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Folklore e Rievocazioni

Sa Battalla a Sanluri: la rievocazione dello scontro del 1409 a Su Bruncu de sa Battalla 2027

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
il 28 giugno 2025, 29 giugno 2025 e 5 luglio 2025
Dove Sanluri, Sanluri

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.sanluri.su.it, letta il 19/09/2026.

Sa Battalla, la rievocazione della Battaglia di Sanluri, si tiene a Sanluri, nella provincia del Sud Sardegna, in Sardegna, ogni due anni, a giugno. Non si tiene in una piazza o in uno stadio: si tiene sul campo, in località Su Bruncu de sa Battalla, dove nel 1409 l'esercito arborense venne sconfitto e massacrato. La organizza il Comune con la Pro Loco, e ci lavorano circa venticinque associazioni storiche provenienti da tutta la Sardegna.

Nello stesso posto, dopo sei secoli

La rievocazione di Sanluri non si tiene in una piazza o in uno stadio: si tiene sul campo, e quel campo ha un nome che dice tutto.

Lo scontro si svolse nel 1409 nelle campagne di Sanluri, in località Su Bruncu de sa Battalla, dove l'esercito arborense venne sconfitto e massacrato in zona S'Occidroxiu — «il macello». La rievocazione si tiene esattamente in quei luoghi, messa in scena nel medesimo luogo in cui avvenne lo scontro.

Il Comune di Sanluri, in collaborazione con la Pro Loco, organizza la rievocazione ogni due anni, e ci lavorano circa venticinque associazioni storiche provenienti da tutta la Sardegna, oltre a una decina di associazioni cittadine che si occupano degli appuntamenti e della logistica.

Il terreno che fa sparire gli eserciti

Il campo di gara non è pianeggiante, e la cosa è stata sfruttata come una quinta teatrale.

I due gruppi che rappresentano l'esercito aragonese e l'esercito dei Sardi sono formati da cavalieri, fanti e armigeri in costume medioevale — in tutto quattrocento figuranti — e simulano i combattimenti a Su Bruncu de sa Battalla per circa un'ora, in un'area di quattro o cinque acri, fino a quando l'esercito dei Sardi viene sconfitto e disperso.

Poi succede una cosa che il pubblico non vede: tutti si allontanano per ritrovarsi un centinaio di metri più a valle, perché il sito è formato da diverse asperità che consentono ai figuranti di ritirarsi e sparire dalla visuale del pubblico.

Finte mura sulla recinzione del castello

Il secondo atto si sposta in paese, e per farlo si traveste un recinto moderno.

Si forma un corteo con dame, fanti e cavalieri che si snoda per le vie del paese — via Logudoro, via Azuni, via Carlo Felice — fino ad arrivare nella piazza davanti al castello giudicale, dove l'esercito degli aragonesi si ricompone per procedere con l'assalto al castello di Eleonora d'Arborea, dove si trovano gli abitanti e i fanti scampati all'eccidio.

E qui arriva l'accorgimento scenografico: per l'occasione la recinzione che delimita il castello viene rivestita da finte mura, al fine di riprodurre la vecchia cinta muraria. L'assalto ha voce narrante e regia teatrale.

Una verga di un metro contro le corazze

Il divario fra i due eserciti non era di numeri, ma di ferro.

Gli aragonesi erano attrezzati: i fanti avevano elmo, corazza, scudo, spada corta e lunga; gli arcieri erano forniti di arco o di balestra con caricamento a pedale; i cavalieri, dotati di corazza, montavano cavalli protetti, erano armati di lancia e di mazza e avevano una daga nel fodero allacciato alla sella; e c'era l'artiglieria, con gli schioppi e le bronzee bombarde introdotte in Sardegna dal 1380.

Dall'altra parte la fanteria sarda era quasi nuda: la maggior parte dei fanti non era protetta né da corazza né da elmo, ed era armata solo «del proprio coraggio» e di una verga di circa un metro di lunghezza — metà manico di legno e metà lama triangolare, leggermente ricurva — da utilizzare come lancia, spada e anche pugnale. È la virga sardesca; qualcuno aveva forconi e altre armi di fortuna.

Fra i giudicali c'erano però anche i professionisti: i famosi balestrieri genovesi, noti per la loro precisione — la distanza di tiro massima era di 350 metri —, per la frequenza dei lanci, oltre una freccia al minuto, e per la tempera delle punte, in grado di perforare le armature.

Il cuneo, e il fiume che chiudeva la fuga

La battaglia si decise su una formazione e su una trappola geografica.

Re Martino dispose la fanteria sul lato sinistro e la cavalleria sul destro, e fece assumere alla sua armata la formazione «a cuneo», atta a contrastare l'attacco della cavalleria giudicale e a sfondare il fronte avversario per dividerlo e batterlo separatamente. Sotto la pressione del cuneo il lato destro dell'esercito giudicale si sfaldò e cercò rifugio nella fortezza di Sanluri o verso il Castello di Monreale; il lato sinistro, con la ritirata chiusa dalla manovra avvolgente della cavalleria aragonese, fu spinto a scendere nella vallata che da Sanluri conduce a Furtei.

E lì c'era il resto della trappola: gli aragonesi, sapendo fin dal mattino che il «Mannu» era in piena e che le sue acque chiudevano il fondovalle, allertarono la riserva tattica — 2.000 soldati rimasti nell'accampamento vicino al fiume — per bloccare i fuggiaschi, che trovando chiuso il fondovalle avrebbero dovuto risalire l'altura. Fu così che a S'Occidroxiu caddero a migliaia, mentre le perdite aragonesi furono assai limitate.

Dentro la fortezza andò allo stesso modo: questa cedette ai reiterati assalti della fanteria siculo-aragonese, guidata da Bernardo di Cabrera, Bernardo Galcerando de Pinas e Giovanni De Vall, e all'interno della stessa venne fatta una carneficina. Le mura non resistettero all'assalto e le forze aragonesi irruppero, passando a fil di spada 600 fanti e facendo prigioniere 300 donne; nella carneficina perirono duecento balestrieri genovesi, cento fanti francesi e lombardi e centinaia di civili considerati partigiani del nemico.

La Bella di Sanluri

Dentro il racconto della battaglia se ne incastona un altro, che a Sanluri si tramanda come leggenda.

Dopo la battaglia il giovane re di Aragona si abbandonò a lussuriosi amplessi con la più bella ragazza fatta prigioniera nel borgo di Sanluri, e rinchiuso nel Castello visse quattro giorni di amore sfrenato con la bella paesana.

La leggenda, però, ribalta i ruoli: risalta la figura dell'eroina sanlurese che con i suoi voluttuosi giochi d'amore vendicò il sangue dei suoi compaesani e dei sardi trucidati dal giovane re Martino; e oggi, nelle stanze del castello, qualche notte si aggira per verificare che la sua terra non venga più calpestata da invasori stranieri, pronta a concedersi nuovamente per la libertà del suo popolo sardo.

Le cifre degli eserciti

I numeri degli eserciti ci arrivano da due ricostruzioni distinte, e vale la pena tenerle separate.

Per una, le forze di Guglielmo III erano costituite da 3.000 cavalieri e 17.000 fanti, mentre re Martino giunse con 5.000 fanti armati di tutto punto, 500 cavalieri appiedati e 500 montati, preceduto dall'avanguardia di Pietro Torelles con 1.000 armati e seguito dal grosso di 4.000 uomini. Per un'altra, l'esercito aragonese comandato da Pietro Torrelles disponeva di ottomila fanti e tremila uomini a cavallo, e la cavalleria giudicale era formata da 2.000 cavalieri francesi bene armati e montati.

Anche su chi attaccò per primo si legge il contrario: in una versione l'esercito di Martino marciava verso la fortezza quando improvvisamente veniva attaccato dall'esercito sardo-giudicale, appostato di notte dietro la collina per sorprenderlo; in un'altra è Guglielmo III che, avendo visto dalle torri l'arrivo dell'avversario, si muove per raggiungere i suoi su una modesta altura.

C'è anche chi mette in guardia sul come sono state scritte quelle cifre: tutta la ricostruzione è basata su documenti spagnoli, e la descrizione minuziosa della difesa dei sardi enfatizza le gesta degli aragonesi, rendendo la vittoria schiacciante — migliaia di sardi a fronte di qualche decina di aragonesi. Un'altra fonte, sull'eccidio del borgo, obietta che l'abitato di Sanluri stava fuori della fortezza e non c'è alcun motivo che fosse distrutto e gli abitanti uccisi, «in quanto abitare non è una azione di guerra».

Che cosa successe dopo

La battaglia ebbe conseguenze pesanti per entrambe le parti, e la prima toccò al vincitore.

Martino il Giovane fu colpito dalla malaria e morì a Cagliari appena il mese successivo, di fatto ponendo fine alla discendenza «catalana» della corona aragonese, mentre il giudicato di Arborea iniziò il suo inarrestabile declino, fino alla scomparsa del 1420. La fine formale ha una data e un prezzo: il 17 agosto 1420, con la vendita per 100.000 fiorini ad Alfonso IV il Magnanimo, re di Aragona, dei propri diritti sovrani.

Il giudice, intanto, si era salvato: Guglielmo III di Narbona e Bas, dopo aver perso la propria insegna di combattimento, caduta in mani nemiche, riuscì a stento a raggiungere il Castello di Monreale e a mettersi in salvo con i suoi fidi.

L'accampamento al parco S'Arei

Attorno alla battaglia c'è un fine settimana intero da attraversare a piedi.

Presso il parco S'Arei è possibile visitare la ricostruzione di un accampamento medievale, nel quale si possono osservare mestieri, oggetti e cibi del XV secolo, e partecipare alle attività di banchetti e botteghe. La domenica è densa: consiglio comunale solenne, visite guidate, cortei storici, cerimonie di vestizione e investitura dei cavalieri.

Di quella giornata del 1409, a Sanluri, resta una frase che si ripete: «Ai sardi mancò talvolta la fortuna, mai il valore». E resta il modo in cui la memoria è stata digerita: i sanluresi «impararono a ridere dopo aver pianto a lungo», e la risata e la facezia che li caratterizzano fra le popolazioni dell'isola furono la sola libertà e il solo modo di protestare contro la prepotenza, contro il feudo e contro il fisco.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Sanluri per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sanluri Stato, a 5,9 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Sanluri, e il tragitto è di 1,6 chilometri per 2 minuti di guida.

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