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Pulonia a Modena - La rezdòra col grembiule bianco che parla dopo Sandrone

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Pulonia è la maschera femminile del Carnevale di Modena, in Emilia-Romagna: la «rezdòra» della famiglia Pavironica, moglie di Sandrone e madre di Sgorghiguelo. Il giovedì grasso, fra febbraio e marzo, dal balcone del Palazzo Comunale in Piazza Grande prende la parola dopo Sandrone, nello sproloquio che le tre maschere pronunciano rigorosamente in dialetto modenese davanti ai modenesi affollati in piazza. Nacque burattino nel 1840, quando Giulio Preti diede moglie a Sandrone, e il suo nome deriva da Sant'Apollonia.

Nel 1840 Sandrone «prende moglie»

Nel 1840 il Sandrone «prende moglie», compare cioè anche la figura della moglie Pulonia, e a dargliela è il burattinaio Giulio Preti, nato a Rolo di Modena nel 1804, capostipite della più celebre stirpe di burattinai e perfezionatore della maschera di Sandrone. Ben presto la famiglia si completerà con il figlio Sgorghìgolo, la nuova testa di legno che Preti intagliò nel 1846: si è formata così la famiglia Pavironica.

Il nome della maschera deriva da Sant'Apollonia, una delle sante popolari delle campagne modenesi.

Le tre maschere, da oltre un secolo, allietano i modenesi e sono il simbolo del Carnevale Modenese. Esistono 6 figure che rappresentano la Famiglia Pavironica, tre delle quali operano nel capoluogo di Modena e tre fuori dalle mura cittadine.

La rezdòra, e che cosa vuol dire

Il carattere di Pulonia è dichiarato senza mezzi termini: «donna sottomessa al marito e senza mire femministe, espressione vera della "rezdòra" direttrice della famiglia». La rezdòra è tutta casa e chiesa, legata ai costumi patriarcali, sempre sorpresa di fronte alle novità, e insieme è colei che la famiglia la dirige.

Dopo Sandrone, che commenta i principali avvenimenti dell'anno e mette alla berlina amministratori e personalità cittadine, e prima di Sgorghiguelo — il prototipo del ragazzaccio sciocco, malizioso e fannullone — la parola passa a lei, che parla da donna pratica.

Cuffia bianca, fiori vivaci, fibbie argentee

Il costume di Pulonia è preciso quanto quello del marito. Indossa una cuffia bianca, un vestito alla caviglia di colore scuro ma tutto disegnato a fiori vivaci; sul davanti un grembiule bianco, ai piedi scarpette di vernice nera con vistose fibbie argentee; una parrucca bianca a boccoli completa la sua divisa.

Il grembiule bianco è «uno dei simboli identitari delle rezdore modenesi».

È comune l'idea che si tratti della moda del 1800, dato che in quell'epoca nacque ufficialmente la maschera del Sandrone, ma in realtà lo stile è del XVIII secolo. È un indizio che avvalora la tesi secondo cui la figura del Sandrone sia legata a un contadino ricevuto a corte dagli Estensi proprio nel '700.

Dalla stazione a Piazza Grande

Secondo la tradizione, tenuta in vita dalla Società del Sandrone, ogni anno il giovedì grasso Sandrone e famiglia arrivano alla stazione di Modena dal paesino immaginario Bosco di Sotto; da lì sfilano in una parata che si snoda lungo la via Emilia e le maggiori strade del centro, come via Farini, e che ha come punto di arrivo Piazza Grande.

Sandrone, la Pulonia e Sgorghiguelo sfilano su un'antica carrozza trainata da due cavalli e con valletti vestiti con eleganti costumi settecenteschi; il corteo è preceduto da una fanfara carnevalesca e da diverse maschere provinciali, regionali e nazionali. In piazza si affollano i modenesi per il tradizionale sproloquio, rigorosamente in dialetto modenese, ricco di commenti arguti sulla vita cittadina e bonarie critiche all'amministrazione locale. Poi c'è il saluto al Sindaco e l'incontro con i rappresentanti delle autorità religiose, civili e militari; la festa prosegue in piazzale San Domenico, presso la sede della «Società del Sandrone», l'associazione che dal 1870 organizza il Carnevale modenese.

I primi discorsi erano in solitaria e parlavano di carestie, alluvioni, gelate e grandinate; nel 1886 Sandrone fu affiancato dalla prima famiglia Pavironica — una foto di quell'anno, nella rassegna del museo civico, la raffigura — e a fine '800 cominciarono i veri e propri sproloqui a più voci. La guerra interruppe la tradizione: nel 1946 Sandrone si presentò ai cittadini non dal terrazzo del Comune ma da sopra la Preda Ringadora, e fu solo nel 1947 che la famiglia venne ospitata sul balcone del Palazzo Comunale, diventando una vera e propria istituzione.

Il cognome viene da un'erba di palude

Il cognome Pavironica richiama «pavéra», un'erba palustre che cresceva in abbondanza nel territorio modenese e che i contadini usavano per creare oggetti indispensabili alla vita quotidiana: con essa si potevano impagliare sedie, realizzare stuoie ma anche confezionare cappelli e mantelli che proteggessero da freddo, pioggia e umidità.

Quanto al Bosco di Sotto, il paese da cui la famiglia dice di venire, è stato cercato a lungo: non è una località geografica ma un luogo legato al mito. Tre le teorie — il Bosco di Rainusso, che si trovava fuori dalla Villa della Pentetorri voluta dal duca Francesco I nel 1650 come residenza di villeggiatura; il Bosco della Partecipanza, fra Nonantola e S. Giovanni in Persiceto; oppure il bosco di San Felice.

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