Il presepe napoletano del Settecento: quando la scena sacra si riempie di popolo
Nel Settecento il presepe napoletano esce dalle chiese ed entra nei palazzi: la scena sacra si riempie di popolo, di mestieri e di rovine antiche, e le statuine diventano opere d'arte con occhi di vetro e abiti di seta vera. A volerlo, per primo, fu il re.
È il secolo in cui il pastore diventa una scultura da collezione.
Prima del Settecento
A Napoli il presepe ha radici lontane. La prima menzione documentata è del 1021, in un atto notarile che cita la chiesa di Santa Maria «ad praesepe», e le prime scene presepiali comparvero nelle chiese napoletane nel XIV secolo.
Alla fine del Seicento i presepi napoletani erano già famosi fuori da Napoli, e avevano assunto una dimensione teatrale: le figure religiose cominciavano a convivere con personaggi profani.
Il presepe diventa arte di corte
La svolta arriva con i Borbone. Carlo di Borbone, che regna su Napoli dal 1734, coltivava una passione personale per i presepi, e la corte ne fece un'occupazione seria: la regina Maria Amalia di Sassonia cuciva di persona gli abiti delle figure, e la collezione reale arrivò a contare oltre 6.000 statuine.
Dalla corte la moda dilagò fra la nobiltà. Nobili e ricchi borghesi gareggiarono per allestire scenografie sempre più ricercate, ogni famiglia volendo il presepe più lussuoso; nelle dimore si arrivava ad allestire stanze intere per la Natività, con statue rifinite nei minimi dettagli e vestite di tessuti preziosi e gioielli.
Com'è fatta una statuina
La figura del presepe napoletano settecentesco è un piccolo manufatto composito, e la sua struttura spiega perché costi tanto lavoro:
- il corpo è un manichino in fil di ferro e stoppa, snodabile;
- testa e arti sono in terracotta policroma;
- gli occhi sono di vetro;
- gli abiti sono in tessuto vero, cuciti su misura.
Il fil di ferro non è un dettaglio tecnico da poco: rende i corpi snelli e articolati, capaci di pose naturali, e permette di cambiare la posizione di ogni figura ogni volta che si rimonta la scena.
Le botteghe
Dietro quelle figure c'è una scuola di scultori. La bottega di Giuseppe Sanmartino influenzò un'intera generazione di maestri del presepe, fra cui Francesco Celebrano, Lorenzo Mosca e Giuseppe Gori.
Il lavoro era collettivo: le botteghe collaboravano con pittori, scenografi e tessitori di seta, e le composizioni tenevano insieme anatomia, costumi e la prospettiva delle «rocce», cioè della scenografia.
È in questo passaggio che il pastore smette di essere un accessorio e diventa un'opera d'arte autonoma, firmata e collezionata.
Che cosa cambia nella scena
Il Settecento cambia anche il modo in cui il presepe si guarda.
La disposizione fissa cede il passo a quella mobile: le figure si spostano, la scena si ricompone ogni anno. E soprattutto la rappresentazione sacra accoglie in modo sistematico elementi profani e popolari: il presepe diventa la trasposizione della Natività nella Napoli del suo tempo, con i villaggi, i mestieri e gli abiti del Regno — la moda che si vedeva in strada al tempo di Ferdinando IV.
Accanto al popolo entrano le rovine: templi romani e greci, letti come simbolo del trionfo del cristianesimo sulle rovine pagane. Non a caso la tradizione colloca proprio nell'area di San Gregorio Armeno un antico tempio di Cerere, e vuole che l'arte di modellare figure sia stata ereditata e trasformata dal cristianesimo.
Benino
Fra tutte le figure ce n'è una che spiega l'impianto: Benino, il pastore dormiente. Secondo la tradizione il presepe intero nasce dal suo sogno: tutto quello che si vede attorno — la città, le botteghe, la Natività — è ciò che Benino sta sognando mentre dorme sulla roccia.
Dove si vede oggi
Il presepe settecentesco più noto è il presepe Cuciniello, esposto al Museo Nazionale di San Martino, a Napoli: contiene centinaia di figure del Settecento ed è il modo migliore per capire come fosse fatta una di quelle scenografie da palazzo.
Domande frequenti
Perché il presepe napoletano è pieno di personaggi comuni?
Perché nel Settecento la scena sacra viene trasposta nella Napoli del tempo: accanto alle figure sacre entrano in modo sistematico mestieri, botteghe e abiti del Regno, con i personaggi popolari dei villaggi.
Come sono fatte le statuine napoletane?
Con un manichino in fil di ferro e stoppa, testa e arti in terracotta policroma, occhi di vetro e abiti in tessuto vero: il corpo articolato permette pose naturali e la ricomposizione della scena ogni anno.
Che ruolo ebbero i Borbone?
Decisivo: Carlo di Borbone, re dal 1734, era appassionato di presepi e la regina Maria Amalia cuciva gli abiti delle figure. Dalla corte la moda passò alla nobiltà, che gareggiava per la scenografia più ricca.
Chi è Benino?
Il pastore dormiente: secondo la tradizione il presepe intero è il sogno che sta facendo.