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Il Signore e la Signora di Fénis - Gli abiti di velluto cuciti dai sarti del Palio di Asti
Il signore e la signora di Challant sono i due personaggi centrali di «Le Cours dou Heralt», la rievocazione medievale di Fénis, in Valle d'Aosta, che il catalogo colloca fra febbraio e marzo. Escono dal castello di Fénis acclamati dal pubblico, e da lì il corteo — diverse centinaia di figuranti in abito d'epoca — riparte verso l'accampamento. Si riconoscono dalla stoffa: «Ispirati agli affreschi del castello della Manta, sono confezionati in velluto o tessuto damascato da sarti che lavorano abitualmente per il Palio di Asti», mentre «gli abiti indossati da altri figuranti, invece, sono realizzati in cotone o lino».
Un signore con una data e un mestiere
La coppia ha nomi precisi. Lui è Bonifacio di Challant (1340–1426), il figlio che «prosegue l'opera intrapresa dal padre come costruttore-ammodernatore del castello, indirizzando la sua opera verso uno stile più rinascimentale».
Politicamente «non manca di mantenere l'intimo e servizievole rapporto con i Conti/Duchi di Savoia, divenendone Maresciallo, con importanti incarichi sia politici che militari». Al suo fianco c'è sempre la stessa figura: «anch'egli nel contesto storico rievocativo è sempre accompagnato dalla sua consorte Françoise de Roussillon, nobile donna di origini francesi».
Due coppie di signori
Nella rievocazione compare anche la generazione precedente. L'evento rievoca «l'anno 1340, in cui il signore di Fénis Aimone di Challant, dopo la ricostruzione del vecchio maniero, ne riprende il possesso con fastosi festeggiamenti»; e il corteo «si dirige quindi verso le porte del castello, dove acclama il signore, Aimone di Challant e la consorte Fiorina Provana di Leinì, affinché si uniscano al popolo nei festeggiamenti».
Aimone e Fiorina sono i signori dell'anno rievocato; ad Aimone succede il figlio Bonifacio, che nel contesto rievocativo è sempre accompagnato da Françoise de Roussillon.
Perché quegli abiti sono così ricchi
«I signori di Challant, bene introdotti alla Corte dei Savoia ed alla Corte del Re di Francia, esibivano con il loro abbigliamento l'appartenenza ad uno stato sociale molto elevato.»
Da qui la regola del guardaroba: «gli abiti dei signori, più fastosi, sono indossati dai signori di Challant e la loro corte durante l'evento e durante le rievocazioni dei ricevimenti a corte, nell'ambito di altre rievocazioni storiche o durante le visite teatralizzate al castello di Fénis».
Non un vestito, un guardaroba
I modelli hanno un'epoca dichiarata: «gli abiti indossati dai personaggi sono storici e realizzati su modelli del XIII e XIV secolo», e «sono riconducibili a vari momenti di vita nel castello, dagli abiti strettamente di corte e quindi sfarzosi per la copia, a quelli di uso quotidiano e a momenti di svago tipo caccia o attività militari per il signore, oppure di educazione dei figli o di attività all'aria aperta quindi più poveri per la signora».
A completare ci sono gli accessori, tenuti apposta scambiabili: «tutti i costumi sono completi di accessori vari, quali copricapi, scarselle, scarpe, mantelli, di volta in volta intercambiabili a seconda delle esigenze sceniche».
Chi paga, e chi cuce
«Tutti i costumi sono stati realizzati a spese dell'associazione», e «ultimamente alcuni componenti del gruppo si cimentano direttamente nella confezione di semplici abiti».
Chi può fare il signore
«Il signore e la signora di Challant sono impersonati da figuranti del gruppo storico di Fénis o comunque da questo designati, senza particolari requisiti come l'anzianità di partecipazione, la provenienza o l'età, come avviene in altri gruppi storici.»
L'uscita dal castello
Il momento in cui i due entrano in scena è costruito attorno all'edificio. «I signori si uniscono al corteo al castello di Fénis, con un'uscita trionfale»; «i signori di Challant escono dal castello, acclamati dal pubblico, e da lì il corteo riparte in direzione dell'accampamento», e «sono quindi seguiti dalla loro corte e dai gruppi ospiti».
Nel pomeriggio i gruppi ospiti propongono i loro spettacoli «di fronte ai signori di Challant», e chi si presenta «al cospetto dei signori» reca in dono una specialità del proprio territorio, ricevendo in cambio un piccolo ricordo della manifestazione. Il castello, del resto, «costituisce un elemento chiave della manifestazione» sia per «il ruolo centrale nell'evento rievocato» sia per «il carattere scenografico che assume nel corso dell'evento».
Il filosofo arabo sul muro
Ci sono i «contatti di Bonifacio I, figlio di Aimone, signore di Challant, con la Terra Santa, testimoniati anche negli affreschi del castello di Fénis (fra i saggi raffigurati è presente un filosofo arabo, testimonianza dei viaggi in Terra Santa di Bonifacio I, una parete è decorata con immagini di piante mediorientali…)».
Per questo durante la cena si esibisce il gruppo di danzatrici del ventre Le ali di Iside: «gli organizzatori hanno scelto di mantenere questo contributo» proprio per quel riferimento.
La festa in cui compaiono
«Le Cors dou Heralt» — espressione in patois valdostano — indica la corsa o il percorso dell'araldo, che ai tempi degli Challant era il pubblico ufficiale incaricato di presiedere ai tornei, intimare la guerra o la resa, proporre trattative, proclamare la pace, compiere missioni presso sovrani esteri ed essere il messaggero e il banditore del suo signore.
Il sabato mattina si allestiscono l'accampamento dei soldati e il mercato degli antichi mestieri. Nell'accampamento ogni gruppo ospite ha uno spazio dove monta una tenda e propone le proprie attività: fusione dei metalli, didattica di arcieria, tiro con la balestra, giochi antichi, incontro con i rapaci. Nella parte inferiore c'è un piccolo mercato tematico con figure in legno intagliato, tessuti, erbe aromatiche e marmellate.
Nelle prime edizioni a sfidarsi nel torneo erano cavalli e cavalieri; negli anni, per ragioni logistiche e di tutela degli animali, l'associazione ha sospeso la gara equestre e ha scelto una gara di arcieria, che si svolge nei pressi dell'accampamento su un campo di 20 metri con 3 volée. Il torneo equestre è stato poi nuovamente riproposto, con un percorso a prove: suonare una campana alla partenza, imbracciare una lancia, prendere un anello sospeso, colpire un bersaglio, lasciare la lancia, prendere un frutto e farlo cadere in un cesto, saltare un ostacolo. Il torneo dei musici si chiama «dei tamburi di Ciro», in memoria di Ciro Ottolenghi, fondatore e presidente del gruppo storico di Fénis.
La cena si svolge nella tensostruttura di Fénis e mette in tavola ricette valdostane e contadine, con ingredienti esclusivamente locali: antipasto «del pizzicagnolo», zuppa «del popolano», «fricandeau dell'Araldo e mixtus di Petrus Bastardus», cioè spezzatino di manzo e polenta, e il biscotto «della castellana». Fra una portata e l'altra ci sono intrattenimenti a sfondo medievale e la premiazione dei vincitori dei tornei. Al termine il corteo si ricompone e, con le fiaccole a illuminare il percorso, torna all'accampamento, dove si tiene uno spettacolo di giocoleria di fuoco.