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Giornata della cultura arbëreshë a Greci 2027 - La Kalimera delle 85 strofe e la lingua che chiama la strada udha

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
25 agosto 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: xdmagazine.it, letta il 20/09/2026.

La Giornata della cultura arbëreshë si celebra a Greci, un borgo di 630 abitanti a 821 metri di altitudine in provincia di Avellino, unico comune arbëreshë della Campania, il cui rito più sentito, la Kalimera, si canta la sera del Venerdì Santo. Una solista intona a cappella le ottantacinque strofe del canto, che ripercorre la passione di Cristo dall'ultima cena alla morte in croce, e il coro, commosso, ripete l'ultimo verso di ognuna. Più della metà degli abitanti parla ancora attivamente la Katundsha, la lingua arrivata con gli albanesi giunti al seguito di Giorgio Castriota Scanderbeg nel XV secolo.

Da Greci a Katundi

Il paese, fondato dai Greci, cambiò volto nella seconda metà del XV secolo, quando vi arrivarono gli albanesi al seguito di Giorgio Castriota Scanderbeg (1405-1468), l'eroe nazionale d'Albania sceso in Italia a sostegno di Ferdinando d'Aragona contro Giovanni d'Angiò. Il periodo è fra il 1459 e il 1464, sullo sfondo dell'invasione ottomana dei Balcani.

Il momento decisivo è datato: il 14 agosto 1461, nella battaglia di Orsara — in località Terrastrutta, vicino a Greci — Scanderbeg contribuì con il suo esercito alla vittoria delle truppe di Ferdinando, segnando la fine delle aspirazioni angioine al trono di Napoli: gli albanesi sconfissero i francesi proprio a Greci. Come ricompensa il re concesse loro di restare in Italia e di popolare il borgo, e assegnò loro le terre di quel territorio. Fu così che Greci divenne Katundi. Nel 1522 una nuova ondata migratoria portò altri albanesi, che si stabilirono definitivamente erigendo il Rione Breggo.

Nonostante siano passati sei secoli gli abitanti hanno mantenuto cultura, tradizioni e lingua, finendo per perdere solo il rito religioso greco-ortodosso, importato con la comunità e poi soppresso nel 1690 per imposizione di Benedetto Orsini, arcivescovo di Benevento e futuro papa Benedetto XIII.

Udha, sheshi, croj, pygh

La lingua di Greci, la Katundsha, deriva dal tosco dell'Albania meridionale ed è stata trasmessa oralmente per secoli; gli studi di Martin Camaj e di Giuseppe Vitolo mostrano quanto quella parlata conservi tratti molto antichi e quanto sia rimasta legata alla vita della comunità. Chi non la parla, comunque la comprende, pur senza usarla ogni giorno.

Chi se ne occupa lo dice così: «Dobbiamo tornare a dare un nome alle cose nella nostra lingua, la Katundsha. Dobbiamo chiamare la strada udha, la piazza sheshi, la fontana croj e il bosco pygh».

La tutela ha anche una base giuridica: Greci è protetta dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, dall'articolo 6 della Costituzione italiana, dalla legge 482 del 1999 e dalla legge regionale 14 del 2004, dedicata alla tutela della minoranza alloglotta e del patrimonio storico, culturale e folcloristico della comunità albanofona del Comune di Greci.

La Kalimera del Venerdì Santo

«Noi eredi abbiamo custodito i preziosi tesori, primo tra tutti la Kalimera». La Kalimera è un rito molto antico, con un motivo fra la nenia e il pianto. Dove il canto arriva a un dogma di fede — «Cristo vero Dio e vero uomo» — si passa all'italiano, perché tutti capiscano.

Si canta la sera del Venerdì Santo, «E Prëmtja Java a Madha», al rientro dalla processione durante la quale i fedeli portano in spalla la Madonna e Gesù morto, e dopo l'incontro fra le due statue. La tradizione voleva che nella processione le donne seguissero la Madonna e gli uomini Gesù.

Il nastro di seta e il bicchiere spezzato

Assai caratteristico è il rito nunziale, che prevede che gli sposi si rechino a casa dei genitori dello sposo: la madre cinge la testa dei due con un nastro di seta e offre loro del pane, mentre il padre versa il vino in un unico bicchiere, che viene spezzato subito dopo, perché nessun altro possa bervi — la sacralità del vincolo detta con un gesto.

Ai funerali si intonano invece i «Vajtim», i lamenti dei congiunti che evocano i morti in arbëreshë. E ai bambini, un tempo, si donavano la «Nusja», una bambola, alle bambine e il «Panari», un cestino, ai bambini, accompagnati da uova sode con il guscio come portafortuna.

Anche la cucina viene da lì, ed è fatta di pochi ingredienti forti della tradizione contadina albanese: gli ndròmsat, polenta stufata con strutto e pane raffermo; la mujelia, torta di farina di granturco, pinoli, zucchero e uva sultanina; la bukasiara, pane cotto condito con sale e aglio.

Una lingua che si tramanda in famiglia

Fondamentale è l'attività dei presìdi stabili: lo sportello linguistico, che promuove la lingua nella vita pubblica, l'ufficio beni culturali, i percorsi di insegnamento a scuola per le nuove generazioni, i corsi di lingua per adulti e bambini, gli incontri con la presentazione di testi dedicati alla tradizione.

Quando il Comune ha celebrato la Giornata europea delle lingue, l'incontro era dedicato al tema «Il ruolo della famiglia nella sopravvivenza dell'arbëreshe». Il sindaco Nicola Luigi Norcia ha ricordato che la lingua va tutelata nella sua dimensione quotidiana e trasmessa in famiglia, per restare viva e non ridursi a memoria del passato. Da lì sono nate due indicazioni concrete: riattivare gli insegnanti specializzati nelle scuole, e costruire progetti condivisi con gli altri comuni delle minoranze linguistiche vicine, Faeto e Celle di San Vito.

Come arrivare alla festa

La Giornata della cultura arbëreshë a Greci si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Savignano-Greci, a 3,9 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Orneta-Villanova-Zungoli, e il tragitto è di 24 chilometri per 24 minuti di guida.

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