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Maschere · Umbria

Rosalinda ad Avigliano Umbro - Il ventaglio tenuto al polso con un filo di raso

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Rosalinda è una delle quattro maschere umbre della Commedia dell'Arte di Avigliano Umbro, in provincia di Terni, ed è la maschera del rione Pian dell'Ara: a Carnevale capitana il suo rione nel Palio fra i quattro rioni del borgo. C'è un oggetto che non lascia mai, e non è un ornamento: un «ventaglio di legno color ciano con disegno floreale, che tiene sempre al polso legato con un filo di raso». Se ne fa vento nei momenti di imbarazzo, ma quel ventaglio è soprattutto un modo di parlare senza parlare. È nata da una filastrocca del XVI-XVII secolo, riportata in vita da Oliviero Piacenti e Paola Contili, ed è stata trascritta nell'anagrafe del Comune di Avigliano Umbro il 1 febbraio 2015.

Una filastrocca per quattro rioni

Rosalinda è una maschera umbra della Commedia dell'Arte e ha un indirizzo preciso: «nasce nel rione Pian dell'Ara in Avigliano Umbro», ispirata «a una persona realmente esistita».

Non è sola: le maschere aviglianesi sono quattro e rappresentano i quattro rioni del borgo — «Nasoacciaccato è nato nel rione Sant'Egidio, Chicchirichella è del rione Castelluzzo, mentre Nasotorto viene da Madonna delle Grazie, e Rosalinda è di Pian dell'Ara». Vengono tutte dallo stesso posto: una filastrocca «risalente al XVI-XVII secolo, che è stata la nenia di molti bambini, tramandata oralmente di generazione in generazione» in una vasta area che va da Deruta a Todi, da Massa Martana ad Acquasparta, da San Gemini ad Amelia, Terni e Narni.

La filastrocca finisce proprio con lei: «Chi è morto? Nasotorto. E chi l'ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda…».

A riportarle in vita sono stati Oliviero Piacenti e Paola Contili: lui ha lavorato «sulla base di antiche filastrocche narrategli dalla madre», lei — pittrice — è l'autrice dei costumi, realizzati «con il coinvolgimento di attività artigianali locali e di un buon numero di aviglianesi». Piacenti lo spiega così: «ogni maschera ha una storia, una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, un corpo di popolare bellezza, abito singolare tradizionale, dialetto e gusto peculiare umbro»; le quattro «hanno la presunzione di diventare i cantori e i narratori dell'Umbria».

E hanno una data di nascita anagrafica, non metaforica: le maschere «hanno un padre, una madre, una zia e tantissimi padrini e madrine» che «sono stati trascritti nell'anagrafe del Comune di Avigliano Umbro in data 1 febbraio 2015 con una solenne cerimonia pubblica»; adottate ufficialmente dal Consiglio Comunale nel 2015, l'anno successivo sono state presentate a Perugia.

Il pettegolezzo e il ventaglio, che sono armi

Il ritratto è quello di una che sa il fatto suo. Rosalinda «riassume in sé il fascino, la gentilezza, la grazia femminile, ma anche l'astuzia e la seduzione»: è «affascinante, gentile ma anche scaltra e adescatrice», e «consapevole del suo fascino è capace di pilotare un gioco d'amore sempre a proprio favore».

Il gioco ha due giocatori fissi. È «lontana e unica nipote di Nasotorto, del quale ambisce l'eredità», ed è «perennemente indecisa fra i suoi due pretendenti: Chicchirichella e Nasoacciaccato» — il primo «il più arguto e furbo», il secondo «dal carattere più serio e introverso». L'indecisione, però, non è civetteria: «con il suo carattere "moderno" di donna evoluta, non ama molto perdere la sua libertà, anche se probabilmente dovrà cedere per le consuetudini sociali».

Gli strumenti con cui si muove sono dichiarati: «utilizza due potenti armi del mondo femminile: la chiacchiera e il pettegolezzo, attraverso cui intesse le sue reti sociali, e il ventaglio, potente arma di linguaggio non verbale delle donne.» Ed è qui che l'oggetto diventa serio: «nei momenti in cui la libertà di espressione è limitata da inflessibili usanze morali, il ventaglio, che porta sempre con sé, diventa un vero e proprio strumento di divulgazione e comunicazione». Resta «comunque un personaggio forte e positivo».

Blu ciano, pizzo e corsetto steccato

Il costume è descritto pezzo per pezzo. I colori sono il blu ciano e il bianco: «giacca in tessuto damascato e collo in organza bianco ghiaccio, gonna di tessuto liscio della stessa tonalità, con balza damascata»; «calze bianche e scarpe del tessuto operato della giacca, con grandi fiocchi dello stesso tessuto bordati di pizzo»; «grande fiocco di tessuto damascato ciano a ornare i suoi capelli mossi».

Sotto c'è l'impalcatura dell'epoca: «corsetto steccato sotto l'abito per avere il busto come da periodo storico», e «alto e ricco pizzo bianco sia ai bordi delle maniche a ¾ che nel pièce d'estomac». Al bisogno si aggiungono «grembiulino bianco e corto mantello imbottito».

Lo stile «ricalca il periodo metà/fine XVll secolo», e l'abito dice il rango del personaggio: «l'abito, pur mantenendo un taglio sobrio, si arricchisce di dettagli che denotano una dama di alto rango, sebbene non nobile».

La nociata, il Palio dei rioni e il rogo di Pippinaccio

Come le altre tre, anche Rosalinda ha un gusto suo: «va pazza per la nociata», «una specie di torrone che troviamo a Massa Martana» — e un ristorante del paese le dedica piatti dolci e salati.

Nei giorni di festa le quattro maschere non sfilano soltanto: guidano. «Ogni rione in gioco sarà capitanato dalla maschera umbra corrispondente ed accompagnato da un sostanzioso gruppo di sostegno che sventolerà i colori rionali» per vincere il Palio. Alla Biblioteca Comunale si possono vedere «i quattro costumi originali», con la proiezione dei video sui dieci anni delle Maschere Umbre; e la giornata si chiude in Piazza Piave «con il rito simbolico del rogo di Pippinaccio, il diavoletto tentatore del Carnevale».

Tutto questo sta dentro un carnevale che celebra «il Seicento Aviglianese, epoca di grande fermento culturale ed artistico grazie alla famiglia Vici», in un paese che ha «un teatro in stile Liberty costruito nel 1928» — e un dialetto, quello delle quattro maschere, che «è un insieme di lingue che vanno dall'Alta Valle del Tevere alla Conca Ternana».

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