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Astro del ciel: come Stille Nacht è diventata un canto italiano
«Astro del ciel» non è la traduzione di «Stille Nacht»: è un testo nuovo, scritto in italiano nel 1937 da un sacerdote bergamasco su una musica austriaca del 1818. Chi canta le due versioni una accanto all'altra sta cantando due poesie diverse.
L'originale nacque in una parrocchia occupata.
L'originale austriaco
Le parole furono scritte nel 1816 da Joseph Mohr, sacerdote salisburghese nato nel 1792 e ordinato nel 1815, quando era assistente parrocchiale a Mariapfarr im Lungau. Non erano una canzone: erano una poesia.
Il contesto è quello del dopoguerra napoleonico. Il Congresso di Vienna aveva ridisegnato l'Europa, il Principato arcivescovile di Salisburgo aveva perso l'indipendenza ed era stato smembrato: nel 1816 una parte passò alla Baviera e una più consistente all'Austria. Mariapfarr soffriva sotto le truppe di occupazione bavaresi.
La notte del 1818
Due anni dopo Mohr era giovane parroco della chiesa di San Nicola a Oberndorf, vicino a Salisburgo.
Il 24 dicembre 1818 consegnò la poesia a Franz Xaver Gruber, insegnante e organista della stessa chiesa, chiedendogli di musicarla. Il brano fu eseguito la sera stessa, durante la Veglia di Natale: Mohr cantò la parte del tenore accompagnandosi con la chitarra, Gruber quella del basso, con due voci soliste e coro.
Il pubblico era fatto di marinai del sale e costruttori di navi, e la prima esecuzione ricevette «grande plauso».
Il titolo originale era «Stille Nacht, Heilige Nacht».
La versione italiana
Qui sta la differenza che quasi nessuno conosce: il testo ufficiale italiano non è una traduzione, ma un componimento originale.
L'autore è Angelo Meli, presbitero bergamasco, storico, scrittore e compositore, nato a Trescore Balneario il 1º agosto 1901 e morto a Bergamo il 1º dicembre 1970.
Nel 1937 pubblicò uno spartito intitolato «Preghiera di Natale» con il testo italiano da cantare sulla musica di Gruber, stampato dalle Edizioni Carrara di Bergamo. Il testo fu pensato perché gli italiani potessero capirlo e cantarlo, ed è completamente riscritto rispetto alle altre traduzioni, compresa quella inglese.
I versi sono quelli che tutti conoscono: «Astro del ciel, Pargol divin, mite Agnello Redentor», con il ritornello «Luce dona alle menti, pace infondi nei cuor». Le strofe parlano dei «Vati» e delle «angeliche voci», descrivono Gesù come «Tu di stirpe regale decor, Tu virgineo, mistico fior» e come colui che è «disceso a scontare l'error».
La prima esecuzione italiana avvenne in alcune chiese di Bergamo, nella Notte di Natale, e suscitò «lo stupore di molti fedeli».
Le altre versioni
La versione inglese risale al 1859 ed è opera di John Freeman Young.
In tutto il canto è tradotto in più di 300 lingue e dialetti, ed è eseguito ogni anno da due miliardi e mezzo di persone.
Nel 2011 il canto è entrato nella lista austriaca del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.
Curiosità in pillole
- Fra la poesia di Mohr e la musica di Gruber passano due anni.
- Il canto fu scritto per voci e chitarra, non per organo.
- In Italia la melodia è la stessa dal 1818, ma le parole hanno appena novant'anni.
Domande frequenti
«Astro del ciel» è la traduzione di «Stille Nacht»?
No: è un testo originale in italiano, scritto nel 1937 da Angelo Meli per essere cantato sulla musica di Franz Xaver Gruber.
Quando è nato l'originale?
La poesia è del 1816, di Joseph Mohr; la musica è del 1818, di Gruber, ed è stata eseguita per la prima volta la notte del 24 dicembre 1818 a Oberndorf.
Quanto è diffuso?
È tradotto in più di 300 lingue e dialetti, ed è nella lista austriaca del patrimonio culturale immateriale dal 2011.