Re Cicciolin a Savona - Sette mari, sette porti, sette figli
La biografia della maschera di Cicciolin, il Re del Carnevale di Savona, in Liguria, sta in una riga sola: le sue avventure lo hanno portato a navigare per tutti i sette mari, in ognuno dei quali ha avuto un figlio. I sette figli non restano un dettaglio del racconto — sono sette marinai che lo seguono ovunque, e sfilano con lui.
Un marinaio rozzo e d'animo nobile
Il personaggio rappresenta un marinaio un po' rozzo ma d'animo nobile e generoso, con qualche precisazione che si aggiunge volentieri: è furbo, mai servile né pedante, popolaresco e semplice, generoso e un po' furfante.
Ha anche un primato che si è dato da solo: è nostromo, unico marinaio al mondo antiblasfemo, e vanta la discendenza, più o meno diretta, dai campioni della storia della propria terra, insieme alla pretesa di uno stretto legame con Cristoforo Colombo.
Il ritratto fisico è quello di un uomo maturo: è sulla sessantina, robusto eppur aitante, viso tondo dai tratti regolari, tutto incorniciato da una barbetta corta del colore della stoppa, senza baffi, sopracciglia folte e scure, sguardo spesso ammiccante.
Un nome che era un insulto
Il nome viene da un dispetto fra città, e da un pezzo di macelleria. Il cicciollu è l'intestino tenue di bovino, ripieno di sangue rappreso, raccolto dalla macellazione dei bovini, ovini e suini, misto a pezzetti degli avanzi del lardo fuso per far strutto, detti «ciccioli» in italiano antico.
Da lì l'offesa: per disprezzo e per infliggere un'ulteriore umiliazione, i Genovesi daranno ai Savonesi il soprannome di «Cicciolli», e i savonesi se lo sono tenuto — con orgoglio i «Vinti» si autodefiniranno «Ciciulè», per sottolineare la lotta intelligente agli scherzi del Destino e la loro indiscussa arte dell'arrangiarsi. Dallo stesso etimo nasce il nome della maschera.
Bevilacqua partiva proprio da lì: «Cicciolo è l'appellativo, un po' scherzoso a volte maligno, e non sempre usato a proposito per indicare il tipo di Savonese in genere…».
Le collane e la bajadonna
Il costume è un guardaroba da marinaio della festa: maglione di lana a righe orizzontali bianco-blu, pantaloni abbondanti in velluto azzurro stretti al ginocchio e terminanti con un breve volant, una fascia in lana grezza a strisce rosso, bianco e rosso attorno alla vita — il pezzotto — con le estremità che ricadono sul fianco sinistro, calze di cotone bianche e scarpe nere con lingue piegate in avanti e fissate da fibbie dorate. Sopra, una giacchetta di panno giallo-oro scuro, corta e sfiancata, foderata di raso celeste.
Il pezzo che tutti gli riconoscono è il copricapo: la bajadonna, un berretto di panno rosso fuori e nero dentro, il cui bordo rivoltato forma la tesa rialzata, piegata a destra. I suoi sette figli portano invece una bajadonna diversa, il baschetto di lana blu con il pon-pon rosso, tradizionale copricapo marinaresco ligure.
Poi ci sono le collane, che i savonesi chiamano cicciolle. Ogni collana è composta da perle di un solo colore che rappresentano il territorio di Savona: il blu per il mare, il marrone per le montagne e il verde per le colline. E il conto delle perle non è casuale: al collo una collana di 68 perle, come il numero dei comuni della provincia, nei tre colori dei comuni marini, montani e campestri, con il ciondolo-stemma della città.
Nato nel 1953 da un pittore
La maschera ha un autore e un atto di nascita. Cicciolin è nato da una intuizione del pittore savonese Romeo Bevilacqua nel 1953, periodo nel quale il Carnevale di Savona eguagliava quello di Viareggio per il numero, la qualità e la dimensione dei carri partecipanti.
L'atto è scritto su pergamena: il 21 gennaio 1953 Bevilacqua firma l'Atto di Nascita della sua creatura, controfirmato dal presidente dell'associazione e dal sindaco di allora. Tre giorni dopo la maschera esce per la prima volta in società, il 24 gennaio 1953, e i giornali dell'epoca raccontano l'arrivo: partito da Finale Marina, giunto nelle acque savonesi fu salutato da un colpo di cannone seguito, a breve intervallo, da altri 20, con lo yacht scortato da due rimorchiatori e una banda, la «Rumpe e Streppa», ad accompagnarlo.
Poi il passaggio di proprietà: il 18 dicembre 1955 Cicciolin diventa ufficialmente una maschera italiana e viene affidato con atto notarile alla custodia dell'Associazione «A Campanassa», che ancora oggi la detiene. Ed è inserita nell'Albo Ufficiale delle 50 maschere italiane.
L'unica che arriva dal mare
Il rito d'ingresso è quello che la distingue da tutte le altre: è una maschera che, a differenza di tutte le altre, arriva dal mare. Ogni anno, la prima domenica dopo il 17 gennaio, Cicciolin sbarca come un Re nel porto di Savona con la sua corte, raggiunge in corteo la piazza del Comune dove riceve dal Sindaco le chiavi della città, sulla quale regna per tutto il periodo di carnevale.
Lo accompagnano i bambini: possono partecipare in barca, con un genitore, al corteo in mare che scorta il Re fino allo sbarco alla Torretta. Appena toccata terra c'è un gesto fisso — il Re del Carnevale bacia la Torretta, simbolo della città, come da antica tradizione — e poi il corteo si muove verso piazza Sisto IV al suono dei rintocchi della campana «A Campanassa», con decine di gruppi carnevaleschi al seguito e il Consiglio Grande col medaglione.
Il seguito è una corte vera: la dama, «a Scignua», le damigelle, le popolane, il mazziere, il giullare e i suoi marinai. La Scignua è la moglie legittima, e la sua parte è dichiarata: in fondo gli ha perdonato i numerosi tradimenti e non lo lascia un attimo, anche per evitare che il marito cada in ulteriori tentazioni.
Le chiavi si restituiscono
Il regno ha una scadenza precisa: restituisce le chiavi il giorno della Pentolaccia, cioè alla chiusura del carnevale.
Nel frattempo la maschera non sta solo sui carri. Cicciolin partecipa ai Carnevali organizzati nei paesi limitrofi, ma anche in altre regioni; visita i malati negli ospedali, gli anziani nelle Case di Riposo, i bambini nelle scuole e negli asili, e porta un sorriso nei luoghi dove regnano sofferenza e solitudine. Per tutto il periodo ha anche un indirizzo: la Casa di Cicciolin, allestita nell'atrio della Torre del Brandale, dove il pubblico può incontrarlo — accolto dal mazziere, che presenta sua maestà il re del carnevale.