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Folklore e Rievocazioni

Torneo Storico dei Borghi a Susa 2027 - Costumi storici e gare in Arena Romana

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Tre giorni nel penultimo fine settimana di luglio
Dove Susa (TO), Piemonte, Susa

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.

Il Torneo Storico dei Borghi si tiene a Susa, nella Città metropolitana di Torino, il penultimo fine settimana di luglio. I sei borghi in cui è suddivisa la città si sfidano nell'Arena Romana in tre prove, il tiro con l'arco, la giostra del Saracino e il tiro alla fune, davanti alla Contessa Adelaide, che entra nell'arena con il suo corteo e si sostituisce alle autorità civili presenti. La rievocazione è nata nel 1987 per iniziativa della Pro Loco ed è dedicata ad Adelaide di Susa (1020-1091); al borgo vincitore va il Palio, un drappo di 70x100 cm dipinto ogni anno da un artista diverso.

Nell'arena si entra solo in abito d'epoca

All'interno dell'Arena possono accedere soltanto i figuranti e gli organizzatori, in abito d'epoca: non è ammesso l'ingresso in abbigliamento attuale.

I giudici di gara sono due, scelti fra arbitri professionisti. Come tutti coloro che entrano nell'arena, devono indossare abiti d'epoca, e sono «coadiuvati nelle operazioni da tre assistenti, anch'essi in abito tradizionale».

«Ogni borgo è composto da un numero massimo di cinquantacinque figuranti in abito d'epoca, fra cui i due dignitari rappresentanti, i nobili e i contadini». Ogni Borgo è diretto da un o una capoborgo, che è l'unico interlocutore ufficiale con la Pro Loco.

Tre prove: arco, Saracino, fune

La manifestazione vede i sei borghi in cui è suddivisa la città sfidarsi in tre prove, due individuali (tiro con l'arco e giostra del Saracino) e una di squadra (tiro alla fune). Le competizioni si svolgono nell'arena romana la domenica pomeriggio.

Nel tiro con l'arco «ogni Borgo partecipa con un arciere che nel corso della gara può essere sostituito dalla sua riserva», e il campo di tiro allestito nell'arena è lungo 25 metri; la competizione si svolge in sei volée che, sommate fra loro, danno la classifica finale del gioco.

Nella giostra il Saracino è una sagoma che rappresenta un cavaliere che imbraccia uno scudo, a forma di bersaglio che il cavaliere deve colpire con la lancia dopo avere effettuato un giro dell'arena. «Il cavaliere gareggia senza elmo e armatura ed è penalizzato se è toccato dal Saracino».

Nel tiro alla fune ogni Borgo partecipa con una squadra di otto atleti, il cui peso complessivo non deve essere superiore a 820 chilogrammi, e «la gara si svolge a mani nude»: al centro della fune il giudice colloca una bandiera gialla, che le due squadre devono far oltrepassare il limite tracciato sul terreno.

«Gli arcieri e i cavalieri non sono necessariamente abitanti del Borgo per cui gareggiano, ma possono essere appositamente assoldati per il Torneo; la stessa cosa vale per i cavalli».

Una contessa che scavalca il sindaco

La Contessa, nel momento in cui entra nell'arena romana, assume piena autorità e si sostituisce alle autorità civili presenti.

La Contessa deve essere impersonata da una segusina ufficialmente residente a Susa ed è scelta ogni anno a rotazione in un borgo diverso; il settimo anno, prima di ricominciare il giro, è scelta dalla Pro Loco. «La Contessa sceglie il consorte che l'accompagnerà nel corso di tutta la manifestazione».

Tre giorni, dal venerdì dei tamburini

Il programma dell'evento è anticipato il venerdì sera da un'esibizione dei tamburini di ogni Borgo in piazza San Giusto, nei pressi della cattedrale.

Il Torneo storico dei Borghi comincia il sabato sera con la partenza dei cortei in fiaccolata per le vie cittadine a destinazione dell'Arena romana, dove vengono raggiunti dal corteo della Contessa Adelaide (conte, contessa, alfiere, abate e seguito dei nobili) che parte dal Castello. Dopo la presentazione dei sei borghi arriva il giuramento, formula rituale con cui i borghi si impegnano a competere con lealtà e rispetto degli avversari, e la Contessa apre il Torneo con uno spettacolo in suo onore.

La domenica mattina il corteo con i capiborgo e i dignitari raggiunge la Cattedrale per la Santa Messa, che prevede la Benedizione del Palio, e il pomeriggio il corteo parte dal Castello e raggiunge l'Arena Romana per le gare, che decretano il vincitore, premiato dalla Contessa Adelaide con il Palio.

Il drappo, e il segno sul pallione

Il drappo che si contendono i sei Borghi, di 70x100 centimetri, è appositamente dipinto ogni anno da un artista diverso, tradizionalmente suggerito dalla professoressa Anna Branciari, docente di storia dell'arte, ora in pensione, in relazione al tema prescelto.

Il Borgo vincitore si aggiudica il Palio sino all'anno successivo, quando lo riconsegna alla Pro Loco. «Il Borgo conserva traccia dei Palii vinti apponendo un segno sul proprio pallione, ovvero lo stendardo identificativo», e i drappi «sono conservati ed esposti a turnazione nel Municipio di Susa».

Cinquecento costumi, e una commissione che li approva

Oltre 500 costumi medievali dei figuranti, «sempre bellissimi», sono il segno distintivo della manifestazione. I costumi sono prodotti dietro presentazione di bozzetti da parte dei borghi, e i progetti vengono presentati a una commissione composta da due o tre storici locali, a volte con la collaborazione di qualche esterno (per esempio Aldo Beltrami della Scuola del Costume di Milano, esperto di storia della moda medioevale), che verifica la coerenza con la moda del tempo e indica le modifiche da apportare.

Gli abiti devono rispettare criteri di corrispondenza alla moda del periodo storico di Adelaide e non devono presentare elementi moderni, come cuciture a macchina evidenti, e «tutte le rifiniture sono realizzate a mano». La realizzazione «è affidata a sarti professionisti che operano in valle di Susa e nella provincia di Torino», e per i modelli più semplici ai volontari dei borghi. «I figuranti fanno realizzare gli abiti a proprie spese: spesso il loro confezionamento costituisce un investimento importante».

I colori degli abiti esprimono l'appartenenza a un borgo specifico; quelli del corteo di Adelaide sono «bianco e rosso porpora» per il casato della Contessa e «blu e oro» per quello del Conte. Delle due stole della Contessa una è stata realizzata per le prime edizioni, con i simboli dei Borghi ricamati, l'altra è «del 2019, i cui motivi si ispirano a decorazioni bizantine ravennati».

Allenamenti segreti da gennaio

Il tiro alla fune richiede un allenamento costante che riunisce le squadre regolarmente nel corso dell'anno (almeno settimanalmente a partire da gennaio) e prevede tecniche di irrobustimento fisico che sono mantenute segrete all'interno di ogni Borgo.

I tamburini «si riuniscono anche più volte alla settimana a partire dai mesi che precedono il Torneo nei siti appositamente predisposti».

Sei borghi inventati su borgate vere

La suddivisione in borghi concepita per il Torneo è fittizia nella forma e nella denominazione, ma ispirata all'effettiva esistenza di una pluralità di borgate nel perimetro segusino, nei secoli stravolte e solo parzialmente ricomposte a seguito di incendi, inondazioni e saccheggi: Borgo Fuori Porta (poi Borgo Savoia), Borgo dei Galliziani, Borgo Oltre Dora (poi dei Cappuccini), Borgo Marzano, Borgo Rocchietta, Borgo Inferiore (poi Borgo Barralis).

Quelli che gareggiano oggi sono borgo dei Cappuccini, borgo dei Franchi, borgo dei Nobili, borgo Nuovo, borgo Storico, borgo di Traduerivi. I Cappuccini prendono nome «a causa di un insediamento conventuale avvenuto nel 1610»; i Franchi erano denominati in epoca medioevale «Contrada ultra Duriam», sulla riva sinistra del fiume; i Nobili risalgono «al secolo XII» e conservano vestigia medievali «nonostante la furia devastatrice dell'alluvione del 1728»; Traduerivi sta «fra i due rivi Scaglione e Corrant (inter duos rivos)», con due castelli e un ricetto risalenti al 1300.

Adelaide, e i tornei che la Chiesa fece cambiare

È una rievocazione storica che vede nella Contessa Adelaide di Susa il personaggio principale (1020-1091) con il suo ruolo fondamentale nel determinare le sorti di un vasto territorio e il destino di un casato. Figlia di Olderico Manfredi, «detentore della Marca di Torino», sposò in terze nozze Oddone di Savoia, figlio di Umberto di Biancamano, e «riunì i possedimenti e la forza del giovane ed emergente casato d'oltralpe con i domini ed il potere degli arduinici… padroni dei territori che si estendevano dai valichi del Moncenisio e del Monginevro sino alla Liguria».

Adelaide seppe difendere e mantenere sottomessi i suoi territori governando da sola dopo la morte del marito, direttamente e indirettamente attraverso i figli e le loro famiglie acquisite, tenendo in scacco il suo potente genero, l'imperatore Enrico IV.

La manifestazione è nata «su ispirazione di quanto avveniva intorno al 1050 in onore della Contessa Adelaide di Susa e del Conte Oddone di Savoia», quando «nel periodo primaverile venivano allestite gare per intrattenere il popolo e i nobili». «I tornei erano lo sport preferito dei Signori del Medioevo, in questo modo si festeggiavano le vittorie, i matrimoni, l'arrivo di principi stranieri e ogni altro evento»; quando intervenne la Chiesa dichiarando grave peccatore chi partecipava ai Tornei, si modificarono e diventarono gare in cui a vincere non era più il più violento, ma il più abile.

Nata nel 1987, da un regista di teatro

La manifestazione nasce nel 1987 da un'iniziativa della Pro Loco, con l'intento di valorizzare la figura di Adelaide, e scaturì «dalle fertili menti di tre esponenti della Pro Susa dei tardi anni ottanta: Marco Scoffone, Aldo Cappuccio e Paolo Sibille».

L'idea dell'evento è attribuita a Marco Scoffone, regista attivo nei teatri della Val Susa, che ispirandosi alla figura della contessa, già presente dal dopoguerra nel carnevale segusino, concepì il canovaccio della rievocazione, rimasto praticamente invariato fino ad oggi; sempre a Scoffone «si deve anche l'invenzione dei nomi e del perimetro dei borghi».

La Pro Loco si è costituita nel 1957 e «in un primo tempo le attività coinvolgevano essenzialmente l'élite segusina», con le famiglie dei professionisti locali in costume valsusino alla Castagna d'oro; la rievocazione dedicata ad Adelaide «permise di coinvolgere una più ampia porzione della cittadinanza, attraverso la creazione dei Borghi e la moltiplicazione delle attività e delle competenze richieste ai partecipanti».

«Come testimoniato dalle lettere custodite nell'Archivio storico di Torino, la contessa aveva scelto fra le sue residenze il Castello di Susa, per questo chiamato «di Adelaide».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Susa è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Susa a un passo dal centro, 1,3 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Susa Ovest, e da lì restano 1,7 chilometri e 3 minuti.

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