Perché le maschere zoomorfe non sono maschere di Carnevale
Le maschere zoomorfe non sono travestimenti di Carnevale: hanno una funzione rituale legata al risveglio della natura, e sono documentate molto prima che il Carnevale esistesse. Le più antiche testimonianze di mascheramento animale risalgono al paleolitico superiore, cioè a oltre diecimila anni fa.
Il Carnevale è solo il calendario che oggi le ospita.
Che cosa sono
Sono costumi che rievocano caratteristiche proprie del mondo animale: pelli, corna e grossi campanacci. Chi le indossa non interpreta un personaggio ma si identifica nell'animale, reinterpretandone sia l'immagine sia il comportamento.
Il passaggio si chiama metamorfosi, e ha un momento preciso: la vestizione, annunciata dal fracasso dei campanacci. Da quel momento chi è dentro il costume non è più sé stesso.
Quanto sono antiche
Le maschere zoomorfe sono documentate in epoche remote, oltre quindicimila anni fa, e i rituali dell'uomo-fauno risultano attestati fin dal paleolitico superiore — il periodo che va da 35.000 a 10.000 anni fa circa.
La ragione è di vita quotidiana: l'uomo preistorico era cacciatore e frequentava la selva, e il rapporto con gli animali nasceva dall'osservazione della natura circostante. La maschera è il modo più antico di mettersi dalla parte dell'animale.
A che cosa servono
Le funzioni documentate sono tre, e nessuna è comica.
Scacciare l'inverno. Il rumore e il colore delle maschere servivano in origine a scacciare l'inverno e le forze delle tenebre.
Svegliare la primavera. Il suono dei campanacci mira a sollecitare il risveglio della natura dopo i mesi freddi. Nel Carnevale croato i Didi si presentano come uomini-montone, con vestito multicolore, frange e copricapo di pelle ovina, e portano i campanacci alla vita proprio per questo.
Purificare. In Bulgaria i Kukeri, detti anche Survakari, esistono da tempi antichissimi: i loro rituali vanno dal solstizio d'inverno all'equinozio di primavera, si praticano con pelli animali, maschere cornute e grandi campanacci antichi, ed erano rituali di purificazione destinati a inaugurare un anno prospero.
Il repertorio europeo
Gli animali che ricorrono nella tradizione europea sono sempre gli stessi: la capra, l'orso e il toro. L'orso è attestato in epoca medievale e nel folclore contemporaneo, e nei mascheramenti medievali gli attributi animali compaiono legati ai riti di propiziazione della fertilità, cosmica e umana.
Le figure possono anche essere miste, antropo-zoomorfe, e includere elementi vegetali: è il caso dell'U Selvaggio, con il corpo interamente ricoperto da una folta pelliccia.
La tradizione bulgara era un tempo diffusa in tutta l'Europa sudorientale; oggi la Bulgaria ne conserva i resti meglio preservati, ma se ne trovano tracce dalla Spagna alla Grecia orientale.
In Italia
- Sardegna. Il carnevale barbaricino è definito rito pastorale-teatrale e rituale-totemico: le maschere zoomorfe servono agli uomini per immedesimarsi nel bue. A Mamoiada sopravvivono Mamuthones e Issohadores, con il loro museo; a Ottana i Boes dalle lunghe corna e i Merdules con le maschere nere ghignanti, che richiamano i riti della cultura agropastorale.
- Sòrgono. Le maschere zoomorfe locali derivano da una cerimonia pagana legata a San Mauro abate.
- Tricarico, in Basilicata: durante il Carnevale compaiono le maschere del Toro e della Mucca.
Che cosa mettono in scena
Il contenuto ricorrente è il tentativo di addomesticare gli animali recalcitranti, letto come metafora della lotta fra istinto e ragione.
È un teatro senza copione e senza pubblico separato: chi guarda fa parte della scena, e il rito si svolge nelle strade del paese, non su un palco.
Perché finiscono nel Carnevale
Il motivo è di calendario. Il Carnevale è un rito di passaggio dall'inverno alla primavera, ed è esattamente il momento dell'anno in cui questi rituali avevano senso: il punto in cui la stagione fredda va cacciata e quella nuova richiamata.
Le maschere zoomorfe si sono quindi collocate lì, e oggi il periodo carnevalesco è quello in cui le si vede — ma la festa le ha ospitate, non generate.
Dove si vedono tutte insieme
Dal 2023 si tiene a Isernia il Carnevale Europeo delle Maschere Zoomorfe, che riunisce gruppi da tutta Europa: alla rassegna partecipano delegazioni da Slovenia, Spagna, Croazia, oltre a quelle di Lucania, Sardegna e Valle d'Aosta.
La festa dura tre o quattro giorni; il secondo giorno si svolge il Grande Corteo in Maschera, che attraversa le vie della città fino a Piazza Andrea d'Isernia — dove, nella prima edizione, ebbe successo la formula delle «Maschere Zoomorfe in Libertà», che girano fra il pubblico e interagiscono con gli spettatori.
Domande frequenti
Perché le maschere zoomorfe non sono maschere di Carnevale?
Perché hanno una funzione rituale — scacciare l'inverno, sollecitare il risveglio della natura, purificare — e sono documentate dal paleolitico superiore, molto prima che il Carnevale esistesse. La festa le ospita perché cade nel passaggio fra inverno e primavera.
Quali animali ricorrono?
Nella tradizione europea la capra, l'orso e il toro; in Sardegna il bue; in Croazia il montone. Esistono anche figure miste, antropo-zoomorfe, con elementi vegetali.
A che cosa servono i campanacci?
A fare rumore: il suono serve a scacciare le negatività e a sollecitare il risveglio della primavera, e accompagna la vestizione, cioè il momento della metamorfosi.
Dove si vedono in Italia?
In Sardegna a Mamoiada, Ottana e Sòrgono; in Basilicata a Tricarico, con le maschere del Toro e della Mucca. Dal 2023 a Isernia si tiene il Carnevale Europeo delle Maschere Zoomorfe.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
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