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Carnevale · Tradizioni

Le tradizioni del Carnevale in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A San Giovanni in Persiceto i carri allegorici, arrivati in piazza, cambiano forma davanti agli spettatori: è lo Spillo, che in dialetto bolognese si dice spél e significa proprio trasformazione. A Fiorenzuola d'Arda, invece, alla Zobia il viso deve restare scoperto.

Sull'Appennino il fantoccio ha una moglie: la Poiana.

Lo Spillo di Persiceto

Il carnevale storico persicetano ha centocinquant'anni ed è animato dalla maschera di Bertoldo.

Il suo tratto distintivo è lo Spillo, in dialetto spél o Spéll, parola che significa trasformazione: i carri allegorici, arrivati in piazza, si trasformano davanti al pubblico. Succede anche a San Matteo della Decima, dove i carri cambiano forma davanti agli spettatori e si recitano le zirudelle in dialetto.

La Zobia di Fiorenzuola

A Fiorenzuola d'Arda il Carnevale ha un rito unico: la Zobia, che in dialetto locale significa giovedì — cioè il giovedì grasso.

È di origine medievale: sfilano i carri e i carretti artigianali, e si improvvisano battute e sketch dialettali con il pubblico. C'è però una regola che la distingue da ogni altro Carnevale: non si usano maschere, e il viso deve restare scoperto.

Il Castlein di Castelnovo di Sotto

A Castelnovo di Sotto il Carnevale del Castlein ha origini che risalgono al 1562.

È uno dei quindici carnevali storici dell'Emilia-Romagna, e la sua maschera simbolo è il contadino del castello.

Da Cento a Comacchio

Ogni città ha il suo tratto:

Le maschere

Le più celebri della regione vengono dal teatro popolare:

I falò dell'Appennino

Sull'Appennino i falò carnevaleschi si legano al giorno di Sant'Antonio, il 17 gennaio: da quel giorno i contadini cominciavano a raccogliere il materiale per il fantoccio del Carnevale e di sua moglie, la Poiana.

Si accumulavano potature, paglia, legna, fieno, e poi seggiole spagliate, assi e panche. I falò cominciavano con il suono della lumèga, uno strumento che emetteva una sorta di muggito.

La funzione era propiziatoria: il fuoco segnava l'addio all'inverno e il benvenuto alla primavera, doveva scongiurare le gelate e si credeva utile contro le malattie delle sementi e gli insetti nocivi.

I dolci

Il Carnevale emiliano-romagnolo è soprattutto fritto:

Alcune di queste ricette sono segnalate dalla Regione fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Il fritto non è solo emiliano: il Carnevale che si mangia cambia lista da una parte all'altra della penisola, dalla cicerchiata abruzzese ai turdilli calabresi.

Una festa sostenuta per legge

Il Carnevale emiliano-romagnolo è sostenuto da una legge regionale, e i carnevali storici coinvolgono le associazioni locali e i residenti.

Domande frequenti

Che cos'è lo Spillo di San Giovanni in Persiceto

È la trasformazione scenica dei carri allegorici in piazza: la parola, in dialetto bolognese, significa proprio trasformazione. Succede anche a San Matteo della Decima.

Perché alla Zobia di Fiorenzuola non si usano maschere

Perché il rito vuole il viso scoperto: si sfila con i carretti artigianali improvvisando battute e sketch dialettali con il pubblico.

Quali sono le maschere dell'Emilia-Romagna

Balanzone, bolognese, legato all'arguzia e all'ironia; Bertoldo, il contadino rozzo ma astuto; e la Famiglia Pavironica di Modena, con Sandrone, Pulonia e Sgorghiguelo.

Che cos'è la lumèga

È lo strumento con cui cominciavano i falò carnevaleschi dell'Appennino: emetteva una sorta di muggito.

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