Regina Papetta e Conte Tizzoni a Crescentino - La coppia annunciata il 6 gennaio con la Pifferata
La Regina Papetta e il Conte Tizzoni sono le due maschere ufficiali della Città di Crescentino, in provincia di Vercelli, in Piemonte, e guidano il carnevale cittadino, fra febbraio e marzo; la coppia che le interpreta viene annunciata il 6 gennaio. «Al calar della sera del 6 gennaio, da piazza Caretto parte la Pifferata», l'appuntamento che segna l'apertura dei festeggiamenti carnevaleschi: è lì che la città scopre chi sarà per un anno la Regina Papetta e chi il Conte Tizzoni. Le due figure vengono da un episodio del 1529, quando secondo la leggenda la figlia del mugnaio del Mulino Stella tagliò la testa al tiranno Riccardo IV Tizzoni mentre il popolo insorgeva.
Due maschere che vengono da una notte del 1529
I due personaggi nascono da un fatto, non da un'idea: «le due maschere principali, la Papetta e il Conte Tizzoni, prendono spunto da un evento realmente accaduto nel 1529», quando il signorotto locale Riccardo IV Tizzoni vessava la popolazione «con soprusi ed angherie, oltre a nuovi pesanti balzelli, quali la tassa della molitura del grano, la tassa sul sale e la tassa sul transito nelle sue borgate», e impose lo «ius primae noctis» — un diritto «elargito agli antenati della Casata dal Serenissimo Imperatore Federico I° di Svevia, detto il Barbarossa».
La leggenda racconta che nella notte fra il 14 e il 15 febbraio di quell'anno la figlia del mugnaio del Mulino Stella, fresca sposa che si trovava a Palazzo, «tagliò la testa al Tiranno proprio mentre il popolo iniziava la rivolta richiamato dal suono della campana della torre civica»; dal Canavese arrivarono in aiuto i rivoltosi di Vische. La giovane sposa «venne assurta a simbolo di Crescentino col titolo di Regina Papetta»: il nome, «secondo gli studiosi locali, le fu attribuito desumendolo dal frutto del mais da cui si ricava la farina per la polenta».
Di quella rivolta gli storici danno anche una definizione tecnica, che spiega perché il paese la ricordi ancora: «l'insurrezione armata, definita dagli storici l'ultima "jacquerie" piemontese, pur condotta senza un'adeguata preparazione militare, portò al completo sterminio di tutta la famiglia dei Conti Tizzoni, signori del luogo». Una sommossa che «obbediva alla forza della disperazione e perseguiva essenzialmente la rimozione dell'ingiustizia che aveva causato miseria, umiliazione e disprezzo».
Come si diventa Papetta e Tizzoni
Il ruolo tocca a persone della comunità, e non è una comparsata: «interpretare la Regina Papetta e il Conte Tizzoni non è solo un ruolo, è un grandissimo onore e una responsabilità che lega i prescelti alla storia vivente della nostra città.» Le due figure «sono il volto del Carnevale: incarnano la leggenda, guidano la festa e portano avanti una tradizione che dura da quasi un secolo».
Attorno a loro si forma ogni anno una corte con ruoli fissi: una damina e un paggetto di 9 anni, due dame e due armigeri, scelti fra i rioni della città — il Rione del Quattro Borgate, il Borgo Levante, il Rione Prajet. Il Conte, nel corteo storico, è scortato dai suoi due armigeri e da due guardie svizzere, con il gonfaloniere e gli stendardi dei rioni crescentinesi, accompagnati dal gruppo Trombe e Tamburi reali alla Corte di Re Arduino di Cuorgnè.
Spesso è una faccenda di famiglia. Greta Manca e Matteo Ferri, Regina Papetta e Conte Tizzoni, facevano «coppia nel Carnevale ma anche nella vita», e Greta era stata damina nel 2000, al fianco dell'allora Papetta Patrizia Milano. In un'occasione, «nella lunga storia del Carnevale Storico Crescentinese», per la prima volta due sorelle hanno interpretato la maschera ufficiale di Crescentino. La manifestazione, intanto, era ripresa nel 2012 dopo una pausa durata otto anni.
Panna, giallo o oro: il colore della polenta
Il costume ha una regola di colore che viene dal nome della maschera. «I costumi si rifanno agli abiti utilizzati nel XVI secolo», e «il costume indossato dalla Regina Papetta deve essere di colore panna, giallo o oro per ricordare il colore del mais da cui si ricava la farina per fare la polenta».
Chi quel costume l'ha già portato non sparisce: entra nella Magnifica Confraternita delle Regine Papetta e dei Conti Tizzoni, che partecipa alle cerimonie con i suoi membri «paludati con i tradizionali mantelli neri». Degli abiti resta anche una memoria esposta: in una mostra si vedono «gli abiti storici indossati dalle Regine Papetta e dai Conti Tizzoni nel corso dei decenni, oggetti iconici della festa e una ricca galleria di immagini che catturano i momenti più significativi delle passate edizioni».
Che cosa fanno, dal balcone alla pira
I compiti sono precisi e si dividono fra i due. Il Conte Tizzoni si affaccia dal balcone del Municipio «per dare lettura del famoso proclama dello "Ius primae noctis"»; la Regina Papetta viene incoronata «dalla loggia centrale del Palazzo Municipale», e più tardi legge il suo proclama dal balcone, seguito dai «tradizionali rintocchi della Campana dell'Alleanza Crescentino – Vische 1529».
Poi la coppia scende in strada: «passeggiata musicale della Regina Papetta e del Conte Tizzoni, con la loro corte, lungo le vie cittadine», insieme alle autorità civili di Crescentino e Vische. La sfilata è aperta «dal carro fiorito della Regina Papetta e del Conte Tizzoni, che regaleranno mimosa e caramelle a tutto il pubblico presente», e nei giorni della festa i due «faranno visita agli Enti, alle scuole e agli Istituti cittadini».
C'è infine un gesto recente, nato «per volontà del Direttivo de "I Birichin" ma ispirato agli antichi riti pagani e contadini di tutta Europa»: la pira «composta da fascine ed erica (simbolo di ottima fortuna e protezione)», accesa al culmine della sfilata in Piazza Garibaldi — e ad accenderla, con le torce, sono il Sindaco, la Regina Papetta e la Ravisera di Vische, «rinsaldando l'antica Alleanza del 1529».
Attorno a loro, nelle giornate grandi, arrivano gli ospiti: la Ravisera di Vische, «maschera ufficiale del Comune canavesano alleato con Crescentino sin dal 1529», il Duca Gian Galeazzo Visconti di Castelnuovo del Garda, Gianduja e Giacometta dell'Associassion Piemonteisa, e «tante maschere ospiti provenienti dai principali carnevali piemontesi».