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Halloween · Decorazioni

Decorazioni di Halloween 2026 - la zucca e i simboli della notte

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La decorazione di Halloween è la Jack-o'-lantern: un ortaggio svuotato e illuminato con una candela, messo su un davanzale o davanti a una porta. Nelle origini celtiche non era una zucca: in Irlanda e in Scozia si scavavano rape, patate o barbabietole, e furono gli emigrati arrivati in America a trovare le zucche, più grandi e più facili da intagliare. I colori arancione e nero vengono dal Samhain irlandese — l'arancio per la mietitura, il nero per l'imminente buio dell'inverno — mentre le feste in maschera e le decorazioni a tema sono diventate parte essenziale della festa dagli anni Cinquanta in poi.

La rapa prima della zucca

Intagliare una zucca per creare la Jack-o'-lantern è un gesto simbolico che viene dalle leggende irlandesi, e oggi, nei paesi anglofoni, le finestre illuminate da zucche sorridenti o spaventose sono uno dei simboli universali della festa.

La leggenda racconta di Jack, un fabbro irlandese ubriacone che riuscì più volte a ingannare il diavolo, finché, una volta morto, fu costretto dal diavolo stesso a vagare fra il regno dei vivi e quello dei morti senza potersi mai fermare. L'ultimo dono del diavolo sarebbe stata una fiamma eterna dell'Inferno, che Jack avrebbe posizionato all'interno della rapa.

Oggi la zucca arancione è il simbolo indiscusso di Halloween, ma nelle origini celtiche la Jack-o'-lantern non era affatto fatta di zucca: in Irlanda e in Scozia si usavano rape, patate o barbabietole, che venivano scavate e illuminate con una candela per tenere lontani gli spiriti maligni durante la notte di Samhain. Solo quando gli emigrati arrivarono in America trovarono le zucche — più grandi, colorate e facili da intagliare — e la tradizione si trasformò.

Le lanterne svizzere di Richterswil

Il Räbeliechtli–Umzug, cioè la processione delle lanterne di rapa, affonda le sue radici nel mondo contadino svizzero, quando la rapa autunnale — la Räbe — era un alimento fondamentale nei mesi freddi: una delle usanze era intagliare le rape raccolte e trasformarle in lanterne, che illuminavano le notti buie di fine autunno. Molti storici riconoscono che in epoca premoderna, in particolare nel Medioevo e durante il periodo tardo-romano, era comune scolpire rape e altre radici per usarle come luce nei mesi bui.

La festa è legata al calendario agrario: lo dicono la sua associazione al ciclo dei campi, la connessione con la festa di San Martino dell'11 novembre e il forte legame con le scuole, che ne fanno uno strumento educativo e di coesione comunitaria. Richterswil, una cittadina sulle rive del lago, è considerata uno dei luoghi chiave per lo sviluppo di questa usanza: lì, il giorno di San Martino, si svolge la celebre Räbechilbi, una parata notturna in cui non solo i bambini, ma anche carri artistici sfilano illuminati da decine di migliaia di lanterne di rapa.

In origine le rape erano portate singolarmente e non in cortei organizzati, ed era un'usanza rurale, vissuta in forma intima e familiare; secondo la leggenda locale la Räbechilbi risale al 1850, quando le contadine del Richterswilerberg scesero al buio verso la chiesa serale portando lanterne di rapa, ma la forma attuale del corteo nasce nel 1884 grazie all'iniziativa di un maestro. La preparazione, ogni anno fra fine ottobre e inizio novembre, coinvolge famiglie e scuole: la rapa si svuota, si intaglia con motivi tradizionali — soli, lune, stelle, animali — e si trasforma in una piccola opera luminosa, che i bambini portano nei cortei serali accompagnati da canti popolari come «Räbeliechtli, Räbeliechtli, wo gaasch hii?».

In Ticino l'intaglio ornamentale si tramanda su un altro frutto autunnale, la zucca: non solo protagonista in cucina, è stata storicamente usata come contenitore, strumento musicale o oggetto decorativo.

Gli intagli di Orsara e il concorso degli addobbi

A Orsara di Puglia, la notte fra il 1º e il 2 novembre, le candele benedette si accendono dentro le zucche in ognuna delle quali è stata intagliata una croce, e le zucche si mettono fuori, davanti alla porta di ogni abitazione. Al calare del crepuscolo le fascine di ginestre vengono ammucchiate per le strade e prendono fuoco, mentre le zucche conservano la luce, una croce di fuoco, a guardia degli ingressi — per proteggere chi entra dagli spiriti maligni.

Nel borgo si tengono i laboratori di intaglio delle zucche e il concorso per la zucca più bella, e gli addobbi delle diverse abitazioni partecipano al concorso «Qui non è Halloween».

I colori, i costumi e la notte degli scherzi

Nell'Irlanda celtica la ricorrenza di Samhain era caratterizzata dall'arancio, per ricordare la mietitura e con essa la fine dell'estate, e dal nero, a rappresentare l'imminente buio dell'inverno. Ecco perché tuttora i colori tipici di Halloween sono arancione e nero, abbondantemente usati in costumi e addobbi.

Negli Stati Uniti, nell'epoca vittoriana furono gli strati più elevati della società a impadronirsi della festa: era di moda organizzare feste, soprattutto a scopo benefico, la notte del 31 ottobre, e in quel passaggio venivano eliminati i collegamenti con la morte e amplificato l'aspetto di gioco e la parte scherzosa. Fu allora che la festa prese la connotazione di «notte degli scherzi», o «notte del diavolo», notte di abbandono all'anarchia, con ricorrenti atti di vandalismo.

Terminato il conflitto mondiale furono i bambini a impossessarsi della festa, anche grazie alle aziende, che dedicarono a loro tutta una serie di costumi, dolci e oggettini, trasformandola in un affare commerciale; e dagli anni Cinquanta in poi feste in maschera e decorazioni a tema sono diventate parte essenziale della festa, coinvolgendo non solo i bambini ma anche gli adulti. I travestimenti restano quelli: streghe, fantasmi, supereroi per i più piccoli, e per i più grandi le maschere dei più popolari personaggi horror.

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