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Sagra dei Saraceni a Villamagna 2027 - Il miracolo del 1556 e la patrona Santa Margherita
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La Sagra dei Saraceni si tiene il 13 luglio a Villamagna, in provincia di Chieti, in Abruzzo. La festa rievoca il miracolo del 1556, quando la patrona Santa Margherita avrebbe fermato l'assalto dei Saraceni guidati da Pialy Pascià sbarrando loro il cammino con una trave infuocata. La scena si ripete da circa quattro secoli.
Una trave di fuoco davanti alla porta del paese
Il 13 luglio, a Villamagna, un esercito arriva alle mura e non entra: glielo impedisce un pezzo di legno acceso.
Quel pezzo di legno è la trave infuocata con cui, nel 1556, la patrona Santa Margherita avrebbe sbarrato il cammino ai Saraceni guidati da Pialy Pascià.
La scena si ripete da molto tempo: da circa quattro secoli a Villamagna, piccolo paese della provincia di Chieti, il 13 luglio si rinnova la vicenda dei Saraceni che, sbarcati furtivamente sulle coste del vicino Adriatico, si spinsero lungo la Valle del Foro per assediare il paese ma furono fermati da Santa Margherita, patrona del luogo.
Della santa si sa poco, e sempre lo stesso: è Santa Margherita d'Antiochia, nativa della Pisidia, in Asia Minore, ed è sempre viva nella storia e nella fantasia dei villamagnesi.
1556 o 1566
Sull'anno del fatto ci sono due tradizioni, e la differenza non è un dettaglio.
Il paese usa la data del 1556. Un'altra tradizione porta invece al 1566, e la àncora a un episodio che ha lasciato traccia altrove: la memoria di un episodio traumatico consumatosi sul litorale abruzzese nell'estate del 1566, quando i soldati ottomani devastarono le città rivierasche di Francavilla, Ortona e Vasto.
Il percorso dei predoni, in queste stesse fonti, è raccontato per tappe: guidati da Pialy Pascià, dopo aver firmato un armistizio con il duca di Calabria, figlio di Ferdinando d'Aragona, si erano diretti dapprima con scarsi risultati verso le isole Tremiti e poi sulle coste abruzzesi mettendo a ferro e fuoco Ortona, Francavilla e la badia di Santo Stefano sul fiume Sinello. Poi si diressero verso i sobborghi del paese, e qui avvenne il miracolo.
I tre uomini mandati in avanscoperta
La rappresentazione non comincia con la battaglia: comincia con una ricognizione.
I Saraceni si accampano nei dintorni e prima di attuare il loro piano di devastazione mandano in avanscoperta un drappello con a capo tre uomini scelti per spiare se il paese è protetto da una guarnigione e preparare quindi l'attacco.
Quel che trovano non è una guarnigione: giunti nei sobborghi della cittadina, mentre i tre scrutano la zona, improvvisamente appare una fanciulla che sbarra loro il passo. Dopo averli intimoriti, la misteriosa apparizione sparisce.
I tre tornano indietro a raccontarlo, e il comandante non li ascolta: rincuora gli armati e li incita a proseguire. Fatta poca strada, la fanciulla torna a mostrarsi e di nuovo li esorta a tornare indietro.
Nel frattempo i soldati si spingono vicinissimi al paese e provocano alcuni focolai d'incendio, con l'intento di terrorizzare la popolazione prima del saccheggio.
L'ultimo attacco, e il fuoco
Alla terza mossa i Saraceni si schierano davvero, e la scena cambia.
Baldanzosi e spavaldi, preceduti dalla fanfara, raggiungono le porte della cittadina. Quando tutto ormai sembra perduto, un altro evento straordinario interviene a fermare la loro marcia: una trincea di fuoco si accende davanti a loro.
Ed è allora che la ragazza si fa vedere per l'ultima volta: si trovano di fronte una trave incandescente che sbarra loro il passo, mentre la giovinetta, apparsa di nuovo oltre il fuoco, li ammonisce severamente.
L'oggetto che rappresenta il prodigio ha una descrizione diversa in ogni pagina: gigantesca trave infuocata, enorme trave fiammeggiante, gigantesca meteora infuocata. Sulla scena di oggi è più prosaico: una lunga trave poggiata su cavalletti.
Il pennacchio lasciato in chiesa
La ritirata ha un luogo preciso e un finale che non è una fuga.
I saraceni indietreggiano fino alla località detta «la Croce», dove presi da un improvviso tremore, decidono di rinunciare all'assedio e al saccheggio e di entrare a Villamagna da amici.
Dentro la chiesa c'è la novena in corso. Richiamati dai canti e dalle preghiere, alcuni soldati entrano nel tempio e non credono ai loro occhi: riconoscono nella statua solennemente esposta la strana giovinetta che li aveva fermati lungo la via, pronunciando parole di pace.
Il gesto con cui la scena si chiude è di un uomo solo: avanzano fino alla chiesa dove la popolazione è raccolta in preghiera davanti alla statua della santa in cui riconoscono la fanciulla misteriosa e il capitano le dona il suo pennacchio tempestato di gemme.
Poi la voce esce dalla chiesa: alcuni popolani intuiscono che si è trattato di un evento straordinario, escono dal tempio e a gran voce narrano l'accaduto ai concittadini.
Vino ai convertiti, grano alla santa
Alla fine si mangia e si beve, e i doni vanno in due direzioni diverse.
La rappresentazione si conclude con la conversione dei saraceni a cui vengono offerti dolci e vino, mentre la Santa riceve in dono canestri ricolmi di grano e ciambelle.
In un'altra versione i doni arrivano sulla testa di chi li porta: la Santa viene omaggiata da fanciulle recanti in testa cesti ricolmi di spighe di grano ornate di rami di basilico, fiori e ciambelle.
Sotto la leggenda c'è il raccolto
Chi studia la festa dice che i canestri contano più dei Saraceni.
La presenza di questi doni di cereali induce a classificare la festa, al di là della leggenda di fondazione che fa riferimento ai saraceni, fra quelle agrarie di ringraziamento.
C'è anche una prova che oggi non si vede più: un dato ora perduto, ma di cui fanno menzione i folcloristi del secolo scorso, documenta la presenza, durante la processione, di fanciulle che sfilavano recando in testa conche di grano e ornate di rami di basilico e di giovani che procedevano appoggiandosi a pertiche, in cima alle quali era posto un mazzo di spighe e di fiori.
Perché il nemico è un turco
La figura dell'invasore, nelle feste di questa costa, ha una storia sua.
La costa adriatica fu sempre minacciata dal pericolo di saraceni, barbareschi e turchi che spesso sbarcarono in Abruzzo, dove, risalendo il corso dei fiumi e seguendo come naturale via di penetrazione il tracciato vallivo, arrivarono ad attaccare anche le zone interne.
Di quella paura restano due tipi di tracce: non solo le numerose torri costiere di avvistamento innalzate sistematicamente sul litorale, ma anche le tradizioni, le leggende, la letteratura popolare che ripropongono, in termini stereotipati, l'antagonismo tra arabi e cristiani, oltre che le espressioni lessicali per le quali saraceno e turco sono sinonimi di peccatore e di uomo spietato.
E c'è una sostituzione, dentro il calendario agrario: in alcuni casi la figura del turco ha sostituito, nell'ambito delle feste legate al ciclo agrario, il concetto di negatività, presente in più antiche forme rituali organizzate nel combattimento simbolico tra il bene e il male.
Chi la mette in scena
Dietro l'ora di battaglia ci sono il Comune, la Pro Loco e un paese intero.
La rappresentazione di questo miracolo di Santa Margherita, organizzata dal Comune di Villamagna e dalla Pro Loco, in collaborazione con le associazioni locali, ogni anno ricostruisce, in un'ora circa, tutte le fasi di quell'assedio.
Il conto dei figuranti cambia da fonte a fonte: oltre cento in una, circa cento in un'altra, e in una terza oltre 120 figuranti in costume tra tamburi, vessilli, cavalieri e popolani.
La parte della santa non è fissa: assume le sembianze di una ragazza del posto che di anno in anno si alterna, e nella scena del falò le stanno accanto due bambini che impersonano gli Angeli. Ad aprire tutto c'è un giannizzero che parte al galoppo con la sciabola sguainata, mentre i giovani vestiti alla turca, armati di lance e scimitarre, alcuni a cavallo e altri a piedi, marciano mimando un'incursione.
Oggi alla scena si aggiungono i mezzi del teatro: la rievocazione è fatta di effetti speciali, accompagnata da un sottofondo musicale.
Il 13 luglio, e poi la sera d'agosto
La festa ha due date, e la seconda serve a farla vedere anche d'estate.
L'evento si svolge due volte l'anno: la mattina del 13 luglio, in occasione della festa patronale, e in una suggestiva edizione serale il primo sabato di agosto.
Il giorno della patrona ha il suo momento: a metà giornata si tiene la memoria liturgica di Santa Margherita vergine e martire. Prima ci sono le cerimonie religiose e la processione, durante la quale la statua di Santa Margherita attraversa le strade del centro; in anni recenti la processione con la statua si è tenuta già la sera del 12 luglio.
Come arrivare alla festa
La Sagra dei Saraceni a Villamagna si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tollo-Canosa Sannita, a 13 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Pescara sud - Francavilla al Mare, e il tragitto è di 11 chilometri per 14 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Chieti
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Battaglia tra Turchi e Cristiani a Tollo — agosto
- Rievocazione del Toson d'Oro a Vasto — agosto
- Il Mastrogiurato a Lanciano — settembre