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Maschere · Friuli-Venezia Giulia

Te lipe bile maškire a Resia - Il cappello con più di cento fiori di carta crespa

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Te lipe bile maškire, «le belle maschere bianche», sono le maschere del Püst, il Carnevale resiano, che si celebra a Resia, in provincia di Udine, fra febbraio e marzo. Sono vestite di bianco, con tre gonne di cotone e una camicia dalle maniche a sbuffo, e portano in testa un alto cappello a cilindro coperto da più di cento fiori di carta crespa colorata, con pizzi e sonagli fissati alla tesa. Danzano scuotendo campanelli il cui suono dovrebbe risvegliare la fertilità della terra, e si contrappongono ai babaci, le maschere brutte fatte di stracci.

Il cappello di carta crespa

«Sono realizzati da una struttura a cilindro ricoperta internamente da un telo bianco. Esternamente vi sono attaccati tanti fiori (più di 100) di carta crespa colorata. Il cappello è poi arricchito di pizzi e sonagli fissati alla tesa.»

«Due nastri fissati al cappello permettono l'allacciamento dello stesso sotto il mento». «Quelli delle donne sono più alti rispetto a quelli degli uomini».

Bianche perché

Sono «maschere vestite di bianco per rappresentare il nuovo, l'immacolato, la purezza», e si vedono «durante il Püst, il carnevale resiano».

I nastri colorati o i fazzoletti appuntati all'abito e i variopinti fiori di carta che costituiscono i cappelli richiamano i colori di cui si tinge la natura allo sbocciare della primavera.

Le tre gonne, e le loro misure

«Il costume femminile consta di tre gonne in tessuto di cotone bianco: la prima arriva alle caviglie, la seconda tra le caviglie e le ginocchia e la terza fino alle ginocchia.»

Quando la gonna è una sola, «può avere i pizzi e nastri che la fanno sembrare composta da tre gonne».

Sopra c'è la camicia, «larga, bianca, con le maniche a sbuffo e polsini alti ornati da merletti», e in vita «vengono sistemati nastri colorati, tenuti da un'alta cintura colorata». A completare, «calze di cotone bianco e zoccoli (oggi sostituiti da scarpette), una lunga collana colorata e una campanella che la danzerina agita durante la danza».

Il maškarun

«Tutte le "lipe bile maškire" sono accompagnate da una controparte maschile, denominata "maškarun", principalmente contraddistinto da un cappello meno alto.»

«Il costume maschile è simile a quello femminile. Non vi sono tre gonne ma solamente una che arriva alle ginocchia».

In resiano: «Bodi ći sïnavi teköj hćëri so ubličine ziz bilimi kotuli, ni majo bilo srakico, karjë kolörjastih trakuw anu ta-na glavi dan visöki klubük. […] Muž ma klubük bö nizak od žini.»

Chi le porta, e chi le fa

«Il copricapo ricco di fiori di carta crespa, le gonne bianche, i calzetti sono tutti elementi realizzati interamente a mano dalle stesse indossatrici con l'aiuto di parenti e amici», e «per i resiani possedere il costume di Carnevale rappresenta una grande ricchezza ed è motivo di orgoglio».

Sono «tradizionalmente indossate da ragazze giovani e nubili», e in generale «questi costumi venivano un tempo portati dalle ragazze e dai ragazzi in giovane età».

I campanelli servono a qualcosa

«I campanelli che la maschera fa risuonare aiutano nel compito dei ballerini di risvegliare la fertilità della terra.»

Le maschere «danzano scuotendo campanelli il cui suono dovrebbe risvegliare la fertilità della terra». In mano, del resto, «le maschere possono avere fazzoletti e campanelli che suonano mentre ballano».

Chi le precede, e perché

«Queste preziose e ricche maschere si contrappongono ai "babaci", maschere brutte e vecchie, realizzate di stracci, abiti consunti, sciupati e di colore scuro.»

I babaci «precedono l'arrivo delle lipe bile maškire a testimonianza della decadenza della brutta stagione, l'inverno, che muore per lasciare spazio a nuova vita». Per vestirsi da babaci «è sufficiente vestirsi camuffandosi, con abiti vecchi o semplicemente mettere la giacca a rovescio oppure una vecchia vestaglia», e il viso «può anche essere sporcato con fuliggine o con carboncino oppure coperto».

Il Püst, e i giorni in cui escono

Il Carnevale in Val Resia, noto come Püst, in forma organizzata si svolge oggi nella sola frazione di San Giorgio/Bila. Comincia generalmente negli ultimi giorni: il giovedì grasso (Jojba Grasa), il sabato sera, la domenica (Püstawa nadëja), il lunedì, il martedì (Te Vlïki Püst) e il mercoledì delle ceneri (Te din na pëpël). In passato la festività dell'Epifania (Pernahti) dava inizio ai festeggiamenti carnevaleschi.

Le danze si svolgono nel salone delle ex-scuole di San Giorgio, dove ha sede l'associazione Sangiorgina che organizza il Carnevale, e la domenica pomeriggio, tempo permettendo, in piazza. Un tempo, quando le maschere brutte facevano il giro delle case in paese, le danze venivano effettuate anche nelle abitazioni: a portare il gruppo era, di regola, una persona non mascherata che bussava alla porta e chiedeva il permesso di entrare con il gruppo mascherato.

Il rito carnevalesco si conclude il Mercoledì delle Ceneri con la processione e la condanna del fantoccio realizzato dalla comunità, che rappresenta il carnevale: a Stolvizza si chiama dėd, a Oseacco darmühić, a San Giorgio babac. Dopo essere stato portato in processione per le vie del paese il fantoccio viene bruciato, e l'incendio è purificatorio, rinnovatore e conclusivo al rito propiziatorio della fertilità e fecondità della primavera.

Su che musica ballano

Le danze sono «rigorosamente guidate dal suono della cïtira e della bünkula, rispettivamente il violino e il violoncello, mentre il ritmo viene marcato dal battito dei piedi». «Il violinista inoltre marca le pulsazioni con il battito del tacco, alternando piede destro e piede sinistro».

«I due strumenti sono in realtà di recente introduzione e insieme vanno a ricreare il suono del "dudy", una sorta di cornamusa che veniva suonata in origine per accompagnare queste antiche danze.»

Per avvicinarsi maggiormente al suono del «dudy», la cïtira e la bünkula vengono manipolate e modificate: «alla prima vengono sostituite le corde esistenti con corde di mandolino che vengono tirate al massimo e accordate in tonalità assai alte, mentre alla seconda vengono lasciate soltanto due corde e ne viene poi aggiunta una ulteriore in fibra animale».

Nella danza si vedono «lievi movimenti delle braccia, quasi a dondolio, lungo il busto che rimane rigido mentre il danzatore ruota su stesso muovendosi avanti e indietro».

Il giorno in cui si vedono meglio

«La giornata più colorata è la domenica di Carnevale, in resiano detta anche Püstawa Nadëja». «Sono loro, con i loro campanellini, con i loro colori e con le loro vesti bianche, a coinvolgere tutti in ritmiche danze che si protraggono fino al calare della notte».

Sono «le più conosciute perché sono presentate anche nelle esibizioni del Gruppo Folkloristico Val Resia».

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