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Folklore e Rievocazioni

Sa Sartigliedda a Oristano 2027 - I bambini sui cavallini della Giara

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Febbraio - Marzo
Dove Piazza Duomo, Oristano

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 02/09/2026.

Sa Sartigliedda è la giostra dei ragazzi della Sartiglia di Oristano, in Sardegna, e si corre il lunedì di carnevale, fra le due giornate solenni degli adulti: l'ultima domenica e il martedì di carnevale. Cavalieri e amazzoni dai 5 ai 17 anni, in sella ai cavallini della Giara di Gesturi, ripetono le fasi della corsa maggiore e cercano di cogliere con la spada, al galoppo, una stella d'acciaio appesa al centro della pista con un nastro verde. È una manifestazione creata nel 1982, voluta dalla Fondazione Sartiglia.

Cavalli piccoli e testardi

Per la Sartigliedda, la Sartiglia «mini», vengono impiegati i Cavallini della Giara. Vengono dalla Giara di Gesturi e sono Patrimonio Nazionale della Sardegna.

Appartengono a una razza equina quasi in via di estinzione, dalla taglia ridotta ma dal carattere focoso. Hanno corporatura compatta, code lunghe e criniere folte.

Sono protagonisti della Sartigliedda e della Sartigliedda Estiva di Oristano.

Dai 5 ai 17 anni

Tra le due giornate solenni, lunedì è il turno della Sartigliedda, destinata a giovani cavalieri e amazzoni – da 5 a 17 anni – che ripercorrono le gesta degli adulti. Per una giornata la corsa è tutta loro.

Emulando i colleghi adulti, i mini cavalieri, in sella ai cavallini della Giara, sono protagonisti della Sartiglia dei ragazzi, riservata a cavalieri e amazzoni dai 5 ai 17 anni.

Del 1982 in poi, e prima non si sa

È una manifestazione creata nel 1982, che ripete le varie fasi della Sartiglia «maggiore», avendo però come protagonisti bambini e ragazzi. Di «Sa Sartigliedda» non si trovano riscontri storici sulle origini, se non che è stata voluta dalla Fondazione Sartiglia.

La corsa è identica a Sa Sartiglia, ma si svolge il lunedì ed è fatta dai giovani, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che montano i cavallini della Giara.

Il tavolo da cui non si scende

Quel che i ragazzi ripetono comincia prima della corsa, nella sala della vestizione. Il capocorsa sale su un tavolo, sa mesitta, e da quel momento non può più toccare terra: non podit ponnî pei in terra. Qualunque contatto diretto con la terra deve essere evitato perché egli conservi la purezza necessaria a gareggiare e vincere.

Is massaieddas, giovani fanciulle in abito sardo, guidate dalla loro maestra, sa massaia manna, che è la moglie del presidente del gremio, provvedono alla vestizione. Al capocorsa non è nemmeno consentito di toccare gli abiti.

Gli abiti distinguono le due giornate degli adulti: sono rossi i fiocchi che raccolgono gli sbuffi della camicia del capocorsa della domenica, rosa e azzurri quelli del martedì; il coietto, la giacca smanicata, è chiuso da lacci in pelle la domenica e da borchie d'argento a forma di cuore il martedì; la maschera è color terra e impenetrabile per il Gremio dei Contadini, pallida e impassibile per quello dei Falegnami. Sopra, un lungo velo bianco e un cilindro nero.

Alla fine arriva sa pippia de maiu, il doppio mazzo di viole mammole unite a un fascio di pervinche, che rappresenta l'arrivo della primavera e con cui il capocorsa benedice i presenti.

La stella appesa al nastro verde

Una stella d'acciaio è appesa al centro della pista con un nastro verde; l'obiettivo dei cavalieri è coglierla con la propria spada durante la corsa al galoppo. Attualmente la stella è a sei o otto punte, più piccola e difficile da centrare rispetto a quella dei secoli scorsi.

Il segnale del via lo dà l'incrocio di spade tra su componidori e il suo secondo sotto la stella, ripetuto tre volte, poi il capocorsa è il primo a tentare la sorte. Dopo di lui scendono su segundu e su terzu, che con lui formano la pariglia; poi gli altri, ma non tutti, perché solo il capocorsa decide chi riceve l'onore della spada.

C'è anche un secondo attrezzo: lo stocco, una lancia in legno con cui è molto più difficile centrare la stella, e che tocca solo alla pariglia di testa. Chi coglie la stella riceve una piccola stella d'argento, chi ci riesce in entrambe le giornate una piccola stella d'oro.

La corsa si chiude con sa remada, il capocorsa che affronta a gran galoppo il percorso completamente sdraiato sul cavallo, benedicendo la folla con ampi gesti.

Che cosa cambia dalla Sartiglia grande

L'unica vera differenza da quella degli adulti è la Pariglia che si svolge in via Duomo, cioè la stessa via della Sartiglia, quella dove si corre alla stella. Negli adulti le pariglie escono lanciate al galoppo da su brocciu, il piccolo tunnel che si immette in via Mazzini, fuori dalle antiche mura giudicali.

Ogni pariglia è formata da tre cavalieri e cavalli, e ad aprire è sempre il capocorsa, che tuttavia non può cimentarsi nelle evoluzioni perché la sua incolumità va tutelata. Il massimo che gli è concesso è appoggiare le mani sulle spalle dei suoi aiutanti, uno per fianco.

A sera il capocorsa saluta tutti i cavalieri e i presenti ed entra, riverso sul cavallo, all'interno della sala dove viene svestito dalle giovani ragazze che hanno compiuto la Vestizione.

Una giostra sotto i coriandoli

I riti sono identici; l'unica differenza è che la giostra è inondata di coriandoli.

I momenti della corsa sono scanditi da tamburi e trombe. E secondo le credenze popolari, più stelle s'infilzano e più l'annata sarà fortunata e ricca.

Perché a Oristano si dice Sartiglia invece che carnevale

A Oristano carnevale e Sartiglia sono praticamente sinonimi, e la giostra è una delle più antiche manifestazioni equestri che ancora si svolgono in area mediterranea. Il termine Sartiglia deriva dallo spagnolo Sortija, a sua volta derivante dal latino sorticula, ossia anello, e trattiene in sé il diminutivo sors, fortuna.

Al Gremio dei Contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, sono affidate le fasi cerimoniali della Sartiglia che si corre la domenica, mentre a quello dei Falegnami, sotto San Giuseppe, quelle del martedì. Il primo atto ufficiale dell'anno cade il 2 febbraio, festa della Candelora: durante la messa vengono benedetti i ceri, e il più grande, decorato di fiori e nastri, viene portato a casa del capocorsa prescelto, il cui nome fino a quel momento era segreto.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, a Oristano, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Oristano si trova a 1,9 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Oristano – Aeroporto di Fenosu dista 3,9 chilometri, cioè 5 minuti di strada.

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