Perché ogni città italiana ha la sua maschera
Ogni città italiana ha la sua maschera perché la Commedia dell'Arte funzionava così: ogni personaggio portava il costume e parlava il dialetto di una regione precisa. La maschera era insieme un ruolo comico da palcoscenico e una caricatura riconoscibile del carattere locale.
A quel meccanismo teatrale se ne sono aggiunti altri due.
Il meccanismo teatrale
La Commedia dell'Arte nasce nel Cinquecento sui palchi d'Italia, e sostituisce le antiche maschere con nuovi caratteri regionali. Ogni maschera incarna una città e una regione, e la scelta non è decorativa: serve a fare satira politica e ironia regionale, riconoscibile dal pubblico prima ancora che il personaggio parli.
Le compagnie viaggiavano, e portavano in giro per l'Italia una geografia comica in cui ciascuno riconosceva gli altri — e si faceva riconoscere.
La mappa delle maschere
- Bergamo: Arlecchino e Brighella, i due servi.
- Venezia: Pantalone, il vecchio e ricco commerciante, e Colombina, la fidanzata di Arlecchino.
- Bologna: il Dottor Balanzone, che incarna la scienza dell'antica università bolognese; appare nel Cinquecento.
- Napoli: Pulcinella, creato dall'attore Silvio Fiorillo fra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, in cui il popolo napoletano ritrova vizi e virtù.
- Milano: Meneghino, nato alla fine del Seicento, accompagnato dalla moglie Cecca di Berlinghitt.
- Torino: Gianduia, che ha dato il nome al gianduiotto.
- Genova: Capitan Spaventa di Vall'Inferna, detto anche Capitan Fracassa, e dal 1899 Baciccia della Radiccia, il cui nome viene da Battista.
- Roma: Meo Patacca, nato nel 1695 dalla penna di Giuseppe Berneri.
Le epoche
Le maschere non sono nate tutte insieme: ognuna appartiene a un secolo.
- Cinquecento: Arlecchino, Pantalone, Colombina, Pedrolino — che in Francia avrà successo come Pierrot — e Balanzone.
- Seicento: Brighella, Meneghino, Scaramuccia.
- Settecento: Gianduja e Stenterello.
- Ottocento: Sandrone e Fagiolino.
- Novecento: Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, la più recente delle maschere italiane.
Le altre due origini
Non tutte vengono dal teatro d'attore. I filoni sono quattro: il teatro dei burattini, la Commedia dell'Arte, le tradizioni arcaiche e i simboli creati apposta per una città.
Le maschere locali appartengono all'ultimo gruppo: nascono e vivono in una determinata località, di cui diventano quasi l'emblema, e la loro origine sembra risalire al Seicento. Esisteva anche un Registro storico delle Maschere Italiane, strumento di definizione e promozione.
Le maschere rituali appartengono invece al filone più antico: il rumore, il colore e il clamore servivano a scacciare le forze delle tenebre e l'inverno, e ad annunciare l'arrivo della primavera. In questa forma il mascherarsi risale a prima del cristianesimo, e le sue origini vengono fatte risalire fino alla preistoria, ai riti in cui la maschera permetteva agli stregoni di entrare in contatto con gli spiriti.
Gli antenati antichi
Alcune maschere hanno un'ascendenza dichiarata più remota: le commedie latine di Plauto e le antiche atellanae, gli spettacoli popolari latini. Pulcinella era già conosciuto all'epoca dei Romani, e passò alla Commedia dell'Arte nel Cinquecento.
Il caso di Venezia
La città lagunare merita un discorso a parte, perché lì la maschera è più antica del teatro.
- 1268: le prime testimonianze documentarie dell'uso della maschera in città.
- 1295: una legge la nomina espressamente. Carnevale e occasioni civiche erano già così diffusi da richiedere norme restrittive.
- XV secolo: la Serenissima riconosce ufficialmente il mestiere dei mascareri, gli artigiani delle maschere di cartapesta.
- 1436: sotto il doge Foscari nasce la corporazione dei maschereri, con uno statuto regolamentato.
Una tradizione fa risalire l'abitudine veneziana alle donne di Costantinopoli, che avrebbero portato in laguna l'uso di girare con il viso coperto.
Perché il sistema ha retto
La ragione per cui ogni città ha ancora la sua maschera sta nella sovrapposizione dei tre filoni: il personaggio teatrale ha dato il nome e il costume, la maschera locale ha dato il legame con il luogo, il rito antico ha dato la data — il Carnevale.
Quando la Commedia dell'Arte finì, le maschere restarono: da ruoli di scena erano diventate il modo in cui una città si raccontava.
Domande frequenti
Perché ogni città italiana ha la sua maschera?
Perché nella Commedia dell'Arte ogni personaggio portava il costume e parlava il dialetto di una regione precisa, come strumento di satira e di ironia regionale. Al filone teatrale si sono poi aggiunte le maschere create per una singola città e quelle dei carnevali arcaici.
Qual è la maschera più recente?
Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, creata nel Novecento.
Da quando si usano le maschere a Venezia?
Le prime testimonianze documentarie sono del 1268 e una legge del 1295 le nomina. Nel 1436, sotto il doge Foscari, nasce la corporazione dei maschereri.
Chi ha creato Pulcinella?
L'attore Silvio Fiorillo, sulle scene napoletane fra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento; la tradizione gli attribuisce però un antenato già noto all'epoca dei Romani.