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Le maschere della Commedia dell'Arte: come nascono nel Cinquecento

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Commedia dell'Arte nasce a metà Cinquecento, e ha una data d'atto: il 25 febbraio 1545, quando otto uomini si presentarono davanti a un notaio di Padova per costituirsi in compagnia. Da lì vengono le maschere che ancora oggi animano il Carnevale italiano.

Il documento è il primo contratto noto fra attori professionisti.

Il contratto di Padova

Il 25 febbraio 1545, a Padova, Ser Maphio detto Zanini e altri sette compagni si riunirono nella casa del notaio Vincenzo Fortuna e sottoscrissero un atto.

Nel contratto i comici decidevano di costituirsi in una sorta di società per recitare da un luogo all'altro e cercare nuovo pubblico, con uno scopo dichiarato: guadagnare denaro e dividerlo in parti uguali. La compagnia si chiamava Fraternal Compagnia.

È un documento che cambia la natura del mestiere: gli attori vivono della propria arte, e non sono più intrattenitori occasionali. La Commedia dell'Arte è, per questo, una delle prime forme di teatro professionale.

Che cosa c'era prima

Le radici stanno nei giullari e nei saltimbanchi medievali, che si esibivano in occasione delle ricorrenze festive o del Carnevale. Nel Cinquecento il genere trae linfa dalle feste del riso legate ai grandi carnevali, e le prime troupes masquées compaiono nel 1528.

I primi esempi documentati del nuovo genere risalgono al 1550 circa, e sono atti di costituzione di compagnie o notizie su spettacoli nelle corti venete o emiliane.

Come nascono le maschere

Il passaggio decisivo è la fissazione dei tipi.

Il repertorio parte da figure generiche — il vecchio sciocco, il servo furbo, il soldato vanaglorioso, l'innamorato — che a un certo punto smettono di cambiare: i personaggi restano sempre uguali a sé stessi in ogni commedia, con un nome proprio che il pubblico riconosce.

Da qui nascono le Maschere, e con esse una novità organizzativa: ogni attore si specializza in un unico ruolo, che interpreta per tutta la carriera.

Nel linguaggio della Commedia dell'Arte «maschera» non indica l'oggetto sul volto ma il personaggio creato dall'attore. I personaggi comici si chiamano maschere perché in scena la portavano, ma il termine finisce per indicare il tipo, non il cartone.

Il nucleo di base è sempre lo stesso: i padroni e i servi, questi ultimi detti zanni e originari del Bergamasco.

Come si recitava

Il tratto essenziale del genere è l'improvvisazione attorno a un canovaccio: non c'è un copione battuta per battuta, ma una traccia su cui l'attore costruisce.

Le compagnie viaggiavano fra locande, piazze e teatri, e le tipologie erano regionali: ogni maschera portava il costume tipico e parlava il dialetto della propria regione. È il motivo per cui le maschere italiane hanno tutte una città.

Le prime maschere e le loro date

Le maschere del genere elaborano caratteristiche prese da maschere precedenti e da animali: non sono invenzioni dal nulla, ma rielaborazioni di materiale già in circolazione.

Quando il genere prende il nome

Il nome è più tardo del genere. La prima attestazione della definizione «commedia dell'arte» è del 1750, e si deve a Carlo Goldoni, che la usa nel Teatro comico descrivendo attori che recitano con le maschere e improvvisano.

All'estero, invece, dal Seicento in poi il genere veniva chiamato semplicemente «italiana».

Quanto è durata

La Commedia dell'Arte si consolida dalla metà del XVI secolo e resta viva fino alla fine del Settecento — circa due secoli e mezzo, secondo Treccani con nascita attorno alla metà del Cinquecento.

Le sue maschere, però, non sono finite con lei: animano ancora oggi il Carnevale italiano, molto più a lungo del teatro che le aveva prodotte.

Domande frequenti

Quando nasce la Commedia dell'Arte?

Verso la metà del XVI secolo. La data documentaria è il 25 febbraio 1545, quando a Padova otto attori firmarono davanti a un notaio il contratto della Fraternal Compagnia.

Perché i personaggi si chiamano «maschere»?

Perché in scena portavano la maschera, ma nel linguaggio del genere il termine indica il personaggio fisso creato dall'attore, non l'oggetto sul volto.

Che cos'è un canovaccio?

La traccia della vicenda su cui gli attori improvvisavano: la Commedia dell'Arte non aveva copioni battuta per battuta.

Quando è nato il nome «commedia dell'arte»?

Nel 1750, con Carlo Goldoni, che usa la formula nel Teatro comico. Prima il genere all'estero veniva chiamato semplicemente «italiana».

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