Famija Pelacurdin a San Raffaele Cimena - I cordini di iuta raccolti al mercato di Gassino
La Famija Pelacurdin è la maschera di San Raffaele Cimena, in provincia di Torino, in Piemonte, ed esce al Carnevale, fra febbraio e marzo. La giornata prevede il ritrovo dei gruppi ospiti, la sfilata per le vie del paese e l'investitura di Madama e Monsù Pelacurdin condotta dal sindaco, e la sera si balla nel Salone dell'Oratorio. Il nome non è quello di un nobile né di un santo, è il soprannome degli abitanti del paese: al mercato di Gassino i sanraffaellesi raccoglievano i cordini di iuta che tutti gli altri gettavano.
Quel soprannome affonda le radici in un'usanza agricola curiosa.
Lo spago che nessun altro raccoglieva
I contadini locali si recavano al mercato di Gassino per vendere i loro prodotti, trasportati in sacchi di iuta chiusi con cordini. Una volta venduti, quei cordini venivano scartati da tutti. Gli abitanti di San Raffaele, con parsimonia caratteristica, raccoglievano i cordini gettati e li riportavano a casa per riutilizzarli.
Da lì il nomignolo, che poteva essere una presa in giro e invece è diventato una maschera. Il soprannome restituisce una memoria di frugalità e ingegno pratico, elementi che caratterizzavano la comunità rurale piemontese.
Una famiglia di contadini benestanti
Il personaggio non è un individuo ma un nucleo: i Pelacurdin rappresentano una famiglia di contadini benestanti, gran lavoratori e risparmiatori, rappresentanti dei sani principi di un tempo. Benestanti, si badi, non signori: la ricchezza di cui parla la maschera è quella di chi lavora e mette da parte, la stessa che faceva chinare a raccogliere uno spago di iuta.
Le figure che la incarnano sono due, Madama e Monsù Pelacurdin, personaggi folcloristici di San Raffaele Cimena, e dietro di loro c'è un comitato che porta il loro nome: la Famija Pelacurdin, nata oltre trent'anni fa per riunire la comunità attorno a un personaggio che rappresenta le peculiarità del territorio.
Le Frolere e la fragola Galucet
I Pelacurdin non escono mai da soli. Sono sempre accompagnati dalle Frolere, con i loro cestini adornati di fiori che rivalutano la fragola Galucet, prodotta tipicamente nel territorio di San Raffaele.
È lo stesso criterio che ha creato la maschera: nel corteo non c'è niente di generico, e ogni figura porta con sé un prodotto o un gesto del paese. Lo spago del mercato da una parte, la fragola dall'altra.
L'investitura
Ogni anno le maschere vengono investite, e la cerimonia non è una formalità di contorno. È condotta dal sindaco e dall'Amministrazione comunale, e rappresenta un passaggio ufficiale che sancisce l'inizio delle celebrazioni, unendo passato e presente in un rituale che si tramanda da generazioni.
Il comitato Famija Pelacurdin organizza il Carnevale in collaborazione con le associazioni locali, e la giornata prevede il ritrovo dei gruppi ospiti e la sfilata per le vie del paese, prima dell'investitura vera e propria.
Gruppi storici e ballo nel Salone dell'Oratorio
Dopo l'investitura la serata entra nel vivo con la presentazione dei «Gruppi Storici», che portano in scena performance capaci di far rivivere il fascino del Carnevale di un tempo: costumi d'epoca, coreografie e racconti della tradizione. Poi maschere e travestimenti trasformano il Salone dell'Oratorio in un palcoscenico di allegria e condivisione, e si balla.