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Maschere · Umbria

Chicchirichella ad Avigliano Umbro - Canta solo di mattina perché la sera è già ubriaco

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Chicchirichella è una delle maschere di Avigliano Umbro, in provincia di Terni, e si vede nei giorni di Carnevale, fra febbraio e marzo. È un canterino che porta sempre a tracolla il liuto e infilata nel cappello una piuma d'oca, che gli serve per scrivere di getto le sue canzoni: canta solo di mattina perché la sera è già ubriaco. Il suo abito è fatto della stoffa a rigoni, fodera dei materassi contadini umbri, e la maschera nasce da un'antica filastrocca tramandata oralmente, insieme a Rosalinda, Nasotorto e Nasoacciaccato.

Il liuto e la piuma d'oca

Gli oggetti sono due, e non li lascia mai. Porta sempre a tracolla sulle spalle il suo strumento, il liuto, dal quale mai si separa, e porta infilata nel cappello una piuma d'oca, che gli serve per scrivere di getto le sue canzoni.

Il liuto non è solo uno strumento: è l'oggetto che, come la coperta di Linus, lo conforta e rassicura. La piuma serve quando l'ispirazione arriva all'improvviso, e con quella ammalia ogni passante con il suo liuto e canto mattutino.

La sua condizione è riassunta in tre parole: la strada è la sua dimensione, la musica la sua espressione, la vita libera la sua condizione.

«È intelligente ma non si applica»

Il ritratto psicologico è impietoso e affettuoso insieme. Creativo, vivace, intelligente, spiritoso e stravagante, vive a stento della sua musica; ed è un vagabondo esuberante, creativo e divertente, ma talmente pigro che non riesce a sfruttare appieno le sue qualità e il suo potenziale.

Chi ha costruito la scheda della maschera la riassume con una frase da pagella: la sua personalità si può riassumere nella famosa frase «è intelligente ma non si applica». Istrionico e infantile, vive una dimensione bohemienne dove ci si nutre di libere emozioni e si rifiuta ogni tipo di regola e condizionamento.

Il modello è dichiarato: è l'espressione del modello Peter Pan che rifiuta di diventare adulto e finisce col restare sempre infantile, anche nella vecchiaia — un vero Peter Pan made in Umbria. E ha un prezzo: piuttosto che diventare Uomo e prendere coscienza delle responsabilità e dei limiti della condizione umana, vive sacrificando l'evoluzione di sé e la possibilità di costruire rapporti affettivi stabili.

L'osteria del Cicchio, e Rosalinda

Campa di espedienti, e ha un posto fisso: spesso si incontra all'osteria del Cicchio col compare di merende Nasoacciaccato, che è insieme amico e rivale.

Il triangolo è il motore di tutte le storie delle maschere aviglianesi. La sera è quasi sempre ubriaco, vizio questo che copre la coscienza dei suoi limiti e non gli consente di progredire nel rapporto con Rosalinda, della quale è anche lui innamorato. Rosalinda, dal canto suo, è affascinante, gentile ma anche scaltra e adescatrice, e porta sempre con sé un ventaglio che, nei momenti in cui la libertà di espressione è limitata da inflessibili usanze morali, diventa un vero e proprio strumento di divulgazione e comunicazione.

Un abito fatto con la fodera dei materassi

Il costume ha una scelta di stoffa che dice tutto del suo status: il suo abito è fatto della stoffa a rigoni, fodera dei materassi contadini umbri. I colori sono l'arancio e l'avorio.

Nel dettaglio: giacca e braghe fin sotto al ginocchio con risvolto, nel tessuto della fodera che si usava per i vecchi materassi contadini ripieni di erbe, a rigoni color avorio alternati con altri dal ruggine al marrone; una cinta di cuoio tiene la giacca stretta ai fianchi, con una scarsella per tenere i suoi averi; calze avorio e scarpe in cuoio chiaro; un cappello aranciato con una lunga falda sul davanti e una penna d'oca infilata di lato per poter scrivere; un corto mantello di tessuto color ruggine, che gli svolazza vivacemente addosso, e un collo bianco guarnito di un piccolo pizzo, arricciato a mo' di gorgiera.

Sul viso, maschera in cuoio di colore marrone scuro, dal naso zannesco lungo e appuntito. Lo stile ricalca il periodo fine XVII secolo: un abito sobrio e al contempo stravagante, che rispecchia il suo status sociale di artista.

Nato da una filastrocca

Chicchirichella non è arrivato da una tradizione teatrale, ma da una nenia per bambini. Da un'antica filastrocca tramandata oralmente, Oliviero Piacenti e Paola Contili hanno riportato in vita quattro maschere tipiche umbre: Rosalinda, Nasotorto, Nasoacciaccato e Chicchirichella.

La filastrocca fa così: «Chi è morto? Nasotorto. E chi l'ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda…». La filastrocca risale al XVI-XVII secolo ed era diffusa in una vasta area che va da Deruta a Todi, Massa Martana, Acquasparta, Montecastrilli, San Gemini, Amelia, Terni e Narni. Quei nomi sono stati usati frequentemente dalla fantasia popolare come soprannomi, in particolare quello di Chicchirichella.

Ogni maschera è legata a un rione del paese: Chicchirichella nasce nel rione Castelluzzo in Avigliano Umbro, Nasotorto in quello della Madonna delle Grazie, Nasoacciaccato in Sant'Egidio, Rosalinda a Pian dell'Ara.

Iscritte all'anagrafe nel 2015

Il passaggio da filastrocca a maschere ufficiali ha una data e un atto formale. Le quattro figure sono state trascritte nell'anagrafe del Comune di Avigliano Umbro in data 1 febbraio 2015 con una solenne cerimonia pubblica, e adottate ufficialmente dal Consiglio Comunale di Avigliano Umbro nel 2015; l'anno successivo sono state presentate a Perugia dalla Presidente della Regione Umbria.

Chi le ha costruite ci ha messo dentro più di un costume: «ogni maschera ha una storia, una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, un corpo di popolare bellezza, abito singolare tradizionale, dialetto e gusto peculiare umbro». La giornata di carnevale, ad Avigliano, si chiude in Piazza Piave con il rito simbolico del rogo di Pippinaccio, il diavoletto tentatore del Carnevale. Il dialetto che parlano è un insieme di lingue che vanno dall'Alta Valle del Tevere alla Conca Ternana, frutto di una ricerca nell'area dove le maschere sono collocate per nascita e parentele.

Anche la tavola è assegnata per personaggio: Chicchirichella non disdegna un bel piatto di fave cottore cucinate con una croccante «barbazza», il guanciale di maiale. E a Montecastrilli — che per genealogia è il paese della sua maschera — è nato un dolce che porta il suo nome, ispirato alla maschera e fatto a ricordare il suo cappello.

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