Pantanaro a Frosinone - Quello che innalza la cima di cavolfiore, non la radeca
Il pantanaro è una delle figure che sfilano nella Festa della Ràdeca, il carnevale di Frosinone, nel Lazio, che si svolge il martedì grasso. «La maggior parte dei partecipanti brandisce la radeca», la foglia d'agave, «mentre alcuni, i cosiddetti pantanari, innalzano la cima di cavolfiore, come segno di appartenenza ad una fascia rurale». Radecari e pantanari ballano insieme il saltarello, e la giornata si chiude col rogo del fantoccio del generale Championnet.
Un ortaggio invece di un simbolo di fertilità
La radeca è «una foglia d'agave, detta appunto radeca nel dialetto frusinate, antico ed evidente simbolo fallico e di fertilità», arrivata in Europa dal Sudamerica e conosciuta qui dal XVI secolo. La festa è collegata «agli antichi riti di fertilità e fecondità dell'epoca pagana, dai quali sono poi derivati i Lupercali romani, dedicati a Luperco, divinità pastorale invocata a protezione della fertilità, che si celebravano a febbraio, il mese della purificazione».
Il pantanaro alza invece la sua «cima de broccole», «come segno di appartenenza ad una fascia rurale».
Al centro, e immancabile
Nel corteo sta in mezzo: «I radecari che brandiscono la classica radeca, foglia di agave; al centro vi sarà l'immancabile pantanaro con la sua cima de broccole; un delirio!»
«Nella strada i radicari e i pantanari si scatenano in uno sfrenato saltarello, eseguito in vari cerchi, esclamando all'unisono un cadenzato "esseglie', esseglie'"» — il grido con cui, secondo la leggenda locale, i frusinati annunciavano l'arrivo del generale francese.
Le regole del corteo
Chi entra nella Festa della Radeca deve rispettare tre norme non scritte, e la prima riguarda proprio che cosa si tiene in mano: «è assolutamente necessario avere in mano la radeca se non si vuole incorrere nella punizione che consiste nel subire un certo numero di radecate, soprattutto sulla testa».
Le altre due completano il quadro: chi è forestiero «deve essere battezzato con il tocco della radeca sulla schiena come rito di iniziazione», ed «è proibito andare in giro con cappelli duri che ricordano quelli dei soldati francesi».
Dentro la Festa della Ràdeca
La festa in cui il pantanaro sfila è «un rituale purificatorio, un percorso di morte e rinascita, fine ed inizio di un ciclo che culmina nel bruciamento del "Re Carnevale" rappresentato da un fantoccio», che a Frosinone «a partire dal 1800» è personificato dal generale francese Jean Antoine Étienne Vachier detto Championnet.
La leggenda racconta che i frusinati inviarono un messo ad Anagni, dove stazionava il generale, annunciandogli che Frosinone si era nuovamente ribellata; una gran folla lo aspettava, e a ogni rumore di zoccoli in arrivo gridava «esseglie… esseglie!! Eccuglie...!». Quando Championnet arrivò e si trovò «in mezzo ad un clima goliardico e sbeffeggiante» comprese d'essere stato burlato, «ma non se la prese e anzi si mischò alla folla bevendo il tradizionale vino rosso e mangiando… i "fini fini"», le fettuccine ciociare. Da allora «Championnet divenne simbolo del carnevale».
Alla festa partecipano tutti i rioni storici della città — il Giardino, il Centro Storico, La Pescara, Madonna della Neve — con gruppi vestiti secondo la tradizione dell'epoca, e il cuore della manifestazione è il rione Giardino, presso la chiesa di Santa Elisabetta. Il corteo è preceduto da un carretto che trasporta una botte di vino, e in coda viene il carro trainato da quattro cavalli con il fantoccio del generale. A fine giornata il fantoccio è messo al rogo, «dopo la lettura del testamento e l'intervento del "notaro" che in punta di satira sbeffeggia i potenti come accadeva nel Settecento».
Dentro la festa della Radeca
Il corteo in cui sfila è quello del martedì grasso, che si apre «da un carretto che trasporta una botte di vino» e prosegue con i gruppi dei radicari, il gonfalone della città, la banda che «esegue ininterrottamente la canzone di carnevale» e, in coda, il carro trainato da quattro cavalli con il fantoccio del generale Championnet — che ha un racconto tutto suo.
La musica su cui si balla è quella «del Salterello, degli organetti, del cutufù e della Canzone de Carnuale», e i rioni che si mettono in gioco sono il Giardino, il Centro Storico, La Pescara e Madonna della Neve, con il cuore della manifestazione al rione Giardino, presso la chiesa di Santa Elisabetta.
Del pantanaro non si conosce l'origine del nome, né come sia vestito, né da quando nel corteo esista la distinzione fra chi porta la radeca e chi porta il cavolfiore.