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I Passiùna tu Christù a Sternatia 2027 - Le 66 strofe cantate a due voci e il ramo d'ulivo con le arance

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

«I Passiùna tu Christù» si canta a Sternatia, in provincia di Lecce, nel cuore della Grecìa Salentina, nella settimana che precede la Domenica delle Palme. Due cantori si alternano nelle 66 strofe in lingua grika che raccontano la Passione di Cristo, mentre il portatore della palma regge il ramo d'ulivo adornato di nastrini colorati e arance, simbolo di fecondità. È considerata una delle forme più antiche di teatro popolare, e oggi è al centro della rassegna «Canti di Passione – Ce Custi o Gaddho na Cantalisi», che tocca i dodici comuni della Grecìa Salentina.

Sessantasei strofe e due cantori

I due cantori sono accompagnati da uno strumento — in tempi recenti una fisarmonica — e il ramo di ulivo porta anche immagini di santi, oltre ai nastrini colorati (le źźacareddhe) e alle arance.

Le ultime strofe sono una richiesta di ricompensa: la questua rituale, con il richiamo a san Lazzaro, il «risorto». Ottenuta l'offerta, i cantori si spostavano in un altro crocicchio o in un altro paese.

La rappresentazione si teneva al di fuori dei riti ufficiali della Chiesa, nelle masserie rurali e nelle strade e piazze dei paesi, con il popolo che circondava i cantori. A cantare erano i contadini stessi, che smessi i panni di umili lavoratori della terra diventavano cantori ai crocicchi e nelle piazze; i testi, prima in greco bizantino e poi in latino, erano invece opera di persone colte.

Il racconto, nucleo per nucleo

La narrazione segue nuclei fissi: il saluto agli astanti e l'invito ad ascoltare il racconto, la cattura di Gesù e il successivo processo, il tradimento di Pietro, le false accuse e la condanna, la Madonna nel ruolo della Mater Dolorosa, la tortura del Cristo e la crocifissione, la morte e lo sconvolgimento del mondo, la resurrezione e la professione di fede, e infine la questua.

Il cuore emotivo è il dolore di una madre che invoca pietà per il figlio che muore. Elemento fondamentale era la forte resa drammatica, che fondeva insieme testo, musica e gestualità: i cantori accompagnavano la narrazione con la mimica del volto, delle mani e del corpo, e trasmettevano agli astanti un pathos intenso, come se il racconto si rovesciasse su di loro. Quella gestualità era frutto della tradizione mimico-gestuale degli «Stompi», le antiche scuole grike, depositarie delle modalità interpretative del canto.

Dalle laudes medievali al Bruscello

L'origine del canto, arrivato per tradizione orale, risale a epoche molto più antiche di quanto la memoria dei paesi ricordi. La cantata si colloca nel solco delle laudes medievali, e ha un parente illustre nel «Pianto della Madonna» di Jacopone da Todi, di ispirazione francescana, nel tempo in cui fra il XII e il XIII secolo si diffondevano le cantate in volgare. Più indietro ancora si intravedono le feste rituali primaverili di epoca preromana e romana: si cantava nella settimana delle Palme, e il rito segnava il passaggio dall'inverno alla primavera.

La stessa struttura si ritrova nella tradizione italiana del Bruscello: identico l'emblema del ramo d'albero — di leccio in Toscana, di ulivo nel Salento — adornato di nastri, fiori e arance; uguali l'alternanza dei cantori e delle strofe, la disposizione a cerchio della folla, la ricca gestualità, il tema finale della questua e il periodo, dalla fine del Carnevale alla settimana precedente la Pasqua.

Del canto esistono versioni raccolte per iscritto già nell'Ottocento: nel 1870, in «Studi sui dialetti greci della Terra d'Otranto», Giuseppe Morosi pubblicò una versione raccolta a Martano insieme al «Canto delle Palme», altro canto di questua in cui si inserisce a incastro l'intera Passione. Per i griki, del resto, la Pasqua consisteva nella partecipazione al rito collettivo de «I Passiùna tu Christù».

La rassegna che attraversa la Grecìa Salentina

La rassegna tocca i principali luoghi sacri del territorio. Il percorso culturale nasce fra il 2003 e il 2004 coinvolgendo i comuni di Sternatia e Cutrofiano, e dal 2005 l'intera comunità della Grecìa Salentina con i suoi rappresentanti istituzionali, con tappe anche a Lecce e ad Alessano.

Le esibizioni si tengono fra gli storici palazzi e i sagrati delle chiese, fra le piazze e gli antichi conventi che diventano palcoscenici naturali per bande musicali, compagnie di cantori, confraternite, ragazzi delle scuole e formazioni musicali impegnate nello studio e nella ricerca dei testi e delle musiche della Settimana Santa. L'itinerario attraversa centri storici, chiese e luoghi simbolici legati ai riti della Settimana Santa, intrecciando architetture, devozione popolare e cultura grica.

La rassegna nasce per dare voce alle squadre di cantori che andavano, e vanno tuttora, di notte in giro tra le case a cantare la Passione di Cristo. A Sternatia, accanto ai gruppi locali, si è unita anche l'Arciconfraternita del SS. Sacramento di Minori, in provincia di Salerno, con i Battenti e il loro canto plurisecolare; e il gruppo Asterìa rigenera una liturgia complessa e piena di segni: morte e rinascita, inverno e primavera, mistero e fede.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Sternatia per i Passiùna tu Christù non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Sternatia si trova a 200 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Sternatia dista un chilometro, cioè un minuto di strada.

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