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Le tradizioni del Carnevale in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto
A San Giovanni in Persiceto i carri allegorici, arrivati in piazza, cambiano forma davanti agli spettatori: è lo Spillo, che in dialetto bolognese si dice spél e significa proprio trasformazione. A Fiorenzuola d'Arda, invece, alla Zobia il viso deve restare scoperto.
Sull'Appennino il fantoccio ha una moglie: la Poiana.
Lo Spillo di Persiceto
Il carnevale storico persicetano ha centocinquant'anni ed è animato dalla maschera di Bertoldo.
Il suo tratto distintivo è lo Spillo, in dialetto spél o Spéll, parola che significa trasformazione: i carri allegorici, arrivati in piazza, si trasformano davanti al pubblico. Succede anche a San Matteo della Decima, dove i carri cambiano forma davanti agli spettatori e si recitano le zirudelle in dialetto.
La Zobia di Fiorenzuola
A Fiorenzuola d'Arda il Carnevale ha un rito unico: la Zobia, che in dialetto locale significa giovedì — cioè il giovedì grasso.
È di origine medievale: sfilano i carri e i carretti artigianali, e si improvvisano battute e sketch dialettali con il pubblico. C'è però una regola che la distingue da ogni altro Carnevale: non si usano maschere, e il viso deve restare scoperto.
Il Castlein di Castelnovo di Sotto
A Castelnovo di Sotto il Carnevale del Castlein ha origini che risalgono al 1562.
È uno dei quindici carnevali storici dell'Emilia-Romagna, e la sua maschera simbolo è il contadino del castello.
Da Cento a Comacchio
Ogni città ha il suo tratto:
- a Cento i carri allegorici si muovono tra la folla lanciando peluche;
- a Comacchio le maschere sfilano sull'acqua, con una sfilata di barche allegoriche;
- a Imola il Carnevale è quello dei fantaveicoli;
- a Ferrara si ripropongono dame, cavalieri e fastosi banchetti;
- a San Pietro in Casale la sfilata si tiene dal 1871, e dopo la lettura del testamento di Sandron si brucia la tradizionale maschera.
Le maschere
Le più celebri della regione vengono dal teatro popolare:
- Balanzone, maschera bolognese, legata all'arguzia e all'ironia;
- Bertoldo, il contadino rozzo ma astuto della tradizione emiliana;
- la Famiglia Pavironica di Modena, con Sandrone, Pulonia e Sgorghiguelo.
I falò dell'Appennino
Sull'Appennino i falò carnevaleschi si legano al giorno di Sant'Antonio, il 17 gennaio: da quel giorno i contadini cominciavano a raccogliere il materiale per il fantoccio del Carnevale e di sua moglie, la Poiana.
Si accumulavano potature, paglia, legna, fieno, e poi seggiole spagliate, assi e panche. I falò cominciavano con il suono della lumèga, uno strumento che emetteva una sorta di muggito.
La funzione era propiziatoria: il fuoco segnava l'addio all'inverno e il benvenuto alla primavera, doveva scongiurare le gelate e si credeva utile contro le malattie delle sementi e gli insetti nocivi.
I dolci
Il Carnevale emiliano-romagnolo è soprattutto fritto:
- le frittelle, dette anche sgonfietti, e le frittelle di riso, che l'Artusi mette al numero 178;
- i tortelli di carnevale e le tagliatelle fritte;
- le sfrappole, o frappe, che a Reggio Emilia si chiamano intrigoni — in dialetto intrigòun — e altrove chiacchiere;
- le castagnole, che nell'Artusi portano il numero 212.
Alcune di queste ricette sono segnalate dalla Regione fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Il fritto non è solo emiliano: il Carnevale che si mangia cambia lista da una parte all'altra della penisola, dalla cicerchiata abruzzese ai turdilli calabresi.
Una festa sostenuta per legge
Il Carnevale emiliano-romagnolo è sostenuto da una legge regionale, e i carnevali storici coinvolgono le associazioni locali e i residenti.
Domande frequenti
Che cos'è lo Spillo di San Giovanni in Persiceto
È la trasformazione scenica dei carri allegorici in piazza: la parola, in dialetto bolognese, significa proprio trasformazione. Succede anche a San Matteo della Decima.
Perché alla Zobia di Fiorenzuola non si usano maschere
Perché il rito vuole il viso scoperto: si sfila con i carretti artigianali improvvisando battute e sketch dialettali con il pubblico.
Quali sono le maschere dell'Emilia-Romagna
Balanzone, bolognese, legato all'arguzia e all'ironia; Bertoldo, il contadino rozzo ma astuto; e la Famiglia Pavironica di Modena, con Sandrone, Pulonia e Sgorghiguelo.
Che cos'è la lumèga
È lo strumento con cui cominciavano i falò carnevaleschi dell'Appennino: emetteva una sorta di muggito.