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Puè Peppin a Loano - Il costume che riproduce la Torre dell'Orologio

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Puè Peppin — «papà Peppino» — è la maschera tradizionale di Loano, in provincia di Savona, in Liguria, e compare al carnevale cittadino, il CarnevaLöa, fra febbraio e marzo. Il suo costume riproduce la Torre dell'Orologio, emblema della città, quella che sta nella via principale di Loano ed è stata realizzata anche in cartapesta: con quella addosso, il faccione sorridente e una parrucca dai riccioli biondi, apre ogni anno il corso mascherato. È «nata nel dopoguerra dalla figura storica del Re del Carnevale che sfilava a cavallo», ed è «Re del Carnevale loanese fin dal 1950».

Papà Peppino, e il Re del Carnevale che sfilava a cavallo

Puè Peppin vuol dire papà Peppino. È la maschera tradizionale loanese, «nata nel dopoguerra dalla figura storica del Re del Carnevale che sfilava a cavallo», di cui ha ereditato l'immagine sorridente e divertente durante la sfilata.

«Dopo la sua morte avvenuta nel 1969, negli anni Ottanta venne istituita una associazione che, proponendosi di riprendere e valorizzare la tradizione del Carnevale loanese, volle rendergli omaggio assumendone il nome». Puè Pepin è «Re del Carnevale loanese fin dal 1950».

Negli anni '70 la Vecchia Loano lo proclamò «Simbolo del Carnevale», con il suo faccione simpatico e la sua parrucca di riccioli biondi.

Una torre addosso

Puè Pepin è «un personaggio di "spalla" adottato dopo l'ultima guerra a simbolo della cittadina, quando il re del carnevale apriva la sfilata a cavallo e, per identificarlo con Loano, ha il vestito raffigurante l'emblema stesso, ossia l'antica torre dell'orologio».

Da allora apre i corsi mascherati, con la torre indosso e il volto gioviale: la stessa torre è stata poi costruita in cartapesta, come i carri, e apre la sfilata ogni anno, con il faccione contornato dalla parrucca dai riccioli biondi.

Il trio, e le chiavi della città

Insieme a U Beciancin, personaggio goliardico dei primi del '900 e maschera ufficiale del CarnevaLöa, e a Capitan Fracassa, maschera ligure della commedia dell'arte, forma «un trio carnascialesco conosciuto ormai in tutta Italia»; con loro sfila la Principessa Doria del Castello.

L'inizio del carnevale è una cerimonia: in piazza Italia il primo cittadino consegna le chiavi al Beciancin, maschera ufficiale, e alle altre due maschere, Capitan Fracassa e Puè Pepin.

Le tre maschere, con la Principessa Doria, rientrano nel «Registro delle maschere italiane», in cui sono inserite tutte le maschere della Commedia dell'Arte italiana e i personaggi folkloristici delle varie regioni — «alla stregua di Arlecchino, Brighella, Dottor Balanzone e Pulcinella». Loano, insieme ad altre località italiane, è anche cofondatrice del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane.

Il CarnevaLöa, dove Puè Peppin sfila

Il corteo che Puè Peppin apre è il CarnevaLöa, organizzato dall'associazione Vecchia Loano — che dal 1992 ha in mano la tradizione, con il sostegno dell'Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune di Loano. Negli ultimi 25 anni è arrivato a essere riconosciuto dalla Regione come «il più grande carnevale della Liguria» per numero di carri, e nel 2017 ha ottenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali il riconoscimento di «carnevale storico» per il ruolo di promozione turistica del territorio.

Le sfilate sono due, e hanno due scopi diversi: la prima stabilisce, tramite una giuria popolare, il carro vincitore fra i borghi di Loano — A maina de Loa, Prigliani, Borgo di Dentro, Meceti, Mazzocchi, P.zza Rocca G.S. Team —; la seconda, solitamente la domenica dopo, decreta il vincitore fra i Comuni partecipanti. Nel corso della sfilata si svolge il Palio dei Borghi e c'è la «Sagra della Frittella», a cura della Confraternita dei Bianchi di Loano.

Le origini del carnevale loanese sono più antiche della maschera. «Un documento risalente al 1588 dimostra che già allora si svolgevano festeggiamenti carnevaleschi e che la voglia di divertimento pre-quaresimale e lo spirito satirico trovavano sfogo in una sfilata di maschere, molto amata dal principe Giovanni Andrea Doria», ai tempi signore della città; «alcuni atti notarili, poi, documentano con certezza dal XVII secolo l'ingaggio di due o tre suonatori di strumenti musicali per accompagnare gli intrattenimenti del periodo e suonare pubbliche danze». L'attuale formato «ha più di 100 anni di storia»: è «dai primi anni del 1900 che la manifestazione, arricchita dai carri allegorici, è divenuta un grande evento popolare».

I carri sono «vere e proprie opere d'arte in cartapesta realizzate a mano dai "maestri cartapestai"», che si ispirano «a temi di attualità, satira e cartoons»; a tramandare il mestiere c'è la «Scuola della cartapesta e dell'arte carnevalesca», che coinvolge anche gli studenti degli istituti superiori.

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