Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Minoranze » Arbëreshë

Minoranze · Arbëreshë

Le Vallje a Frascineto 2027 - Il cerchio che imprigiona il forestiero e i tintori con la fuliggine

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
30 marzo 2027

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

Le Vallje si tengono a Frascineto, in provincia di Cosenza, il martedì di Pasqua, il giorno in cui gli arbëreshë d'Italia si ritrovano nel paese che, insieme alla frazione di Eianina, conserva la lingua albanese, il rito greco bizantino e il patrimonio di usi e costumi. I danzatori si muovono in una danza aperta a forma di serpente, finché un flamurtar chiude il cerchio per imprigionare un forestiero, che si libera offrendo da bere a tutto il gruppo; nello stesso giorno i Tintori segnano con la fuliggine il volto di chi non parla arbërisht. Il rito ricorda la vittoria di Skanderbeg sui turchi nel giorno di Pasqua.

La danza che si muove come un serpente

La vallja è una danza di gruppo che coinvolge uomini e donne vestiti in costumi tradizionali: i partecipanti si tengono per mano, o tramite un fazzoletto, e seguono i movimenti guidati dai caporali, che intonano canti epici e d'amore. La danza è caratterizzata da ritmi concitati e coinvolgenti, suonati con chitarre, fisarmoniche e organetti.

Sono ridde popolari, danze aperte in cui non si chiude mai il cerchio, che ripropongono la forma di un serpente in movimento, sempre in viaggio, quasi a raffigurare un popolo in cammino: un popolo che ha avuto un inizio e che si spera non abbia mai fine. Si formano gruppi spontanei di una decina di persone o più che, tenendosi per mano, camminano per le vie del paese intonando canti in lingua arbëreshe; a seconda degli anni possono partecipare dalle decine fino alle centinaia di persone, che si preparano fin dalle prime ore del martedì indossando i costumi tradizionali, vecchi e nuovi.

I danzatori, guidati a ogni estremità da un cavaliere «portabandiera», il flamurtar, si dispongono in semicerchio; il gruppo, ulteriormente diviso in file di sei o di dodici danzatori, procede in fila lentamente, con andatura elegante e sinuosa. Si sposta di continuo, come una schiera di combattenti durante la battaglia: a volte esitante, a volte repentino, con evoluzioni improvvise e manovre avvolgenti che forse ricordano le tattiche militari di Skanderbeg. Poi, di nuovo in fila, il gruppo si snoda per tutto il paese fino a giungere nella piazza, dove la danza ha termine.

Il riscatto del forestiero

C'è un momento in cui la danza aperta si chiude: un flamurtar chiude il cerchio imprigionando al suo interno un non albanese, che viene liberato solo dietro il pagamento di un «riscatto» — una generosa bevuta offerta all'intera vallja. In passato quell'accerchiamento simboleggiava forse l'atavica contesa con le comunità locali; più probabilmente questa danza, lirica e piena di passione, vuole solo rievocare la vittoria contro i Turchi.

Nello stesso giorno girano per il paese altre due figure. I Tintori, uomini vestiti di nero, si immergono nella folla e segnano con la fuliggine il volto di chi non sa parlare l'arbërisht, chiedendo all'ospite di pronunciare la frase «tumac me qiqrra», tagliatelle e ceci; chi viene dipinto deve espiare la colpa offrendo da bere. E i Portatori del teschio, che sottopongono gli anziani al bacio rituale di un teschio di animale, con il monito «mbaj mend se ke të vdesësh»: ricordati che dovrai morire.

Skanderbeg e la memoria della vittoria

Le Vallje rievocano la vittoria degli albanesi sui turchi, guidati dall'eroe Skanderbeg: Giorgio Castriota, in albanese Gjergj Kastrioti, il cui soprannome significa «Principe Alessandro», cioè emulo di Alessandro Magno. Skanderbeg scacciò i turchi nel giorno di Pasqua, ed è per questo che la festa cade il martedì successivo. Fu l'eroe che resistette per venticinque anni ai tentativi di conquista dell'Impero turco ottomano, e alla sua morte seguì la diaspora albanese, avvenuta fra il XV e il XVIII secolo.

Il rito è nato per ricordare quella vittoria e per decantare i valori che la comunità arbëreshe ha appreso da quell'impresa: la libertà, la fedeltà alla parola data e l'amicizia che la fa rispettare. Alla sfilata dei gruppi folkloristici lungo le vie del centro storico si affianca la rievocazione dell'esercito di Skanderbeg, con figure in costume storico, e al calare della notte una rappresentazione teatrale rivive la storia del condottiero.

I canti antichi

I testi della vallja sono antichi, e di difficile comprensione specie per i più giovani; i canti intonati la sera del martedì di Pasqua sono principalmente tre. Il primo è una rapsodia molto antica, probabilmente originaria del XV secolo, che narra di una famiglia ricca e importante dell'Albania, con nove figli maschi e una sola femmina, Jurendina: le donne intonano la storia di «Kostantino e Jeruntina», dove Kostantino torna dalla morte pur di onorare la parola data, la besa, uno dei principi fondanti della cultura albanese. Sul far della sera gli uomini cantano invece «Skanderbeg una mattina», la rapsodia che narra le gesta del condottiero nella battaglia di Kruja.

Il canto è intessuto di melodie cadenzate, come nenie struggenti che accompagnano il sonno del bambino: rimpianto e nostalgia per la patria perduta, nelle tristi rapsodie che mettono in scena il dolore profondo di una separazione e i valori condivisi di un'intera comunità. In quei balli e in quei canti si è riconosciuto anche il racconto dei culti greci, come il mito di Arianna nel labirinto di Minosse.

Gli ori dei costumi e la koufta

I costumi tradizionali — il llambador — sono un tripudio di colori e di ori. Nel costume femminile predominano il fucsia, l'oro e il verde acceso, con gonne fucsia e blu, ricami e decorazioni che richiamano la storia e le radici della comunità; le donne hanno ancora l'obbligo di indossare gioielli vistosi, mentre gli uomini devono essere vestiti da turchi. I colori del costume femminile, scrivono le cronache locali, sono stupendi, ricchi d'oro, impregnati di passato e storia, e rammentano la grazia delle donne del tempo andato.

In cucina il piatto del giorno è la koufta, a base di carne condita con alloro, peperoncino e sale, simbolo del convivio pasquale; e ci sono le uova di Pasqua, decorate con intricati motivi geometrici, un inno alla rinascita che adorna le case. Alla festa arrivano gruppi folkloristici da Castrovillari, San Benedetto Ullano, Santa Caterina Albanese, San Martino di Finita, Caraffa di Catanzaro e Mormanno, e dal Kosovo; protagonisti delle danze sono adulti, ragazzi e tanti bambini. La giornata può proseguire tutta la notte con le serenate, passando per le varie case del paese; e nella seconda domenica dopo Pasqua i fedeli di Frascineto ed Eianina si recano in visita votiva al santuario della Madonna delle Armi, che in lingua albanese si chiama «Shën Mëria Këtje Lart», la Madonna di Lassù.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Frascineto per le Vallje chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Spezzano Albanese Terme, a 18 chilometri da Frascineto, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Frascineto-Castrovillari ha davanti un percorso di 1,4 chilometri, due minuti di guida.

Nei paesi vicini

Chi si trova da queste parti trova anche queste.

Da leggere