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Folklore e Rievocazioni

La soppressione del feudatario a San Giorio di Susa 2027 - Rievocazione storica con danza delle spade

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
26 aprile 2026
Dove piazza Micellone, San Giorio di Susa

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: vallesusa-tesori.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Soppressione del Feudatario è la rievocazione storico-leggendaria di San Giorio di Susa, in provincia di Torino, nella regione Piemonte, e si rappresenta nella domenica più prossima al 23 aprile, giorno della festa patronale di San Giorgio martire. Un centinaio di personaggi in costume medievale mette in scena, sulle alture del castello medievale, la leggenda del popolo contadino che si ribella a un signorotto locale della famiglia Bertrandi e lo uccide in duello, mentre gli Spadonari eseguono la loro Danza delle Spade. Il copione fu scritto dall'allora parroco don Attilio Bar e rappresentato per la prima volta nel 1929.

La domenica più vicina al 23 aprile

La rievocazione storico-leggendaria della Soppressione del Feudatario, ambientata nel tardo Medioevo, si innesta sulla festa patronale di San Giorgio, che ricorre il 23 aprile, e va in scena nella domenica più vicina a quella data. I due eventi sono intrecciati, e la giornata si articola in due fasi: la processione religiosa per il paese e la rievocazione, detta anche «Festa al Castello».

La mattina si apre alla scuola di musica, dove si ritrovano la banda musicale, gli Spadonari e i figuranti principali. Al suono della banda e dei tamburi il corteo raggiunge la chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, e da lì parte la processione. La statua di San Giorgio è sorretta dai coscritti diciottenni dell'anno, con i fedeli che offrono il cambio lungo il percorso. Davanti alla statua vanno gli Spadonari e la Banda, poi il parroco con la teca delle reliquie del patrono; dietro vengono i fedeli che cantano l'inno a San Giorgio, gli sposi che sorreggono il cesto con il pane della carità e i figuranti principali.

Il percorso va dalla piazza della Chiesa lungo la via della parrocchia, poi via Carlo Carli nella zona detta Pounta'd Villa e la stessa via nella zona detta Found 'd Villa, la piazza davanti al Municipio, e infine il ritorno in chiesa per la messa solenne. Finita la cerimonia, il pane della carità viene distribuito all'esterno della chiesa, mentre i figuranti si ritrovano poco distante, alla Cappella del Conte. Il corteo si ricompone e raggiunge piazza Velino, dove gli Spadonari si esibiscono nella Danza delle Spade. Poi si sale al Castello.

I Sabru e i cappelli fioriti

Nella tradizione locale spiccano i sei Spadonari e la loro Danza delle Spade, cioè i Sabru, di antichissima e incerta origine. Hanno vestiti riccamente decorati e cappelli adornati di fiori: copricapi con nastri e fiori colorati che testimoniano gli antichi riti propiziatori legati alla primavera e alla fertilità dei campi. La danza è fatta di figure precise, danze frontali in cui i gesti sono eseguiti tutti insieme dagli Spadonari, e viene ricondotta ad antichi cerimoniali destinati a invocare la fertilità dei campi.

La danza delle spade ha radici antiche in Valle di Susa e rientra in quel sistema di riti primaverili che segnano il trapasso dall'inverno alla primavera, dalla morte alla rinascita. L'inverno è il periodo di riposo dai lavori di campagna, e il risveglio viene scandito simbolicamente da momenti e da figure elette tra i membri della comunità. Spesso alla danza si accompagna una struttura lignea a forma di tronco di cono, ornata con nastri, fiocchi, fiori e frutti, dentro la quale viene posto del pane benedetto.

In Valle di Susa la danza delle spade sopravvive a Giaglione, Venaus e San Giorio. Nei primi due paesi gli spadonari accompagnano la statua del santo patrono durante la processione in suo onore. A San Giorio, e solo lì, dal 1929 la danza è abbinata alla leggenda di un feudatario spodestato, e il ruolo degli spadonari diventa quello di eroi che liberano la comunità oppressa. Ai piedi del castello, la danza è dentro la festa religiosa dedicata al santo.

Il copione di don Attilio Bar

I testi della rievocazione furono scritti da don Attilio Bar (1895-1950), parroco di San Giorio di Susa, che nel 1929 compose il copione della Rievocazione Storico Leggendaria della Soppressione del Feudatario. Le musiche sono di Luigi «Viginet» Pognant Gros (1871-1937), Maestro del Coro Liturgico di San Giorio. La prima volta la rappresentazione andò in scena per la festa di San Giorgio dell'anno 1929, sulle alture del castello medievale.

Il copione raccoglie le figure che accompagnano gli Spadonari quando questi rientrano nell'ambito religioso cristiano. Ci sono la Mignona, la priora nubile, l'Abbà, il conduttore della processione religiosa, e la Badessa, la priora più anziana; e c'è lo spadonaro più anziano, che viene sacrificato a Parà Paravì. Tutti questi ruoli passano dentro la rappresentazione e diventano la giovane sposa, lo sposo trionfatore, la contessa buona e il terribile feudatario. Nel racconto della festa la Mignona è anche la giovane sposa insidiata dal feudatario, scortata dalle abbadesse, e lo sposo viene chiamato abbà.

Raimondo Bertrandi e la contessa Speranza

Il conte Raimondo Bertrandi è un feudatario prepotente e tiranno, che minaccia e pretende dai suoi sudditi, affiancato nelle sue imprese dal fido araldo. È un personaggio simbolico: rappresenta la famiglia che dominò il territorio tra l'XI e il XII secolo, infeudata dai Savoia. Nella rappresentazione vessa con tasse e pretese la popolazione contadina.

Accanto a lui c'è la contessa Speranza, sua moglie, sottomessa e impaurita dagli scoppi d'ira del marito, che di nascosto aiuta le famiglie vessate dalle pretese del conte, sostenuta nelle opere di carità dalle sue damigelle. Dall'altra parte stanno la sposa e le pastorelle, che eseguono canti e balli dedicati al risveglio della primavera e alla gioia dell'amore, dato l'imminente matrimonio, e che provano a difendere la sposa dalle minacce. E c'è lo sposo, giovane innamorato e insofferente alle vessazioni, che chiama a raccolta i popolani.

In tutto sono un centinaio di personaggi in costume medievale, con canti e balli originali della tradizione locale.

Lo spettacolo al castello

Al Castello gli Spadonari cambiano parte: diventano l'esercito del conte e si cimentano nella danza delle spade davanti all'ingresso. Il popolo contadino vive con insofferenza crescente la prepotenza del signore, e la leggenda racconta di un popolo vessato di tributi e angherie. L'ultimo sopruso è la pretesa dello jus primae noctis, il privilegio di trascorrere la prima notte di nozze con le novelle spose, che il conte fa valere sulla promessa sposa di un giovane. I canti e i balli delle pastorelle vengono interrotti dalle minacce, e il rapimento della sposa scatena la rivolta.

I popolani insorgono con le pastorelle, capeggiati dallo sposo, contro l'armata del conte. Si arriva al duello a colpi di spada, e alla morte del conte: nel corso della festa viene messa in scena la sanguinosa uccisione del signorotto locale, e la promessa sposa torna libera. Poi il corteo rifà le vie del paese al contrario. Davanti vanno gli spadonari e la banda, dietro di loro lo sposo portato a spalle in trionfo, quindi i popolani e le pastorelle; il conte e la nobiltà chiudono la fila.

Nel pomeriggio alla sfilata dei figuranti partecipa anche il Gruppo Storico della Contessa Adelaide di Susa. La giornata si chiude con la danza degli spadonari e con la Girunda, il ballo in piazza Velino che coinvolge tutti i figuranti e il pubblico.

Come arrivare alla festa

La soppressione del feudatario a San Giorio di Susa si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Bruzolo, a 3,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Borgone, e il tragitto è di 4,3 chilometri per 5 minuti di guida.

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