Nasoacciaccato ad Avigliano Umbro - Il fagotto sul bastone e le due piume di fagiano
Nasoacciaccato è una delle quattro maschere di Avigliano Umbro, in provincia di Terni, in Umbria, e capitana il rione Sant'Egidio nel carnevale del paese, fra febbraio e marzo. Non si separa mai dal bastone su cui è annodato un fagottello fatto «con il tipico fazzoletto contadino a quadri scuri», e in quel fagotto c'è tutto quello che possiede. Nasce da un'antica filastrocca umbra tramandata oralmente, riscoperta da Oliviero Piacenti e Paola Contili, ed è stato trascritto nell'anagrafe del Comune il 1 febbraio 2015.
Un imbroglione simpatico
È un «burlone incallito, rissoso per natura e ingannatore per vocazione», «un uomo scaltro e imprevedibile, un autentico spirito libero che rifugge vincoli e costrizioni di qualsiasi tipo». La sua esistenza «è un continuo vagabondare».
La sua intelligenza «è affilata e arguta, ma viene spesso messa al servizio di intenzioni non propriamente nobili: è un bugiardo incallito, un manipolatore esperto, e spesso incline alla rissa, incapace di gestire le proprie emozioni». In compenso è un affabulatore, «e per questo è capace di farsi ben volere dagli altri»: le sue giornate «si consumano tra locande e osterie».
È «un eroe azzeccagarbugli, nullatenente, nullafacente ma anche tuttofare», «tuttofare di mestieri più o meno leciti», e «è l'archetipo dell'eroe imbroglione, frequente nelle fiabe e nelle leggende popolari di tutto il mondo».
Bianco e azzurro, con una parvenza di nobiltà
Il costume è costruito su due colori, «il bianco e l'azzurro». Porta una camicia bianca di cotone pesante «dalla forma comoda con maniche larghe», pantaloni al polpaccio «a sottili righe bianche e azzurre» trattenuti da una cintola di cuoio, calze nere e scarpe di cuoio chiaro «dalla fattura modesta e consumata».
Il cappello è blu notte, «ornato da due piume di fagiano», e aggiunge «un tocco di stravaganza, conferendo al personaggio una parvenza di nobiltà che non si sposa però con la sua condizione materiale». Il mantello, invece, è fatto «con grossi quadri di lana cuciti insieme», materiale che «richiama le tradizioni delle famiglie contadine umbre». L'insieme guarda «verso la fine del XVII secolo».
Il compare, e la rivale in amore
È «il compagno inseparabile di Chicchirichella, con cui condivide avventure rocambolesche e astuti imbrogli», e il rapporto è doppio: amico e insieme «rivale in amore», perché tutti e due vogliono conquistare Rosalinda.
Il suo amore è Rosalinda «anche per il fatto che questa potrà essere l'erede di Nasotorto», il possidente avaro dell'altro rione. Anche a tavola ha il suo piatto: «ama i manfricoli conditi con pecorino e salsicce».
Nato da una filastrocca, in anagrafe dal 2015
Le quattro maschere di Avigliano Umbro vengono da una filastrocca: «Chi è morto? Nasotorto. E chi l'ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda…»
È «una filastrocca risalente al XVI-XVII secolo», tramandata oralmente «anche se in forme diverse» in un'area vastissima — da Deruta a Todi, Massa Martana, Acquasparta, Montecastrilli, San Gemini, Amelia, Terni, Narni — e da lì Oliviero Piacenti e Paola Contili hanno «riportato in vita quattro maschere tipiche umbre», con «una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, abito singolare tradizionale, dialetto e gusto peculiare umbro».
Sono state «trascritte nell'anagrafe del Comune di Avigliano Umbro in data 1 febbraio 2015, con una solenne cerimonia pubblica», e adottate dal Consiglio comunale. Sono le prime maschere di carnevale dell'Umbria e «tra le pochissime in Italia ad essere state create dai personaggi delle filastrocche locali».
Ciascuna al suo rione
Ogni maschera appartiene a un pezzo di paese, e Nasoacciaccato è quella del rione Sant'Egidio — mentre Nasotorto è della Madonna delle Grazie, Chicchirichella del Castelluzzo e Rosalinda di Pian dell'Ara. Nel carnevale di Avigliano Umbro, «ispirato alla commedia dell'arte», i rioni si sfidano nella Battaglia dei Rioni, «sfilata mascherata a suon di burle, frizzi lazzi ed intrallazzi»: «ogni rione in gioco sarà capitanato dalla maschera umbra corrispondente ed accompagnato da un sostanzioso gruppo di sostegno che sventolerà i colori rionali e concorrerà per vincere il Palio».
Nell'ottobre del 2015 le quattro maschere si sono esibite «al Kip Pavilion delle Nazioni Unite» dell'Expo di Milano.
Parlano tutte lo stesso dialetto costruito a tavolino sul parlato vero: «un insieme di lingue che vanno dall'Alta Valle del Tevere alla Conca Ternana», recuperato «soprattutto confrontandosi con le persone più anziane».