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Perché le maschere zoomorfe non sono maschere di Carnevale

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Le maschere zoomorfe non sono travestimenti di Carnevale: hanno una funzione rituale legata al risveglio della natura, e sono documentate molto prima che il Carnevale esistesse. Le più antiche testimonianze di mascheramento animale risalgono al paleolitico superiore, cioè a oltre diecimila anni fa.

Il Carnevale è solo il calendario che oggi le ospita.

Che cosa sono

Sono costumi che rievocano caratteristiche proprie del mondo animale: pelli, corna e grossi campanacci. Chi le indossa non interpreta un personaggio ma si identifica nell'animale, reinterpretandone sia l'immagine sia il comportamento.

Il passaggio si chiama metamorfosi, e ha un momento preciso: la vestizione, annunciata dal fracasso dei campanacci. Da quel momento chi è dentro il costume non è più sé stesso.

Quanto sono antiche

Le maschere zoomorfe sono documentate in epoche remote, oltre quindicimila anni fa, e i rituali dell'uomo-fauno risultano attestati fin dal paleolitico superiore — il periodo che va da 35.000 a 10.000 anni fa circa.

La ragione è di vita quotidiana: l'uomo preistorico era cacciatore e frequentava la selva, e il rapporto con gli animali nasceva dall'osservazione della natura circostante. La maschera è il modo più antico di mettersi dalla parte dell'animale.

A che cosa servono

Le funzioni documentate sono tre, e nessuna è comica.

Scacciare l'inverno. Il rumore e il colore delle maschere servivano in origine a scacciare l'inverno e le forze delle tenebre.

Svegliare la primavera. Il suono dei campanacci mira a sollecitare il risveglio della natura dopo i mesi freddi. Nel Carnevale croato i Didi si presentano come uomini-montone, con vestito multicolore, frange e copricapo di pelle ovina, e portano i campanacci alla vita proprio per questo.

Purificare. In Bulgaria i Kukeri, detti anche Survakari, esistono da tempi antichissimi: i loro rituali vanno dal solstizio d'inverno all'equinozio di primavera, si praticano con pelli animali, maschere cornute e grandi campanacci antichi, ed erano rituali di purificazione destinati a inaugurare un anno prospero.

Il repertorio europeo

Gli animali che ricorrono nella tradizione europea sono sempre gli stessi: la capra, l'orso e il toro. L'orso è attestato in epoca medievale e nel folclore contemporaneo, e nei mascheramenti medievali gli attributi animali compaiono legati ai riti di propiziazione della fertilità, cosmica e umana.

Le figure possono anche essere miste, antropo-zoomorfe, e includere elementi vegetali: è il caso dell'U Selvaggio, con il corpo interamente ricoperto da una folta pelliccia.

La tradizione bulgara era un tempo diffusa in tutta l'Europa sudorientale; oggi la Bulgaria ne conserva i resti meglio preservati, ma se ne trovano tracce dalla Spagna alla Grecia orientale.

In Italia

Che cosa mettono in scena

Il contenuto ricorrente è il tentativo di addomesticare gli animali recalcitranti, letto come metafora della lotta fra istinto e ragione.

È un teatro senza copione e senza pubblico separato: chi guarda fa parte della scena, e il rito si svolge nelle strade del paese, non su un palco.

Perché finiscono nel Carnevale

Il motivo è di calendario. Il Carnevale è un rito di passaggio dall'inverno alla primavera, ed è esattamente il momento dell'anno in cui questi rituali avevano senso: il punto in cui la stagione fredda va cacciata e quella nuova richiamata.

Le maschere zoomorfe si sono quindi collocate lì, e oggi il periodo carnevalesco è quello in cui le si vede — ma la festa le ha ospitate, non generate.

Dove si vedono tutte insieme

Dal 2023 si tiene a Isernia il Carnevale Europeo delle Maschere Zoomorfe, che riunisce gruppi da tutta Europa: alla rassegna partecipano delegazioni da Slovenia, Spagna, Croazia, oltre a quelle di Lucania, Sardegna e Valle d'Aosta.

La festa dura tre o quattro giorni; il secondo giorno si svolge il Grande Corteo in Maschera, che attraversa le vie della città fino a Piazza Andrea d'Isernia — dove, nella prima edizione, ebbe successo la formula delle «Maschere Zoomorfe in Libertà», che girano fra il pubblico e interagiscono con gli spettatori.

Domande frequenti

Perché le maschere zoomorfe non sono maschere di Carnevale?

Perché hanno una funzione rituale — scacciare l'inverno, sollecitare il risveglio della natura, purificare — e sono documentate dal paleolitico superiore, molto prima che il Carnevale esistesse. La festa le ospita perché cade nel passaggio fra inverno e primavera.

Quali animali ricorrono?

Nella tradizione europea la capra, l'orso e il toro; in Sardegna il bue; in Croazia il montone. Esistono anche figure miste, antropo-zoomorfe, con elementi vegetali.

A che cosa servono i campanacci?

A fare rumore: il suono serve a scacciare le negatività e a sollecitare il risveglio della primavera, e accompagna la vestizione, cioè il momento della metamorfosi.

Dove si vedono in Italia?

In Sardegna a Mamoiada, Ottana e Sòrgono; in Basilicata a Tricarico, con le maschere del Toro e della Mucca. Dal 2023 a Isernia si tiene il Carnevale Europeo delle Maschere Zoomorfe.

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