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Sgorghìguelo a Modena - Il nome viene dal filo per sgorgare il lavandino

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Sgorghìguelo è il figlio di Sandrone e della Pulonia, la maschera di Modena, in Emilia-Romagna, che ogni Giovedì grasso riempie Piazza Grande e parla dal balcone del Comune. Nasce nel 1846 come testa di legno intagliata da Giulio Preti, e il nome viene da un attrezzo: «Sull'origine del suo nome si è disputato a lungo e l'ipotesi più accreditata è sembrata essere quella che fa riferimento al filo di ferro che si usava per sgorgare il lavandino intasato e che nell'Ottocento, a Modena, si chiamava "sgurài" ed anche "sgurghéghel".»

Il collegamento con il ragazzo è una sua abitudine: «Sgorghiguelo dunque, a motivo di una pessima abitudine del nostro personaggio, quella di ficcarsi le dita nel naso. Sgorghiguelo perciò come sgorganaso.»

Una testa di legno del 1846

Prima di essere un ragazzo è stato un burattino: «Nel 1846, Preti intagliò una nuova testa di legno: Sgorghiguelo, il figlio di Sandrone e della Pulonia.»

Anche la faccia è una scelta dichiarata dell'intagliatore: «lo volle con i capelli irti, gli occhi sbarrati e la bocca sempre aperta per la meraviglia». La famiglia si completava così, sei anni dopo il matrimonio: «fino al 1840 Sandrone era un personaggio della commedia e viveva da solo, poi in quell'anno appare la moglie, Pulonia, e ben presto i due hanno un figlio, cioè Sgorghìguelo, precisamente nel 1846».

Giulio Preti (1804-1882) era il genero del burattinaio carpigiano Luigi Rimini detto «Campogalliani», di cui aveva sposato la figlia Ermenegilda nel 1830; con lui perfezionò la maschera di Sandrone, che definì in vernacolo «Sandròun Paviròun dal Bòsch ed Sàtta da Mòdna». Secondo la tradizione la famiglia Pavironica viene proprio dal «Bosco di Sotto», che non è una località geografica ma un luogo legato al mito: le teorie sono tre, il Bosco di Rainusso fuori dalla Villa della Pentetorri, il Bosco della Partecipanza fra Nonantola e San Giovanni in Persiceto e il bosco di San Felice.

Il ragazzaccio del contado

Sgorghiguelo è «un ragazzaccio del contado, ignorante, malizioso, sciocco, chiacchierone, manesco e svogliato al punto da essere sempre l'ultimo della classe».

È anche «presuntuoso tanto da permettersi di correggere gli errori del padre per sparare poi spropositi ancora più madornali», in una famiglia in cui il padre è «il contadino rozzo e ignorante, ma scaltro e sensato» e la madre la «rezdòra» che tiene d'occhio i conti.

Il carattere del personaggio è «modernista, aggressivo, furbo e bastonatore», e i segni caratteristici sono «sorridente, berretto alla "Gavroche"».

Vent'anni per sempre

È il «ragazzo dagli eterni vent'anni che rappresenta i fermenti giovanili sempre attuali: ignorantello ma furbo».

Alla nascita della maschera rappresentava «la gioventù ossequente alla famiglia, ma con tendenze moderniste d'avanguardia». Dentro una famiglia contadina descritta come «il classico contesto familiare della campagna modenese, almeno di una volta», il figlio è la parte che guarda avanti. Sgorghiguelo «non spicca per intelligenza ma è dotato di spirito nonché di una forte passione per lo sport».

Il costume: come il padre, ma col berretto

Il vestiario ripete quello di Sandrone: «Figlio degno del padre, Sgorghiguelo, indossa giacca di velluto a coste marrone, pantaloni al ginocchio della stessa stoffa, calze a righe trasversali bianche e rosse, gilet a fiori e robusti scarponi da contadino.»

La differenza sta tutta sopra il collo: «completano la divisa una parrucca rossiccia e berretto marrone con visiera» — il berretto è «del medesimo tessuto» della giacca.

Il primo in carne e ossa fu nel 1886

Per Sgorghiguelo la data è il 1886: «il nipote Filippo, figlio di Guglielmo, fu il primo Sgorghiguelo in carne e ossa quando, nel 1886, fu costituita la Famiglia Pavironica» — nella stessa occasione «il fotografo Pellegrino Orlandini fu invece la prima Pulonia».

Il ruolo è poi rimasto a lungo nella stessa famiglia: «anche il pronipote, Ugo Preti, scomparso nel 1989, ha interpretato diverse volte Sgorghiguelo e, estemporaneamente, Sandrone».

Dove lo si sente parlare

Il suo giorno è uno solo: «ogni Giovedì grasso riescono a riempire Piazza Grande e dal balcone del Comune fanno il loro sproloquio, cioè un discorso in dialetto modenese attraverso il quale raccontano cos'è successo a Modena nell'ultimo anno, senza peli sulla lingua quando devono prendere in giro quello o quell'altro personaggio modenese».

Nello sproloquio ci sono «le salaci battute del "discorso" che Sandrone, spalleggiato dalla moglie "Pulònia" e dal figlio "Sgorghiguelo" pronuncia dal balcone del Municipio». Non è sempre stato un discorso satirico: «inizialmente Sandrone faceva solo dei proclami in cui elencava gli eventi dell'anno, ma dalla fine dell'800 la figura viene rivoluzionata e da proclamatore diventa "sproloquiatore", e cioè inizia la fase della satira politica e di costume». La guerra interruppe la tradizione, e nel 1946, per Giovedì Grasso, Sandrone parlò non dal terrazzo del Comune ma da sopra la Preda Ringadora.

«Esistono 6 figure che rappresentano la Famiglia Pavironica, tre operano nel capoluogo di Modena e tre fuori dalle mura cittadine». Il nome collettivo viene da un'erba: la famiglia è detta «pavironica» dalla «"pavéra", una specie di erba palustre che cresce lungo i fossi».

Il problema del ricambio

Trovare chi lo interpreti è diventato difficile. Il tentativo di «reclutare ragazzi che potessero imparare a fare il mestiere» si scontra con un ostacolo di lingua, perché lo sproloquio «nasce in dialetto».

«Il punto è che i giovani non parlano il dialetto, allontanandosi sempre di più dalle radici linguistiche del territorio» — «i ragazzi lo parlano poco», dice il presidente della Società del Sandrone.

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