L'Uomo Corto a Sammichele di Bari e il setaccio sulla testa
L'Uomo Corto — l'hom(e)n(e) curt(e) in dialetto locale — è la maschera tradizionale di Sammichele di Bari, in provincia di Bari, in Puglia, e anima i festini del Carnevale sammichelino. Si costruisce con tre oggetti di uso comune nel mondo contadino: un setaccio calato sul capo di un adulto, un sacco di juta che lo ricopre sino ai fianchi e un manico di scopa legato di traverso che funge da braccia, così che l'effetto finale sia quello di un contadino di piccola statura con la testa molto grossa. Ancheggiando al ritmo della pizzica, colpisce con le sue «braccia» chiunque si trovi nelle vicinanze e augura pioggia e fertilità ai campi.
Setaccio, sacco di juta e mazza di scopa
A Sammichele esiste una maschera tradizionale: l'hom(e)n(e) curt(e), di tipica estrazione contadina. Nel dialetto locale la si trova scritta anche come l'Omene Cuerte o l'ómene cùrte, e in italiano è semplicemente l'Uomo Corto.
La genialità di questa maschera è da cercarsi nel fatto che con pochi elementi, di uso comune nel mondo contadino — u farnal(e), u sacch(e) e la mazz(e) d(e) la scop(e) —, si riesce a creare un personaggio insolito e divertente.
Il montaggio è preciso. Ad un adulto di statura regolare viene posto sul capo un setaccio, u farnal(e), e quindi un sacco di juta che ricopre la persona sino ai fianchi; sempre ai fianchi viene legato trasversalmente un bastone, la mazz(e) d(e) la scop(e), che funge da braccia e su cui vengono infilate le maniche di una camicia ed una giacca, con dei guanti legati alle estremità del bastone che fungono da mani. L'effetto ottico finale è quello di un contadino di piccola statura e con la testa molto grossa.
L'abbigliamento viene poi completato con una coppola posta sulla testa, uno scialle o uno sgargiante fazzoletto legato al collo, una vecchia giacca abbottonata in corrispondenza della vita e, fissati a un passante dei pantaloni, la grossa chiave e la rasòl(e), la spatola per liberare i grossi scarponi dal fango; i calzoni sono di rozza fattura e gli scarponi segnati dalla terra secca, a rimarcare uno dei principali mestieri della popolazione sammichelina. Coperto per gran parte del corpo dal cappuccio di iuta, u sàcche, e con il setaccio, u farnàele, calato sulla testa, l'ómene cùrte risulta quasi irriconoscibile, con braccia rigide concluse da due guanti imbottiti che simulano mani ferme.
Esiste anche la versione femminile della maschera: «la fem(e)na cort(e)».
Un contadino piccolo e furbo
Quella testa sproporzionata non è solo una trovata comica: è un ritratto. Con quella testa così grossa, associata ad un vecchio paio di scarponi, la maschera sembra avvalorare l'antico detto relativo al contadino: «scarpa grossa e cervello fino». L'aspetto buffo richiama un'idea di astuzia e praticità, qualità essenziali nella vita agreste.
Il personaggio ha anche un carattere ben definito. Rappresenta un uomo di minuta statura, quale contadino miserabile ma furbo.
È una maschera che parla della comunità che l'ha inventata: personifica i valori di una comunità povera legata all'agricoltura e alla civiltà contadina, e ne sottolinea difetti e modi di fare della gente del paese. È simbolo dell'immaginario di un popolo contadino, ed è per questo che oggi è sintesi espressiva delle tradizioni e dei valori della città di Sammichele di Bari, incarnando insieme lo spirito goliardico e irriverente tipico del Carnevale e l'astuzia e la resilienza dei lavoratori agricoli.
Braccia rigide che augurano pioggia
In piazza l'Uomo Corto non sta fermo un attimo. L'hom(e)n(e) curt(e), ancheggiando, balla al ritmo della pizzica, e quel passo storto è parte della maschera quanto il setaccio.
Muovendosi e ballando, egli colpisce con le sue «braccia» chiunque si trovi nelle vicinanze e augura pioggia e fertilità ai campi.
Il suo posto naturale è la sala da ballo: durante il Carnevale sammichelino l'ómene cùrte anima i festini, le tradizionali sale da ballo, portando allegria e mantenendo viva una tradizione che affonda le sue radici nel XIX secolo. La maschera, del resto, è antica quanto la festa: è una maschera allegorica dalle origini antichissime, tanto quanto sono antichi i famosi festini di Sammichele in occasione dei festeggiamenti del Carnevale.
Dai Saturnali allo spirito del grano
C'è poi una lettura che porta la maschera molto più indietro del XIX secolo. In questa lettura l'Uomo Corto non è solo una figura di divertimento, ma un vero e proprio simbolo magico religioso: il Carnevale, con le sue maschere, riti e tradizioni, affonda le radici in antichissimi culti pagani legati alla natura, all'agricoltura e alla rigenerazione ciclica della vita.
Il filo parte da una divinità. Saturno, dio dell'agricoltura, secondo il mito, dopo essere stato detronizzato da Giove trovò rifugio in Italia, chiamata Saturnia Tellus (la Terra di Saturno); qui insegnò agli uomini l'arte dell'agricoltura, l'uso del falcetto e la coltivazione della vite. Il suo nome stesso deriva dal latino serere («seminare») o sata («campi seminati»), a sottolineare il suo ruolo di portatore di fertilità e abbondanza.
Poi c'è la parte più cupa, quella dei culti arborei. Nei culti arborei lo spirito della divinità non era identificato direttamente con l'albero o il raccolto, ma si credeva che vi dimorasse temporaneamente: quando l'albero veniva abbattuto o il grano mietuto, lo spirito si trasferiva in un animale o in un essere umano, che veniva quindi sacrificato per garantire fertilità e prosperità. Questo collegamento tra divinità, natura e sacrificio si riflette nei riti agrari di molte culture, da cui derivano tradizioni come la «Morte di Carnevale». Una delle credenze più diffuse legava la figura dello straniero: durante il periodo della mietitura un viaggiatore ignaro poteva essere scambiato per un'incarnazione del dio e, per questo, sacrificato.
Piccola statura e il senso di monstrum
In questa chiave anche la statura della maschera vuol dire qualcosa. La «piccola statura» e l'aspetto grottesco riflettono non solo la tradizione carnevalesca di sovvertire l'ordine naturale e sociale — un tratto che discende dai Saturnali romani — ma anche il «mostruoso» che andava sacrificato per la comunità; e con il termine monstrum si intende il suo significato primigenio, che non aveva inizialmente il senso negativo che spesso associamo, ma indicava un evento straordinario, qualcosa che si manifestava, da monstrare, «mostrare», come segno divino.
Così l'hom(e)n(e) curt(e) simboleggia la ciclicità della vita vegetativa: rappresenta l'abbondanza e la vitalità che precedono la morte simbolica, necessaria per rinnovare i cicli naturali. Attraverso la sua figura grottesca, Sammichele di Bari mantiene viva una tradizione che collega il presente ai culti arborei del passato, celebrando la vita, la natura e la comunità.