre che il numero dei cavalieri che correvano sa Sartiglia fosse di dodici, come i «Mamuthones» di Mamoiada.
Dove si corre
Il percorso della Sartiglia insiste sulle strade storiche della città, e la corsa si svolge nell'antica città murata, lungo la strada che conduce dalla reggia dei re d'Arborea alla Cattedrale di Santa Maria, fino all'ospedale medievale di Sant'Antonio Abate.
Proprio dallo spazio antistante il carcere prende il via la corsa del cavaliere che tenta di cogliere la stella, retta dal nastro verde teso sotto il campanile trecentesco della cattedrale dell'Arcidiocesi Arborense.
Poi il corteo ripercorre la via Duomo e, passando dal corso Umberto e dalla piazza Roma si dirige verso la via Mazzini, che anticamente si chiamava s'arruga de Santu Sebastianu e il cui tracciato costeggiava le mura turrite della città.
Da Carlo V a oggi
La più antica testimonianza della corsa oristanese si conserva in un registro di consiglieria datato 1547-48, rinvenuto dall'archivista paleografa Ilaria Urgu nell'Archivio Storico del Comune di Oristano; il documento registra il pagamento a Nicolao Pinna per un drappo di tessuto nero usato in occasione di una Sortilla organizzata in onore dell'Imperatore Carlo V, presumibilmente nel 1546. Urgu, per la scoperta, ha ricevuto il Premio Mantenedor 2016.
La stella al posto dell'anello compare nel XVIII secolo. Il documento del 1722 è il primo che riferisce la corsa all'anello nella variante della stella, ed è lo stesso anno delle nozze di Carlo Emanuele III di Savoia con Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach. Nell'Ottocento Monsignor Bua, durante la visita del 1832, chiese di «limitare le spese relative alla Sartiglia del Carnevale», sulla scia di Monsignor Sisternes de Oblites, in visita nel 1807.
Il gremio dei Falegnami, a differenza dei contadini che disponevano di un fondo rustico, storicamente sosteneva le spese con i soldi raccolti dalle offerte dei soci e di famiglie ricche della città.
Dal 1861 i trombettieri suonano le prime sei note dell'inno del Regno d'Italia, per Regio Decreto del 1861 n. 1654 voluto da Vittorio Emanuele II; e la prima donna Componidori è stata nominata nel 1973. La stella di platino spetta a chi ne infilza tre: finora c'è riuscito solo Angelo Bresciani, nel 1988, dopo anni di tentativi.
L'origine più antica risale ai giochi militari portati dai Crociati intorno all'XI secolo, appresi a loro volta dai nemici Saraceni.
Le pariglie, e chi non fa acrobazie
Da Su Brocci, il piccolo tunnel che si immette nella via Mazzini, prendono il via le spericolate acrobazie dei cavalieri. Su questo percorso, secondo l'ordine di sfilata, tutte le pariglie partecipanti possono cimentarsi nelle evoluzioni: apre e chiude la corsa delle Pariglie la pariglia de su Componidori.
La pariglia di testa però percorre a gran galoppo la strada senza particolari evoluzioni, mentre le altre partenze sono segnalate dagli squilli di tromba e dai rulli di tamburo. Gli altri cavalieri, a tre per volta, si combinano in varie figure con temerarie acrobazie, in piedi sulle groppe degli animali.
I numeri della giostra sono gli stessi delle due giornate: vi partecipano 40 pariglie, scelte tramite selezioni, per un totale di 120 cavalieri, e la manifestazione si conclude circa sei o sette ore dopo l'imposizione della maschera. La tradizione avverte anche sul rischio, perché un'eventuale caduta da cavallo del capocorsa porterebbe a un'annata di carestia e sciagure in genere.
La maschera che si toglie
Al termine della sfilata il corteo, formato dai trombettieri, dai tamburini, dal gremio e dai cavalieri, si dirige alla volta della sede del gremio dove è avvenuta la vestizione de su Componidori, per procedere con la Svestizione.
Levati il cilindro e il velo, lo straordinario rullo dei tamburi segna il momento in cui viene tolta la maschera. Da quel momento il capocorsa torna uomo, rimette piede a terra, e cominciano i festeggiamenti in onore dell'eroe del giorno e del suo seguito, con un banchetto che vede la presenza di tutti i partecipanti alla giostra.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Oristano è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Oristano si trova a 1,9 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Oristano – Aeroporto di Fenosu dista 3,9 chilometri, cioè 5 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Sartiglia del Gremio dei Contadini ad Oristano — febbraio
- Palio della Stella ad Oristano — febbraio
- Sa Sartigliedda ad Oristano — febbraio