Dramma sacro S. Bartolomeo Apostolo a Greci 2027 - I cinque atti dell'abate Lauda e l'apoteosi finale
Greci è un piccolo borgo dell'Irpinia, in provincia di Avellino, e l'unica comunità arbëreshë della Campania. Il 25 agosto il paese festeggia il suo patrono, San Bartolomeo Apostolo, e per l'occasione mette in scena il Dramma Sacro di San Bartolomeo Apostolo, una rappresentazione teatrale che si rinnova ininterrottamente da circa cento anni.
Il 25 agosto di Greci
La data ha una ragione precisa. San Bartolomeo, uno dei dodici apostoli, morì in Armenia Maggiore per mano del re di quelle terre nel 71 d.C.; la tradizione ne fissa la memoria al 24 agosto. Ma il santo è anche protettore dell'intera diocesi di Benevento, e per evitare commistioni liturgiche la celebrazione della popolazione grecese fu rinviata al giorno successivo. Da allora la festa del paese cade il 25.
Il suo vero nome, secondo il Vangelo di Giovanni, è Natanaele: dall'aramaico Bar Tolmaj, «figlio di Tolmai». Dopo la morte e la resurrezione di Cristo predicò in India e in Armenia Maggiore, e sono quei viaggi, con la conversione e il martirio che ne seguirono, la materia che gli attori di Greci recitano ogni anno.
Un abate e i versi del 1881
La rappresentazione ha origini medievali: già diversi secoli fa gli attori locali improvvisavano la storia del martirio, senza un testo scritto. Verso la fine del XIX secolo l'Abate Luigi Lauda, poeta e scrittore arbëreshë nato a Greci nel 1824 e morto nel 1892, riprese quella storia, la trascrisse in versi e la donò ai suoi concittadini.
Per la metrica e per il linguaggio Lauda prese a riferimento il Saul di Alfieri, e ne uscì un'opera drammaturgica a metà tra il tragico e il lirico, scritta in lingua italiana. La prima versione del testo risale al 1881; quella che ancora oggi si recita fu composta nel 1913.
Poi il dramma attraversò l'oceano insieme a chi partiva. Nel 1941 furono gli emigrati grecesi a pubblicarlo a New York, per loro volontà e a loro spese. È lo stesso movimento che si vede ancora oggi in paese il giorno della festa, quando i grecesi trasferiti in ogni parte del mondo tornano per la giornata, e la tradizione continua a essere tramandata anche dagli emigrati in America.
Cinque atti e 23 scene
Il dramma si compone di cinque atti e 23 scene, e la vicenda si svolge ad Albanopoli, città di fantasia che l'autore colloca nell'Armenia Meridionale — un nome che forse voleva avvicinare idealmente l'origine albanese del popolo grecese ai luoghi che videro il martirio del santo. L'Armenia stessa, nel racconto, è la regione del Caucaso un tempo detta Albania.
Nel primo atto Bartolomeo approda sulle coste e sconvolge la popolazione diffondendo una dottrina nuova, il cristianesimo, là dove esisteva il culto pagano di Astaròt: prega davanti al tempio perché il nume cada, e innalza la Croce. Nel secondo guarisce la figlia del re Polimio, tormentata da un demone, e alla guarigione segue la conversione del re e di tutta la sua corte. Il terzo porta in scena Astiage, fratello di Polimio, che nel frattempo gli ha usurpato il trono: istigato dai sacerdoti locali e dai suoi ministri rifiuta la nuova dottrina, fa catturare l'apostolo e lo condanna, con le parole «A morte, a morte! Io lo condanno. E presto, decorticato e tronco il capo egli abbia». Il santo viene scorticato e decapitato.
La fine è un duello fra i due fratelli, nel quale Polimio ferisce a morte Astiage; prima di morire Astiage si pente e si converte. Nell'ultimo atto Polimio prega davanti alla tomba del fratello, si rivolge a San Bartolomeo e consacra il regno, e l'Armenia si converte al cristianesimo. Nei versi di Lauda il Regno di Cristo è quello che «sol pace e perdon promette e dona».
La fiera all'alba e la processione
I primi movimenti si vedono alle prime luci dell'alba. I venditori ambulanti arrivano puntuali per la fiera e si posizionano lungo la via principale del paese, le signore sono già operative a preparare il pranzo della festa, le strade si popolano di sorrisi e abbracci. Fra la folla si intravedono gli attori, riconoscibili dai costumi.
Nel pomeriggio arriva la processione, molto sentita, con il santo portato in spalla dai fedeli. Lungo il percorso vengono posizionati dei tavoli per far sostare la statua davanti alle abitazioni, come si fa per la Madonna del Caroseno, i cui simulacri sfilano insieme a quelli del patrono. A metà percorso, generalmente, si celebra la messa in Piazza Purgatorio.
Le strade trasformate in teatro
Il dramma non si recita una volta sola. Ci sono due spettacoli: il primo la mattina, dopo la sfilata degli attori e delle scene esterne per le strade del paese, dove nello stesso momento si svolge la fiera mercato; il secondo in serata, arricchito da giochi di luce ed effetti speciali.
Le strade e i vicoli del centro storico diventano un grande teatro, allestito con immagini e gigantografie. Sul palco salgono più di cento attori, principali e figuranti, tutti del posto e tutti abbigliati con vestiti d'epoca: una manifestazione corale, a cui partecipa buona parte degli abitanti di Greci. Le scenografie e la strumentazione arrivano dalla ditta di Maurizio Iannino di Lapio, che le fornisce da tre generazioni.
L'apoteosi e i fuochi di mezzanotte
La rappresentazione si chiude con l'apoteosi del santo in un quadro plastico, inscenato dagli attori. È il momento più emozionante della giornata, e segna lo scoccare della mezzanotte.
Subito dopo vengono i fuochi d'artificio. Gli abitanti li vivono come un capodanno: da quel momento riprende il ciclo annuale, nell'attesa di un altro 25 agosto. Per chi è partito, quel giorno è l'appuntamento per tornare — un ritorno alle proprie radici, in cui si condividono tradizioni, sapori e ricordi.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Greci per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Savignano-Greci, a 3,9 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Orneta-Villanova-Zungoli, e il tragitto è di 24 chilometri per 24 minuti di guida.
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