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Rievocazione Storica Arbëreshë a Biancavilla 2026 - L'icona appesa al fico e i rami che la imprigionarono

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 1 al 2 ottobre 2026
Dove Piazza Roma, Biancavilla

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.

La Rievocazione Storica Arbëreshë si tiene a Biancavilla, in provincia di Catania, alle pendici dell'Etna, fra la fine di settembre e i primi di ottobre. Il corteo di figuranti in costumi tardo-medievali attraversa il centro storico da Villa delle Favare fino al sagrato della Basilica di Santa Maria dell'Elemosina, dove viene rappresentata la deposizione dell'icona della Madonna sull'albero di fico che, secondo la tradizione, la trattenne fra i suoi rami nella notte in cui gli esuli greco-albanesi vi si accamparono, nel 1482. È organizzata dall'Associazione Rievocazioni Storiche Arbëreshë con il Comune di Biancavilla.

Non è una sfilata in costume: è il modo con cui un'intera comunità rievoca il momento fondativo della propria storia. L'Istituto centrale per il patrimonio immateriale l'ha inserita fra le rappresentazioni nazionali di rilevanza culturale.

Il fico di Callicari

La storia che si mette in scena è questa. Nel 1482 un gruppo di albanesi di Scutari, in fuga dall'avanzata dell'esercito turco, attraversò il Mar Ionio sotto la guida di Cesare De Masi, diretto ai conterranei che popolavano la Piana dei Greci — l'odierna Piana degli Albanesi. Fuggivano perché gli ottomani avevano imposto le loro leggi e le loro usanze, vietando agli albanesi il libero esercizio dei loro diritti e la professione della fede cristiana.

Portavano con sé i simboli della loro fede: l'icona bizantina della Madonna dell'Elemosina, una reliquia di San Zenone soldato martire, una croce bizantina e una campana. Lungo la via si fermarono per la notte in un'area chiamata Callicari, o Poggio Rosso, dove piantarono le tende e appesero l'icona a un albero di fico.

Al risveglio, il mattino dopo, i rami del fico erano cresciuti fino ad avviluppare l'immagine: non fu possibile districarla. Gli esuli interpretarono l'accaduto come la volontà della Madonna di rimanere in quel luogo, e chiesero al signore di quelle terre, il conte Gian Tommaso Moncada, di potersi fermare. Lui diede un consenso provvisorio, poi chiese e ottenne dal Regno di Sicilia la licentia populandi: il privilegio definitivo di fondazione, del 1488, parla di «greci abitatori infra lu territorio nuncupato di Callicari o Pojo Rosso».

Callicari, che in greco significa «bel campo», divenne poi Casale dei Greci, quindi Albavilla, e infine Biancavilla.

Chi sono gli arbëreshë

Il termine arbëreshë designa gli albanesi d'Italia: la minoranza etno-linguistica stanziatasi nell'Italia meridionale e nelle isole, conosciuta anche come italo-albanese, originaria del sud dell'Albania. La loro cultura è fatta di elementi peculiari nella lingua, nella religione, nei costumi, nell'arte e nella gastronomia — e la gran parte delle cinquanta comunità arbëreshë è cattolica, ma conserva tuttora il rito greco-bizantino.

L'emigrazione albanese in Italia durò a lungo: dalla metà del XV alla metà del XVIII secolo, in più ondate successive, in particolare dopo il 1468, anno della morte di Giorgio Castriota Scanderbeg. All'origine c'era anche un debito politico: re Alfonso V d'Aragona aveva chiesto aiuto al condottiero albanese per reprimere la congiura dei baroni, e come ricompensa gli aveva donato terre disseminate in tutto il regno; molti arbëreshë ne approfittarono per emigrarvi durante l'avanzata degli ottomani.

Il corteo, dalla Villa delle Favare a piazza Roma

Il corteo parte dalla Villa delle Favare e percorre la centralissima via Vittorio Emanuele fino a piazza Roma, ai piedi della Basilica di Santa Maria dell'Elemosina; nella settima edizione il percorso si è spinto fino a piazza Sant'Orsola per poi tornare indietro. La rievocazione si svolge tradizionalmente nel tardo pomeriggio.

L'ordine della sfilata è preciso. Apre il gonfalone con il simbolo di Scanderbeg, che è l'icona della bandiera albanese, seguito dal gonfalone con lo stemma di Biancavilla; poi vengono sbandieratori, musici e giocolieri. Dietro sfilano i figuranti delle nobili famiglie Masi, Basile e altre, i Papas, e la carrozza trainata da cavalli che trasporta Giorgio Castriota, il grande Scanderbeg. Con loro viaggiano il quadro della Madonna e la statuetta di San Zenone.

Nella piazza principale si tengono uno spettacolo di canti greco-albanesi, combattimenti con il fuoco, e la sfilata dei Conti Moncada e dei Re Cattolici di Spagna. Un narratore racconta la storia seguendo un copione che ogni anno si arricchisce di informazioni storiche nuove.

Il finale è la scena della fondazione: la deposizione dell'Icona della Madonna dell'Elemosina sull'albero di fico, sul sagrato della basilica, e la consegna simbolica della licentia populandi al primo cittadino da parte del figurante che impersona Cesare De Masi. La sera il corteo rientra e aprono gli stand di degustazione di cucina tipica, con il coinvolgimento delle maestranze locali.

Va detta una cosa su Scanderbeg, perché la dice l'associazione stessa: la sua figura è portata in corteo come omaggio al grande condottiero albanese, benché non abbia avuto concretamente a che fare con Biancavilla. È il simbolo di un popolo, non un personaggio di questa storia.

Cinquanta abiti e cinque sarte

La parte meno visibile della rievocazione è quella che ha richiesto più lavoro. Per vestire il corteo sono state necessarie cinque sarte professioniste e circa cinquanta abiti realizzati ex novo, a partire da bozzetti disegnati sulla base di una ricerca nei pochi libri e documenti disponibili, per ottenere una riproduzione quanto più fedele possibile alla realtà greco-albanese del tempo. L'associazione ha cercato di ricreare gli abiti antecedenti al 1480.

I tessuti sono stati scelti secondo l'epoca, e i colori dicono chi porta l'abito: il rosso porpora era riservato alle famiglie più nobili, mentre il rosso indossato dal popolo era un rosso più sbiadito, ottenuto con un processo di tintura più economico e accessibile alle caste meno abbienti. Ogni abito rispetta i colori e i dettagli delle varie caste familiari.

Non è solo estetica. L'abito, spiegano gli organizzatori, assolve funzioni pratiche, estetiche, magiche, rituali, e serve a indicare il ceto, il sesso, l'età, la classe, il lavoro, il lutto, l'appartenenza a una confessione religiosa. I più particolari sono gli abiti femminili, caratterizzati dalla policromia, dalla preziosità dei tessuti e dei decori e dai gioielli.

Ci sono infine le accortezze che nessuno vede. I cavalli vengono tenuti lontani dai suonatori dei tamburi, perché fare altrimenti «sarebbe impensabile e non consentirebbe il corretto svolgersi della rievocazione»; e dieci esperti affiancano ciascuno un gruppo durante la sfilata, per aiutarlo e soccorrerlo in caso di necessità.

Perché si fa

La rievocazione si tiene fra la fine di settembre e i primi di ottobre, dentro i festeggiamenti in onore dei Santi Patroni, di cui apre le manifestazioni culturali. La Madonna dell'Elemosina, patrona «ab immemorabili» e perpetua protettrice, è celebrata anche l'ultima domenica di agosto con «La Grande Festa Estiva».

L'iniziativa nasce dalla volontà di recuperare e tramandare il patrimonio culturale arbëreshë, che il tempo ha in parte cancellato a Biancavilla. E chi la organizza la definisce in una riga: «una via di mezzo tra la religione e lo spettacolo: si tratta di un segno d'identità di un popolo, quelle che sono le radici di Biancavilla». Ancora oggi numerosi albanesi arrivano qui per vederla, e la celebrazione è per loro motivo di orgoglio.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla Rievocazione Storica Arbëreshë a Biancavilla è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Biancavilla-Colombo a un passo dal centro, 800 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Paternò, e da lì restano 12 chilometri e 14 minuti.

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