Re Biscottino a Novara - La redingote verde decorata con i biscotti
Re Biscottino è la maschera del Carnevalone Novarese, a Novara, e sfila fra febbraio e marzo. Il costume di Re Biscottino è un impeccabile frac con cilindro nero e una redingote verde con decorazioni chiaramente ispirate ai biscotti, cioè al prodotto che ha fatto la fortuna della città.
Nel 1872 Novara si chiamò Biscottinopoli
La data è precisa: nel 1872 Novara diede vita a una nuova tradizione popolare destinata a diventare simbolo della città, il Carnevalone Novarese, e con esso nacque Re Biscottino, figura centrale della festa e incarnazione dello spirito carnevalesco.
Un comitato composto da commercianti, professionisti ed esponenti della nobiltà prese l'iniziativa di dare vita a un «rinnovato Carnevale»: lo scopo era dare sfogo al clima di euforia che si era creato per i cambiamenti sociali e, per farlo, era necessario creare una nuova maschera. La città, «evidentemente su richiesta delle ormai importanti pasticcerie», venne ribattezzata Biscottinopoli in onore dei rinomati biscotti di Novara, e la maschera nacque per valorizzare il biscotto tipico, che stava avendo un grande successo di mercato.
Prima di lui c'erano il Gògnin e lo Sciavatìn, l'anima ruspante della tradizione, le figure popolari che portavano lo sberleffo e l'allegria autentica fra le vie del borgo: «l'ultima apparizione della maschera di Sciavatin avviene nel 1872, ma nello stesso anno viene sostituita da quella di Re Biscottino».
Il dolce che gli ha dato il nome
Per capire il costume bisogna sapere che cosa sono i biscottini. La ricetta fu inventata da alcune monache verso la metà del 1500 ed è rimasta pressoché invariata: nei conventi le suore confezionavano per il vescovo uno speciale pane dolce, piccolo e senza lievito, quindi non fermentato. Gli ingredienti erano semplici — uova, zucchero, farina — ma a quel tempo preziosissimi, soprattutto lo zucchero, e quei dolci erano doni destinati al clero romano e agli alti prelati.
Per la loro forma minuscola vennero detti «biscottini delle monache», o anche «biscottini di San Gaudenzio». Il nome tecnico viene dal metodo: estratti dal forno, venivano staccati dalla carta e fatti essiccare per circa mezz'ora alla temperatura di 50° C, subendo così una seconda cottura — dal latino bis coctus, cotto due volte.
Poi il dolce esce dal convento. Con la soppressione dei conventi da parte di Napoleone le monache trovarono ospitalità presso le famiglie nobili, diffondendo la ricetta; il farmacista-droghiere Prina cominciò a produrli per malati e convalescenti; nel 1860 il pasticcere Carlo Grassini adottò un nuovo sistema di cottura, con l'impasto posto sulla «carta paglia», che dava al biscotto un bordo un po' scuro e lo rendeva croccante. Nel 1852 aveva già iniziato la sua attività Luigi Camporelli, che produceva solo biscottini e li confezionava a due a due; nel 1937 si stabilì in città Mario Pavesi, che con la sua fabbrica lanciò in tutto il mondo i «Pavesini».
Un re riconosciuto da Umberto I
Il costume del Re è «chiaramente vestigia del 700», ed è vario: ce ne sono di estivi e di invernali. Oltre al frac e alla redingote verde, il Re porta sempre con sé la corona e lo scettro, ed è sempre accompagnato dalla sua cara consorte, la Regina Cüneta, che rappresenta il lato civile della coppia — mentre Biscottino simboleggia la prosperità economica.
E c'è un timbro ufficiale che poche maschere possono vantare: il riconoscimento più prestigioso arrivò nel 1888, quando Umberto I concesse a Re Biscottino lo status di figura regale del Carnevale cittadino.
Dodici re in centocinquant'anni
Il primo Re Biscottino fu l'artista Arturo Merati, maestro di simbolismi e visioni oniriche, fondatore fra le altre cose del Velo Club Velocipedistico: nominato «Re Biscottino I», fu «il primo storico custode delle chiavi della città». Sua è anche l'opera che celebra l'unione fra opposti, «l'incontro tra l'innocenza del fanciullo (Biscottino) e la forza creativa del caos (Madama Follia)» — perché nel 1872 al Re fu data in moglie proprio Follia, interpretata ancora da un uomo «perché così volevano le usanze di quei tempi».
Dopo la Grande Guerra vennero personaggi di gran spicco: il marchese Giulio Tornielli, il pittore Rinaldo Lampugnani e suo figlio Achille, notissimo medico e chirurgo. Dopo la Seconda Guerra la maschera «riprese colore» con il giornalista e attore Cesare Tamagni, poi con Eugenio Pistone, organizzatore di manifestazioni sportive, e con Giulio Genocchio, avvocato e notissimo poeta dialettale.
Nel 1981 «Ricu» Enrico Tacchini rilevò la corona, undicesima persona a vestire i panni del provvisorio monarca cittadino, e la tenne per vent'anni: fu lui a riportare in auge le glorie del Carnevale novarese, «riscattando tempi piuttosto bui e scuotendo la tradizionale indifferenza dei novaresi». Gli succedette Sandrino Berutti, classe 1938, «Re Biscottino XII» in carica dal 2002, molto impegnato in trasmissioni radiofoniche e televisive, che passava il suo tempo carnevalesco soprattutto in visita alle case di riposo per anziani, agli ospedali e nelle scuole. Malato, «abdicò» nel 2017 a favore di Renato Sardo, prima di lasciarci nel novembre dello stesso anno.
Le chiavi della città, in Piazza Cavour
Il momento che apre il carnevale è una cerimonia: il sindaco consegna le chiavi della città a Re Biscottino, e da lì partono i festeggiamenti, che si concludono martedì grasso. Il corteo ha un percorso preciso: parte dal cavalcavia di San Martino, poi prosegue lungo Via Andrea Costa, Via XX Settembre, Barriera Albertina, Baluardo Quintino Sella e Piazza Cavour, dove avviene la consegna.
Attorno al Re si muove una corte che qualcuno deve costruire: una cinquantina di studenti del liceo artistico Casorati, con le insegnanti e la collaborazione del maestro naïf Alfredo Vallese, si sono occupati dell'allestimento della «corte mobile» di Re Biscottino e della Regina Cunetta — un'edizione l'ha voluta ispirata al castello di Harry Potter — mentre a Novara arrivano gruppi folcloristici da tutta Italia. Non è sempre stato così sontuoso: a fine Ottocento e per buona parte del Novecento «si sono registrate sfilate di carri costruiti "alla buona" da volonterosi artigiani, oppure acquistati da carnevali di altre città».
«Re Biscottino appartiene solo alla città di Novara».