Burlamacco a Viareggio - Otto anni di manifesti prima di avere un nome
Il disegno esisteva, la maschera no. A Viareggio, in Toscana, «Burlamacco fu una mia invenzione del 1930», raccontò Uberto Bonetti in un'intervista; ma ideata in occasione del manifesto per il Carnevale del 1931, passarono ben otto anni prima che a quel disegno gli fu attribuita «un'identità»: fino ad allora il pagliaccio biancorosso girava sui manifesti senza chiamarsi in nessun modo.
Un puzzle di indumenti rubati
Il costume non è un'invenzione da zero, ed è dichiarato apertamente: Bonetti disegnò il pagliaccio con un «puzzle» di indumenti rubati alle varie maschere italiane. Il conto è preciso e sempre lo stesso in tutte le fonti: il cappello di Rugantino, il mantello del dottor Balanzone, il costume a scacchi stile Arlecchino, la gorgiera bianca alla Capitan Fracassa (o Capitan Spaventa) e il bottone bianco del Pierrot francese.
Il risultato è «un simbolo, volendo un marchio, la cui forma essenziale, nel tratto e nei colori, in tutti questi decenni non ha mai perso di freschezza e attualità». Ogni pezzo viene da una città diversa — Rugantino da Roma, Balanzone da Bologna, Arlecchino da Bergamo, Capitan Fracassa dalla Liguria — e il risultato è una maschera che rappresenta tutti e nessuno, ma che identifica invece pienamente Viareggio e il suo Carnevale.
Sul cappello, però, non tutti dicono la stessa cosa: c'è una fonte che lo lega non a Rugantino ma a Lucca, sostenendo che il cappello che Burlamacco indossa è quello usato dagli ambasciatori di Lucca e i suoi colori, bianco e rosso, richiamano quelli della città.
La tuta futurista
Il resto della figura è figlio del suo tempo. È caratterizzato da una tuta tubolare in stile futurista a rombi biancorossi, un bottone bianco sulla pancia, un alto bicorno rosso, mantello nero e faccia truccata da clown, evocante la risata e lo scherzo.
Non è un'impressione: la maschera nasce dopo almeno un paio di anni di studi ed elaborazioni che risentono chiaramente del clima futurista di quegli anni ed in modo particolare della Tuta di Thayaht. E il mare c'entra quanto il futurismo, perché a ispirare il disegno furono le maglie dei bagnini, l'ombrellone a strisce bianche e rosse, l'azzurro del mare e del cielo, insieme ai particolari del tipico abbigliamento dei pescatori, le mantelle di incerato color petrolio, e la nota scura «della pece dei calafati in contrapposizione alla luce, al giorno, al sole».
Le due anime della città
Sul manifesto del 1931 Burlamacco non è solo. Comparve accompagnato per la prima volta da Ondina, che impersona la stagione balneare e la città in estate, e le due figure sono ritratte mentre giungono dal mare, camminando sui moli paralleli di Viareggio.
Il motivo è che la città ne ha due, di facce, e il Comitato le voleva tutte e due nel manifesto: la Darsena dei marinai e dei pescatori, dei costruttori di natanti, e la Passeggiata con i grandi alberghi, i caffè, la mondanità. Ondina è una bagnante in perfetto stile anni Trenta, con tanto di castigatissimo costume, modificato poi solo nel 1980 per ridurlo ad un bikini più adatto ai tempi moderni: un modo, secondo chi ha studiato la figura, per omaggiare la vocazione turistica della città, già forte a quell'epoca e rimasta tale ancora oggi.
Il destino delle due figure però si è diviso presto: dopo la guerra Burlamacco ritornerà su un manifesto di Carnevale solamente nel 1946, mentre Ondina non apparirà più prima del 1980.
Da dove viene il nome
Il nome arriva nel 1939, e la cerimonia fu solenne: venne ufficializzato il battesimo della maschera su una pergamena, firmata da Bonetti e controfirmata dai rappresentanti del Comitato, dell'Azienda turistica e del Dopolavoro.
Sull'origine della parola le ipotesi sono quattro, e nessuna esclude le altre. Il nome Burlamacco, un richiamo della «burla» carnevalesca, ha diverse ascendenze: «Burlamacca» è il canale che attraversa la città di Viareggio. Poi c'è la pista letteraria, il pittore fiorentino Buffalmacco, personaggio anche del Decameron di Boccaccio; c'è l'ipotesi dello pseudonimo che lo stesso Bonetti usava in certe opere; e c'è la pista storico-politica di Francesco Burlamacchi, uomo politico di spicco della Repubblica di Lucca, vissuto nella prima metà del Cinquecento — lo stesso cognome da cui già derivava il nome del canale.
Il veglione del Teatro Eden
C'è un episodio che, a detta dell'autore, contribuì più di tutto a far conoscere le due figure. Per il Carnevale del 1931 gli fu chiesto di disegnare un manifesto con le due maschere a grandezza naturale, e il cartellone fu posto sul palcoscenico del Teatro Eden, dove allora si tenevano i veglioni.
All'apertura della serata davanti alle due maschere si erano posti due ballerini con indosso lo stesso costume, e quando le luci si accesero i due ballerini si staccarono dal cartellone e scesero in platea fra la folla. Bonetti stesso non ne sapeva nulla: fu una trovata degli Zacconi, e quel cartellone restò in teatro per diversi anni. Quando Ermete Zacconi tornò da una tournée in Sud America e Bonetti provò a schivarne gli elogi, l'attore gli disse: «Ma non lo sa che cosa ha fatto lei per Viareggio, avere finalmente una sua maschera!».
Le modifiche, e il museo
Uberto Bonetti, nato a Viareggio il 31 gennaio 1909, vinse il concorso per la creazione di un simbolo per i manifesti del Carnevale, e quel simbolo è rimasto in piedi, ma non del tutto immobile. La prima modifica avvenne nel manifesto del 1967, sempre per mano di Bonetti, che fece ricorso alla tecnica del finto collage, alternando i colori bianco e rosso ai colori bianco e nero; la seconda nel manifesto del 1973, facendogli indossare un costume a scacchi quadrati.
Poi è entrata nei musei. Il 21 dicembre 1988 Burlamacco entra, come maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, al Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma con il vestito realizzato dalla Casa Mode Cerratelli di Firenze e la testa in cartapesta prodotta dai carristi viareggini. Un altro Burlamacco in cartapesta, una figura monumentale in carta a calco, è esposto al Musée de l'Homme di Parigi.
Una maschera che dà il nome a un festival
Il nome è diventato anche un marchio della vita cittadina. Il Festival di Burlamacco è una kermesse canora organizzata dal Movimento dei Carnevalari che apre il mese carnevalesco come un «aperitivo di Carnevale», con dodici canzoni nuove selezionate fra le proposte presentate e oltre cento volontari al lavoro; al vincitore va un Burlamacco in cartapesta, copia esatta della statua di piazza Mazzini in scala ridotta.
Dietro c'è un patrimonio poco noto: la musica carnevalesca accompagna il Carnevale di Viareggio da oltre un secolo, e si stima un patrimonio di oltre 10.000 canzoni popolari, che porta Viareggio ad essere la seconda città italiana, dopo Napoli, per numero di canzoni di questo genere. Il carnevale che Burlamacco rappresenta, del resto, attrae ogni anno più di seicentomila visitatori, e la sua storia comincia molto prima di lui: nel 1873, con una sfilata di carrozze in via Regia.