Scaramuccia a Napoli - Il viso infarinato invece della maschera
Scaramuccia è una maschera della Commedia dell'Arte nata a Napoli, in Campania, col nome di Scaramuzza, e compare fra febbraio e marzo. È il soldato fanfarone derivato dal Capitano, che veste di nero secondo l'uniforme degli spagnoli di stanza a Napoli. L'attore che lo rese celebre, Tiberio Fiorilli, «compariva in scena con un costume completamente nero, ornato di una gorgiera bianca, e non portava la maschera, alla quale sostituiva il viso infarinato, su cui spiccavano baffi e sopracciglia nere».
Nato Scaramuzza
La maschera nacque a Napoli con il nome di Scaramuzza, assumendo la forma Scaramuccia (toscana) nel Settecento.
Il nome «indica una piccola battaglia», e «fa riferimento alla sua tendenza a essere costantemente impegnato in litigi e conflitti, o "scaramucce"». «Anche se è ignoto l'inventore della maschera, non si nutrono dubbi sull'origine partenopea del personaggio». Scaramuccia è «una maschera della commedia dell'arte, derivata dal Capitano», e «vestiva di nero secondo l'uniforme degli spagnoli di stanza a Napoli».
«Le sue radici culturali sono da ricercare nel teatro antico, in figure come il Miles gloriosus di Plauto, il soldato fanfarone», cioè «un uomo vanaglorioso e bugiardo, che a parole compiva grandi imprese, ma che nella realtà era destinato costantemente alla sconfitta». Nella Napoli del Viceregno «la sua figura, un tempo nero vestita, era il contraltare di altri soldati fanfaroni come Capitan Matamoros o lo Spagnolo, anch'essi presi di mira dalla satira popolare».
Un soldato che non combatte
Scaramuccia è «fanfarone e vanaglorioso, pigro e spaccone», «l'archetipo del soldato millantatore, astuto e irriverente», e soprattutto uno che «usa le parole più della spada».
È «la sintesi perfetta tra inconcludenza ed edonismo»: «non ha voglia di lavorare, ma denota una forte propensione alle donne, che tenta di conquistare cantando loro delle dolci serenate e fingendosi ricco». «Come da verità insita nel suo nome, Scaramuccia non si impegna in grandi battaglie, ma solo in piccole beghe di scarsa rilevanza, da cui ne esce sempre malconcio».
Il costume, e la stampa di Callot
Il costume di partenza «era interamente nero, con tanto di cappellaccio e spada», sul modello delle uniformi spagnole dei soldati di stanza in città.
«La sua più antica raffigurazione si trova in un'opera dell'incisore francese Jacques Callot (Nancy, 1592 – Nancy, 1635)», e già lì il personaggio è quello che diventerà tradizionale — «calzoni attillati fin sotto il ginocchio, un giubbotto molto stretto, un cappellaccio piumato, una maschera con un enorme naso e un fallo di cuoio ostentato beffardamente». «Al carattere osceno dell'aspetto corrisponde anche un eguale carattere del personaggio, donnaiolo, millantatore e fracassone».
Dove il costume tradizionale prevedeva una maschera dal naso enorme, Fiorilli si presentava a viso scoperto, coperto di farina.
La chitarra al posto della spada
«Il Fiorilli lo modificò, rendendolo ancora più caricaturale, con l'introduzione del berretto e della chitarra»: la chitarra «sottolineava la sua malsana abitudine di "cantar balle"», cioè di raccontare bugie.
«Alla spada si è preferita la chitarra», mentre «il carattere della maschera è comunque rimasto invariato: rimarca mirabilmente la caricatura del soldato spaccone, bugiardo e vanaglorioso, capace di compiere grandi imprese a parole».
Da Napoli alla Francia, con il nome di Scaramouche
«Scaramuccia fu portato al successo dall'attore partenopeo Tiberio Fiorilli, popolarissimo nel XVII secolo», vissuto dal 1608 al 1694.
«Verso il 1640 lo rappresentò in Francia, dove incontrò grande fortuna e si chiamò Scaramouche», e lì «il personaggio fu recepito con grande successo dal teatro francese, dove Molière lo adattò». «In Francia, Fiorilli modificò il primitivo carattere del personaggio: preferì la chitarra alla spada, ebbe una nuova arguzia e una psicologia più complessa», e proprio quella psicologia «fu presa a modello anche dal giovane Molière».
Secondo le testimonianze dell'epoca Fiorilli «era dotato di notevole abilità espressiva, doti di acrobata e comicità, capace di catturare l'attenzione degli spettatori». «Famosa la sua biografia romanzata "Vie de Scaramouche", scritta dall'attore Angelo Costantini, noto come Mezzettino, nel 1695».