Coviello a Napoli - La maschera calabrese senza costume fisso, col mandolino e tre piume sul cappello
Coviello è una maschera della Commedia dell'arte, nata in Calabria e poi adottata in tutto e per tutto dalla città di Napoli, in Campania, dove è diventata la maschera più nota dopo Pulcinella, e si mostra fra febbraio e marzo. Non ha un costume fisso come Pulcinella o Arlecchino: indossa pantaloni attillati, un corpetto aderente, una mezza maschera dal naso lungo, un cappello con tre piume e in mano un mandolino che sa suonare con maestria. Il nome è una «storpiatura» del nome Iacoviello in napoletano, ovvero Giacomino o Giacometto.
Da Iacoviello a Coviello
Non è l'unico nome che porta: la maschera di Coviello ha molti cognomi, come Cetrullo, Cetrulli, Ciavala, Gazzo, Gardocchia. Prima dei teatri, il posto dove si è fatto conoscere è la strada: fu nella commedia dell'arte da strada che inizia a farsi notare, specialmente grazie ai burattini e marionette per arrivare poi nei teatri.
L'unica maschera che non si riconosce dall'abito
Il costume base è solo un punto di partenza: Coviello ha diversi costumi, che si arricchiscono o impoveriscono a seconda dei ruoli che interpreta. All'abito ricorrente si aggiungono, di volta in volta, una mantella corta, guance rosse, a volte occhiali grandi, baffi e pizzetto, cavigliere con sonagli, e il mandolino può diventare un liuto.
Lo sbruffone, dove Pulcinella è il furbo
I due si dividono i vizi. Mentre Pulcinella mostra l'aspetto furbo, servile e «truffaldino», Coviello invece rappresenta la parte sbruffone e quella chiacchierone: è quel personaggio vile che però «si dà delle arie per sembrare quello che non è».
Il suo carattere è intrigante, capace di coinvolgere con le sue parole e con la satira con cui recita alcune opere. Sa essere allusivo e provocare dei doppi sensi, ha una mente sottile e acuta, abile e agile nel muoversi, e sa essere anche vanitoso, aggressivo o borioso.
Da qui il guardaroba mobile: può essere un abile spadaccino o un fanfarone che parla e straparla delle sue imprese, tutte inventate. In realtà ha una vita semplice — padre di famiglia, ruffiano, musicista che si esibisce suonando il mandolino in appassionate serenate cantate sotto il balcone di belle fanciulle, specializzato nelle ballate napoletane. È un oste, un avido locandiere, un servo ingenuo e un furbo ladro.
Coviello si considera una parte dell'anima della città partenopea.
Molière lo volle nel Borghese Gentiluomo
La fortuna del personaggio non si ferma alla città. Coviello ebbe un grande successo in Europa e in Francia, dove venne fatto conoscere tramite la commedia italiana, e ad innamorarsi del personaggio fu il commediografo Molière: lo volle in una sua commedia, Il Borghese Gentiluomo, dove recita nella parte di un furbo valletto che vuole sembrare stupido, ripetendo parola per parola ciò che il padrone gli ha detto.
Chi lo ha portato in scena
Ambrogio Bonomo fu uno dei primi attori a interpretare la maschera, facendola diventare nota. Il più celebre di quelli venuti dopo è un pittore: Salvator Rosa, nato a Napoli nel 1615, discendente di una famiglia di artisti, che divenne un attore satirico di successo sotto le sembianze di Pascariello Formica, un ciarlatano, e Coviello Patacca, due maschere napoletane.
Le radici, secondo la fonte, vanno cercate molto più indietro: le sue origini più antiche si devono cercare addirittura nell'arte drammatica degli antichi romani, satire sboccate, accompagnate da danze.