Le maschere arcaiche della Sardegna: uomini, animali e legno di pero
Le maschere del carnevale barbaricino sono intagliate nel legno di pero selvatico e si portano addosso con venti o trenta chili di campanacci sulla schiena. Non servono a divertire: mettono in scena il rapporto fra l'uomo e l'animale, e nessuno sa da quando.
La prima uscita non è a Carnevale ma il 16 gennaio.
Mamoiada: Mamuthones e Issohadores
Mamoiada sta nel massiccio del Gennargentu, nella Barbagia di Ollolai, a una quindicina di chilometri da Nuoro. Il suo carnevale è fra le tradizioni più antiche dell'isola, e la sfilata segue uno schema tramandato oralmente.
Su Mamuthone è coperto di pelli di pecora nera e porta pesanti campanacci sulla schiena: il costume completo pesa fra i venti e i venticinque chili, i campanacci arrivano a trenta. Il volto è una maschera nera di legno — d'ontano o di pero selvatico — con un'espressione sofferente o impassibile. L'abbigliamento ha nomi propri: sa visera, la mastruca, la coppola, il fazzoletto nero, sa carriga.
La vestizione è un rito, e viene eseguita da due persone: da soli non ci si veste.
I Mamuthones sfilano in gruppi di dodici, quanti i mesi dell'anno; gli Issohadores, che li guidano nel corteo, vanno in gruppi di otto e imparano da bambini i passi più difficili.
Il calendario
- 16 e 17 gennaio: le prime apparizioni, per la festa di Sant'Antonio e i suoi fuochi.
- Domenica, lunedì e martedì grasso: le celebrazioni principali, con la sfilata che comincia il pomeriggio e finisce la sera.
- Fuori stagione, i Mamuthones si vedono anche ad Autunno in Barbagia e al Carnevale estivo di Porto Torres.
Che cosa significano
Le interpretazioni sono cinque, e nessuna è dimostrata:
1. Un rito propiziatorio per il raccolto, di epoca nuragica. 2. Un rito dionisiaco legato al ciclo delle stagioni. 3. Una processione arcaica in onore di un dio-bue. 4. Pastori sardi che conducono prigionieri saraceni. 5. La transumanza: gli Issohadores impersonerebbero i pastori che portano gli animali dalla montagna all'altopiano.
La cattura
Gli Issohadores hanno un compito preciso: catturare qualcuno fra il pubblico con la fune. In passato venivano presi i membri ricchi della comunità, per ottenerne vino e cibo; oggi la cattura riguarda soprattutto le giovani, e vale come augurio di fertilità.
Il rapporto con le case è codificato: le famiglie accolgono le maschere donando dolci e bevande, davanti alle chiese, nei cortili e dentro casa.
Ottana: Boes e Merdules
A Ottana le maschere sono considerate fra le più caratteristiche del Mediterraneo, e sono legate ad antichi culti della fertilità. Qui in scena ci sono due parti:
- Su Boe, il bue: maschera di pero selvatico con fattezze bovine, intagliata a scalpello, con una stella sulla fronte, due foglie sulle guance e lunghissime corna verticali. Sos Boes indossano pelli di pecora bianche e portano oltre quaranta chili di campanacci.
- Su Merdule, il guardiano: maschera nera antropomorfa in legno di pero selvatico, ghignante.
I due mettono in scena la lotta fra l'uomo e l'animale — o, come viene letta, fra istinto e ragione. La sfilata si svolge attorno a un grande falò nella piazza, la sera del 16 gennaio. Le maschere sono decorate anche con il motivo del fiore della vita.
Le altre maschere dell'isola
- Samugheo: Is Mamutzones, maschere zoomorfe con pelli caprine, corna e campanacci.
- Ula Tirso: S'Urzu, un uomo vestito di pelli con una grossa testa di cinghiale.
- Olzai: il Maimone, figura che unisce maschile e femminile, imbottita di paglia e stracci.
- Sa Filonzana, la filatrice: l'unica figura femminile del carnevale sardo.
Il legno di pero
Il materiale tradizionale è il pero selvatico, e non è una scelta estetica: è il legno che si intaglia in quella zona, duro e adatto allo scalpello.
A Mamoiada la maschera era un tempo prodotta in legno di pero, mentre nelle versioni attuali si usano anche altri materiali. A Ottana, invece, le maschere di pero sono ancora di famiglia: un artigiano ne fa risalire la produzione ai primi del Novecento, passando per il padre negli anni Sessanta.
Che cosa si mette in scena
Il carnevale barbaricino viene descritto come rito pastorale-teatrale e rituale-totemico, e il suo repertorio è il ciclo di lavoro di un anno: aratura, semina, raccolto, addestramento degli animali, pascolo e morte dell'animale.
Le maschere zoomorfe servono agli uomini per immedesimarsi nel bue, in un gesto di venerazione per l'animale da cui dipendeva la sopravvivenza. Le scene di ribellione e il suono dei campanacci hanno origini antichissime.
Domande frequenti
Che cosa sono i Mamuthones?
Le maschere del carnevale di Mamoiada, in Barbagia: pelli di pecora nera, maschera nera di legno e campanacci per venti-trenta chili. Sfilano in gruppi di dodici, guidati dagli Issohadores.
Di che legno sono fatte le maschere sarde?
Di pero selvatico, intagliato a scalpello; a Mamoiada si usa anche l'ontano, e nelle versioni recenti altri materiali.
Quando si vedono?
Le prime uscite sono il 16 e 17 gennaio, per la festa di Sant'Antonio; le sfilate principali si tengono la domenica, il lunedì e il martedì grasso.
Che differenza c'è fra Boes e Merdules?
A Ottana i Boes sono i buoi, con maschera di pero dalle lunghe corna e oltre quaranta chili di campanacci; i Merdules sono i loro guardiani, con maschera nera antropomorfa. Insieme mettono in scena la lotta fra uomo e animale.
Nello stesso periodo, poco lontano
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
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