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Mercatini di Natale

Mercato nel Campo a Siena 2026 - Mercato medievale con casette di legno e prodotti di eccellenza

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 4 al 8 dicembre 2026
Dove Piazza del Campo, Siena

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.

Il Mercato nel Campo si tiene a Siena, in Toscana, all'inizio di dicembre, in Piazza del Campo. Circa 140 banchi in legno con copertura di telo bianco vendono i prodotti della tradizione gastronomica senese e l'artigianato di qualità, disposti secondo le indicazioni che le autorità comunali dettarono nel 1309 nel «Costituto» senese. La rievocazione è nata nel 2009, per i settecento anni del Costituto, e rimette in piazza il mercato «grande» del sabato del Trecento.

Il Campo torna a fare il mercato

All'inizio di dicembre Piazza del Campo torna a essere quello che era stata per secoli: un mercato. Nella conchiglia si allestiscono circa 140 banchi, rigorosamente in legno con copertura di telo bianco: sono le «casette» che ospitano le aziende.

I banchi sono disposti seguendo le indicazioni dettate dalle autorità comunali nel 1309, espresse nel «Costituto» senese di allora: due grandi aree di vendita, quella alimentare e quella dedicata all'artigianato, con il raggruppamento per tipologie di prodotti al loro interno.

Il mercato si tiene all'ombra della torre del Mangia e a due passi da Fonte Gaia. È un evento del Comune di Siena, realizzato in collaborazione con Confesercenti, Confcommercio, Cia, Coldiretti, Unione Agricoltori provinciale, Cna, Confartigianato e Vetrina Toscana, e rientra nel cartellone «Una festa continua» delle feste natalizie.

Dal panforte ai tortellini, il giro d'Italia del gusto

Nella parte alimentare ci sono i migliori prodotti della tradizione gastronomica senese: salumi, pecorini, pane, zafferano, tartufo, cioccolato, miele, confetture, liquori e distillati. La tradizione dolciaria senese è ben rappresentata con panforte, ricciarelli Igp, cantucci toscani Igp e cavallucci.

Ma il mercato permette anche un «giro d'Italia» del gusto: dai formaggi del Trentino a quelli della Sardegna, dalle produzioni lombarde di mostarda, polenta e gorgonzola alle golosità pugliesi come il pane di Altamura e le olive, e ancora i salumi di Norcia, la focaccia genovese, la mozzarella campana, i tortellini emiliani. Accanto ai produttori espongono piccole imprese domestiche con produzioni casalinghe, per una riscoperta di sapori e saperi di una volta.

Nella parte dedicata all'artigianato di qualità si trovano prodotti tessili e in lana, oggetti natalizi, cartoleria, ceramica, cosmetici naturali, pelletteria, cappelli, guanti, libri, saponi artigianali, manufatti in legno e gioielli, insieme a mobili, tappezzeria ed editoria.

Le prime regole del Duecento

La storia di questo mercato comincia molto prima. Erano i primi anni del Duecento quando il Comune di Siena si dette le prime regole per l'uso funzionale, dignitoso e ordinato di quell'area dentro le mura chiamata il Campo, con appositi custodi che esercitavano manutenzione e sorveglianza, denunciando chiunque sporcasse o ingombrasse l'area accatastando materiali.

Molte delle norme attentissime che regolavano la vita del mercato furono solennemente descritte nel 1309-10 nel Costituto, uno dei più antichi statuti in volgare di una città italiana, se non il primo in assoluto, adottato nel 1309 per regolare ogni aspetto della vita della città.

Da quella superba raccolta di leggi si scopre che cosa si vendeva. A terra o sui banchi, sotto le tende, divisi in file regolari, controllati nelle misure e negli spazi perché non creassero ostacoli al transito verso il palazzo del Comune, uomini e donne vendevano nel Campo le merci più varie: dalle calzette agli aghi, dalle cuffie al pane, dai buoi alle candele, dalla frutta ai prodotti dell'orto, dal pesce ai barili, dai panni ai pettini, dalla paglia alle spade.

Il mercato «grande» del sabato

C'erano due mercati. Quello quotidiano, di generi alimentari e manufatti di uso comune, si teneva nella parte di selciato che oggi va dal vicolo di San Paolo verso via del Porrione. Il mercato più importante, detto mercato «grande», era però quello del sabato: integrava il quotidiano e si apriva alla partecipazione di tanti produttori diretti provenienti dal contado, di piccoli allevatori e mercanti di bestiame, di rivenditori di generi alimentari, di mercanti e artigiani di manufatti del cuoio, del tessile, del vetro, del ferro e della terracotta, oltre che di numerosi rivenditori di merce usata.

A inizio Trecento il crescente numero di venditori aveva reso il mercato talmente affollato da rendere necessaria una migliore distribuzione dei settori di vendita. Così l'Ufficio dell'Abbondanza, preposto all'approvvigionamento della città, definì una nuova organizzazione degli spazi: le diverse arti che vendevano nel Campo dovevano essere ordinate in spazi separati e distinti, e i banchi disposti in linee rette, separate da un corridoio interno idoneo al passaggio di almeno 8 braccia, circa 4 metri.

Ogni merce ebbe il suo posto: i venditori di generi alimentari nello spazio verso San Martino, il pesce nell'area dove scorre l'acqua, vicino a Fonte Gaia, il punto per la pesatura di farina e cereali davanti al Palazzo Pubblico.

La Treccola, i coppai e lo spazio delle spezie

Le professioni esercitate nel Mercato del Campo erano tante, e ognuna aveva il suo nome: la Treccola, la rivenditrice di vari generi alimentari; i carnaioli ai banchi delle carni; i pescivendoli, i pizzicaioli, i vinaioli, i granaioli, i coppai — i venditori di orci in terracotta — e i lanaioli.

Uno spazio in particolare era destinato alle preziose e costosissime spezie. Lì si vendevano zucchero e pepe, ma anche i colori necessari ai pittori per le loro opere, e tanti altri prodotti provenienti da luoghi lontani. Il più prezioso era il «gruogo», lo zafferano, considerato la spezia più pregiata: la sua vendita fu regolata fin dalla fine del XIII secolo. La domanda d'importazione delle spezie cresce a partire dall'XI secolo, in concomitanza con le spedizioni dei crociati in Oriente; e nei documenti si attesta la presenza del pan pepato fatto come oggi, con frutta secca e miele.

Quell'ordine e quel decoro non restarono solo negli statuti: sono lo stesso concetto che si ritrova nell'affresco dell'Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti, visibile nel Museo Civico cittadino.

Il 2009 e i settecento anni del Costituto

Nel 2009, per festeggiare i 700 anni di vita del Costituto, venne realizzato un mercato della tradizione e delle eccellenze senesi, riportando nel Campo quello che era stato il mercato settimanale a inizio del XIV secolo.

Fu un'operazione ben calibrata, che non mirava a riprodurre una rievocazione storica in senso stretto, ma proponeva un mercato fatto di prodotti della tipicità locale che si ispirassero, in una sorta di moderna proiezione, alle caratteristiche del mercato medievale. Fu resa possibile dalla ricchezza delle fonti documentarie senesi, che consentirono ad alcuni esperti — primo fra tutti Maurizio Tuliani — di ricostruire con precisione come era strutturato il mercato senese a inizio Trecento.

Nell'allestimento venne riproposta l'organizzazione indicata dai documenti dell'epoca: la piazza venne occupata solo nelle aree indicate dalla normativa — quelle antistanti il Porrione e quella centrale, mentre la parte verso il Casato restò vuota perché al tempo ospitava il mercato del bestiame — con il medesimo allineamento dei banchi, disposti per file rette, e le stesse distanze per il passaggio dei visitatori. Si predispose la distinzione fra area alimentare e area merceologica, e al loro interno il raggruppamento per tipologie.

Anche nella scelta degli operatori si seguì il criterio della qualità e della tipicità, privilegiando le aziende del territorio ma ospitando, come poteva avvenire in passato, anche eccellenze delle terre limitrofe. I prodotti furono esposti su supporti per la vendita che si rifacevano a quelli dell'epoca, e alcuni artigiani, a loro discrezione, arricchirono il mercato eseguendo dal vivo le loro lavorazioni. Come le botteghe che a inizio Trecento si affacciavano sul Campo, gli esercizi commerciali intorno alla piazza poterono inserirsi nell'evento esponendo all'esterno i loro prodotti o offrendo cibi e bevande. Davanti al palazzo comunale fu allestita una serie di pannelli che ripercorreva la storia del mercato, e furono prodotti dépliant informativi.

I documenti che hanno reso possibile tutto questo

Una mostra presenta una selezione degli antichi documenti dei secoli XII-XIV conservati nell'Archivio di Siena: dalle antiche pergamene del fondo Riformagioni agli Statuti senesi medievali, ai volumi degli uffici di Gabella e Biccherna.

Una sezione svela le origini del Campo, con le pergamene che raccontano il progetto per la realizzazione di un nuovo spazio del potere e del mercato cittadino e gli interventi che ne modellarono la forma fino alla piazza attuale. Un'altra racconta il mercato al tempo dei Nove, quando venne decisa la nuova organizzazione degli spazi di vendita: i documenti descrivono la distribuzione delle postazioni e le professioni che esercitavano nel mercato «grande» del sabato. È la ricostruzione che ha ispirato la rievocazione di oggi.

Come arrivare alla festa

Il Mercato nel Campo a Siena si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Siena, a 8,0 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Siena Sud, e il tragitto è di 2,2 chilometri per 7 minuti di guida.

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