Hoga Zait a Roana 2027 - La Schèlla degli Schèllatragar e le Zelighen Baiblen nel bosco
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.roana.vi.it, letta il 20/09/2026.
Hoga Zait, il festival della cultura cimbra, si tiene a Roana, in provincia di Vicenza, sull'Altopiano dei Sette Comuni, per dieci giorni a luglio. Gli Schèllatragar, i rappresentanti delle sei frazioni, sfilano con la Schèlla, l'antico campanaccio da malga inciso in lingua cimbra, e al calare della notte una fiaccolata nel bosco porta al Parco delle Leggende, dove appaiono le Zelighen Baiblen, le fate selvatiche della tradizione cimbra. Il festival, riconosciuto dalla Regione Veneto come l'unico dedicato alla cultura cimbra, è organizzato dal 2006 dall'Ufficio Turismo del Comune di Roana.
Il campanaccio che apre le cerimonie
In lingua cimbra Hoga Zait significa «tempo alto», «tempo bello», e quindi tempo di festa. Il simbolo della festa è la Schèlla, il campanone delle vacche, l'antico campanaccio da malga: un tempo legato alle mandrie, oggi è diventato strumento cerimoniale. Richiama anche l'uso di scacciare l'inverno e dare il benvenuto alla bella stagione, come nella festa che a Roana si chiama Schella Marz.
Gli Schèllatragar sono anche detti i Lèntlen, e durante il festival diventano ambasciatori cimbri. Sfilano in costume tradizionale, e la loro scampanata apre cerimonie, concerti e spettacoli.
Il festival si apre come un rito, con la comunità raccolta attorno al fuoco per l'accensione del falò inaugurale a Mezzaselva. Da lì in avanti ogni sera tocca a una frazione diversa: Canove, Treschè Conca, Camporovere, Roana, Mezzaselva e Cesuna, ciascuna con i suoi luoghi — dalla località Bisele a Piazza Fondi, da Casa Tanzerloch al Parco delle Leggende, dall'Istituto di Cultura Cimbra a Piazza Santa Giustina.
Le fate selvatiche del Parco delle Leggende
L'appuntamento più seguito è uno spettacolo che si guarda al buio. Le Zelighen Baiblen sono, secondo la tradizione, creature ambigue: a metà fra fate selvatiche e streghe dei boschi, spiriti che abitano le radure e i margini del mondo visibile. La loro apparizione arriva al termine di una fiaccolata che parte dalla Piazzetta dell'Alpino di Cesuna e attraversa il bosco fino al Parco delle Leggende: un percorso rituale immerso nel buio e nei suoni della foresta, che culmina in uno spettacolo teatrale di parole, fuoco e ombre.
Non è teatro di professione, o non solo. Lo spettacolo ha raggiunto i trent'anni di messa in scena dal debutto nel 1996, e ogni anno mette insieme più di trenta figuranti del paese — dai bambini che interpretano gli gnomi agli adulti nei ruoli principali — con quattro attori professionisti e due performer circensi. Chi lo organizza racconta il dettaglio che spiega tutto: alcuni dei figuranti più grandi hanno cominciato da bambini, negli anni Novanta, nei panni degli gnomi; oggi sono genitori, e i loro figli fanno gli gnomi.
Attorno alle Baiblen ruotano le altre figure del repertorio: Lustikh e Ramalòkh, i giullari e narrastorie della Regina dei Boschi, che raccontano le avventure dei personaggi delle leggende cimbre, e la narrazione della leggenda dell'amore fra il poeta e la fata.
Ogni mattina una camminata
Hoga Zait, dicono a Roana, si vive prima di tutto con i piedi. Ogni mattina c'è una camminata, per un totale di sei escursioni guidate, una per frazione, che accompagnano i partecipanti fra prati, malghe, boschi e cavità intrecciando leggende, geografia e mestieri antichi. Alcune sono legate ai luoghi del racconto popolare, come la dolina dell'Orco e la grotta delle streghe; un'altra attraversa i bègalen, i sentieri che collegavano la Roana di sopra con quella di sotto, fra mulini, boschi e pascoli. L'itinerario più alto sale a Malga Zovetto, dove i campanacci guidano verso l'antico rito del fare formaggio, dentro la quotidianità dell'alpeggio.
Poi ci sono i luoghi del racconto orale: ai lavatoi antichi si tengono le Favole cimbre, raccontate a più voci all'aperto. E ci sono i laboratori del pomeriggio, per bambini e adulti: l'intaglio del legno, i colori e le incisioni rupestri, le pietre che raccontano, le letture animate di fiabe e leggende. All'Istituto di Cultura i bambini si avvicinano alla lingua con «De zìmbrische zunga vor de khindar», scoprendo attraverso il gioco parole, suoni e racconti della comunità.
La musica attraversa l'intero festival, dal folk rock alla polifonia corale fino al ritorno alle radici popolari nella giornata conclusiva, con concerti serali che hanno spaziato fra folk, rap e psichedelia. E c'è la parte liturgica: la messa cantata in cimbro, con la Corale Cimbra di Roana e Mezzaselva, seguita dalla scampanata degli Schèllatragar e dalla cena con i piatti tipici.
Dallo Jutland ai Sette Comuni
La comunità che fa la festa ha una storia lunga. Secondo la tradizione i cimbri sarebbero i diretti discendenti dell'omonimo popolo proveniente dall'attuale Jutland, in Danimarca, che con i Teutoni invase l'Italia sul finire del II secolo a.C.; sconfitti dall'esercito romano guidato da Gaio Mario e ridotti a pochi superstiti, si ritirarono attorno alle Prealpi Venete mantenendo il proprio linguaggio e la propria cultura. Oggi la minoranza cimbra è stanziata in pochi centri fra le province di Trento — a Luserna —, di Vicenza, sull'Altopiano dei Sette Comuni e in particolare a Roana, e di Verona, in Lessinia a Giazza.
C'è poi un atto che spiega perché la lingua sia sopravvissuta. Nel 1404 secondo il calendario veneto — il 1405 per quello attuale — le comunità dell'Altopiano si legarono spontaneamente alla Repubblica di Venezia, ottenendo in cambio il diritto di mantenere autonomia, lingua e costumi propri. I Sette Comuni hanno ancora i loro nomi cimbri: Sleege, Lusaan, Gènebe, Vüutsche, Gèlle, Rotz e Robaan, cioè Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana.
Anche il vestire raccontava l'identità: nel XIX secolo l'abate Modesto Bonato ricordava lana e lino locali, cappelli di feltro, fibbie d'acciaio, calze in cilestro, brache corte e cinture che distinguevano le classi sociali.
Il filo con la Baviera
L'ultimo capitolo è recente e riguarda un legame internazionale. Nel dicembre 1969 si riunì a Monaco di Baviera il comitato per la conservazione e lo sviluppo della lingua cimbra; l'anno seguente una delegazione di Roana andò in visita in Baviera, dando avvio a scambi culturali sempre più frequenti. Nel 1973 nacquero l'Istituto di Cultura Cimbra di Roana, il Curatorium Cimbricum Bavarense e il Curatorium Cimbricum Veronense, le tre istituzioni che da allora accompagnano i rapporti fra le comunità.
Da quel filo è nato il gemellaggio fra Roana e Velden, in Baviera, che ha compiuto cinquant'anni: ciò che rende speciale quel legame, dicono le due comunità, è il comune denominatore della lingua cimbra. Durante il festival arriva la Volksfest, la festa popolare bavarese, con la sua musica e i suoi sapori: i prodotti serviti arrivano direttamente dalla Baviera, offerti dagli amici di Velden come dono alla comunità di Roana.
È il senso che gli organizzatori danno a tutta la rassegna: non ricordare il passato, ma farlo vivere — e conoscere la cultura cimbra non leggendo un libro o visitando un museo, ma attraversandola a piedi, di frazione in frazione.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Roana per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Thiene, a 31 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Piovene Rocchette, e il tragitto è di 24 chilometri per 22 minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Altri appuntamenti in provincia di Vicenza.
- Sagra di San Marco e dei Cuchi a Roana — aprile
- Palio delle Zattere a Valstagna — luglio
- Sagra di San Teobaldo a Sossano — luglio