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Re Peperone a Carmagnola - Disegnato nel 1952 dal fumettista Sebastiano Craveri

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Re Peperone — Re Povron, con la sua compagna la Bela Povronera — è la maschera di Carmagnola, in provincia di Torino, in Piemonte. La maschera della Città del Peperone «è stata ideata nel 1952 dal fumettista Sebastiano Craveri», carmagnolese. In costumi rosso scarlatto, con abiti dell'epoca del Re Sole, la coppia guida la sfilata delle maschere per le vie della città: a carnevale, fra febbraio e marzo, insieme ai carri del Martedì Grasso, e alla Fiera Nazionale del Peperone, dove riceve dal sindaco le chiavi della città.

Il 1952, il Settembre Carmagnolese e una Regina Tomatica

«La maschera nasce nel 1952 durante la manifestazione "Settembre Carmagnolese", ora denominata Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola». A crearla fu la Pro Loco, e lo scopo era dichiarato: «celebrare il peperone simbolo della città».

La storia delle maschere carmagnolesi va «dall'esordio nel 1952, quando la Povronera si chiamava Regina Tomatica, alla ripresa della tradizione nel 1982 fino ai giorni nostri». In dialetto la coppia è quella che tutti conoscono: Re Povron con la sua compagna Povronera.

La maschera «ha cominciato ad assumere un ruolo importante nelle manifestazioni carmagnolesi dal 1982 grazie ad Adriano Berardi, all'epoca presidente della Pro Loco».

Rosso scarlatto, con abiti dell'epoca del Re Sole

Gli abiti sono «realizzati con tessuti colore rosso, blu e giallo, dell'epoca Re Sole», e in strada «Re Povron e la Bela Povronera, nei loro costumi rosso scarlatto, guidano la sfilata delle maschere per le vie di Carmagnola.»

«Ad accompagnarli si sono uniti anche i sei figuranti del gruppo "La cucina di Corte"».

Le chiavi della città, e il ritorno dell'investitura alla Fiera

Nella cerimonia di investitura il sindaco «consegnerà simbolicamente le chiavi della città alle maschere carmagnolesi».

«L'investitura ufficiale delle due maschere cittadine da quest'anno si terrà nuovamente, come avveniva un tempo, durante la Fiera e non più nel periodo del Carnevale.»

Il programma prevede la «presentazione delle 300 maschere ospiti e sfilata per le vie cittadine, accompagnate dai "Tamburini" del Gruppo Storico "La Castellata" di Chiaverano»; alla ricorrenza partecipano «più di 250 figuranti di oltre 50 Comuni», e le maschere ospiti arrivano «accompagnate dal Gruppo sbandieratori e musici Borgo Santa Rosalia di Alba», con intrattenimento sul palco di piazza Sant'Agostino.

A Carnevale il ruolo resta lo stesso: Re Peperone e la Bela Povronera sono «come sempre protagonisti» del Carnevale di Carmagnola, con «le consuete visite alle case di riposo e la sfilata insieme ai carri nel pomeriggio del Martedì Grasso» — carri che arrivano anche da Nichelino, Piobesi Torinese, Racconigi e Roletto, insieme a quello dei Tetti Grandi.

Una maschera registrata al Ministero

«Nel 2018 la maschera di Re Peperone ha ottenuto la certificazione ufficiale, con registrazione di nome e marchio al Ministero dello Sviluppo Economico e l'inserimento nel Registro delle Maschere Italiane», edito dal Coordinamento nazionale maschere italiane, a cura di Marzio dall'Acqua.

Le due maschere sono anche «iscritte al Centro nazionale coordinamento Maschere Italiane e all'Associazione Maschere Internazionali Personaggi Storici e Folkloristici». E sono finite in un libro: alla Palazzina di Caccia di Stupinigi è stato presentato «L'insostenibile leggerezza dell'essere Mask», pubblicato dall'Associazione Maschere Internazionali, dove le pagine dedicate al Re e alla Bela — «tradotte anche in inglese, francese e tedesco» — ne riportano la storia e citano i peperoni quali «eccellenza agricola del territorio».

Quasi duemila uscite, e ventidue Povronere

Chi indossa oggi il costume fu scelto dalla Pro Loco nel 1991, quando aveva 35 anni, e il bilancio lo ha raccontato lui stesso: «in questo trentennio ho fatto quasi duemila uscite, a Carmagnola, in Piemonte e in altre regioni, e al mio fianco si sono avvicendate ventidue Povronere, che ricordo con grande piacere.»

La città gli ha dedicato una mostra in Municipio, «I trent'anni di Re Peperone», organizzata «per quadri, uno per ogni anno, dal 1991 a oggi, con foto e ritagli di giornali, manichini vestiti con la giacca della Carmagnole, con i costumi di Re Peperone, della Bela Povronera e altri costumi, oggetti, un video con filmati e alcune canzoni popolari». «Oggi i personaggi che presenziano all'investitura a Carmagnola sono triplicati.»

L'ortaggio che sta sotto la corona

La pianta del peperone «giunse a Carmagnola all'inizio del Novecento, introdotta dal lungimirante orticoltore Domenico Ferrero di Salsasio» e trovò un ambiente particolarmente favorevole; poi il lavoro dei contadini, «che ne selezionarono varietà autoctone tramandandosi i semi di padre in figlio», l'ha portata «a livelli di eccellenza premiati da vari riconoscimenti, dall'Igp al Presidio Slow Food per il tipo "lungo o corno di bue"».

Le tipologie autoctone sono quattro, rosse o gialle: il quadrato, a 3 o 4 punte; il lungo o corno di bue, conico molto allungato; la trottola, simile a un cuore; il tumaticot, tondeggiante e schiacciato ai poli come un pomodoro. Il prodotto è tutelato da un Consorzio, il cui logo è un ortaggio rosso stilizzato, e viene celebrato «da più di sessant'anni con una grande sagra di fine estate».

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