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Presepe Vivente a Barga 2026 - Un razzo come stella cometa

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente si tiene a Barga, in Valle del Serchio, in provincia di Lucca, ogni 23 dicembre, per rappresentare la Natività. I figuranti in costume animano le carraie del centro storico con gli antichi mestieri, e la Sacra Famiglia sale fino al Duomo annunciata da un razzo lanciato dal campanile, come una stella cometa. La manifestazione è nata nel 1985.

Dal 23 dicembre 1985

La data di nascita è documentata dal giornale del paese: nelle cronache del dicembre 1985 e del gennaio 1986 si parla con giudizi positivi della prima edizione, che risale al 23 dicembre di quel 1985. A organizzarla furono diverse associazioni paesane, e da allora la formula non è più cambiata.

Il primato è doppio: è il Presepe Vivente più longevo tra quelli che si organizzano in Valle del Serchio, e tra i primi anche in tutta la provincia di Lucca — anzi, negli anni Ottanta «questo evento si teneva in valle del Serchio solo a Barga». E «da Barga negli anni hanno preso spunto in molti casi, a cominciare dalla formula di realizzare la manifestazione per le vie dell'antico castello».

L'antivigilia, sempre

L'appuntamento è la sera dell'antivigilia di Natale, il 23 dicembre, nell'antico castello di Barga: stessa data e stesso teatro, «le vie del borgo medievale». Il fascino, dicono, è rimasto immutato «anche se la manifestazione, pur rispettando lo stesso canovaccio, è cambiata un po' nei percorsi e nei partecipanti».

Non è una scenografia costruita: è il paese stesso. Il luogo sono le antiche carraie di Barga vecchia, e per una sera il centro storico viene «interamente trasformato in un grande presepe a cielo aperto» — «simile a quello che, fatto con le statuine, appare durante le festività nelle case barghigiane».

Gli antichi mestieri nei fondi riaperti

Lungo le carraie, nelle piazzette, presso i fondi che si trovano sul percorso, i figuranti in costume propongono gli antichi mestieri: dall'arrotino al falegname, dallo scalpellino al calzolaio alle tessitrici, passando per i pastori e i mastri carbonai; la prima edizione ne schierava «centinaia», dal segantino al battiferro, dallo stagnino al ciabattino, dall'ombrellaio alle lavandaie e alle filatrici.

Sono mestieri «che a Barga c'erano stati fino a non molti decenni prima», e per rappresentarli si riaprono le porte chiuse: un tuffo nel passato lo fa fare anche la riapertura di tanti fondi del centro storico, un tempo botteghe, rimesse, magazzini. C'è tutto il ciclo completo della lavorazione della castagna, «lavorazione importante in tutta la montagna barghigiana»; c'è una carbonaia in piazza San Felice, dove i visitatori imparano come si faceva il carbone; e ci sono i bambini che, nell'atrio di un palazzo o in piazza del Comune, mettono in scena una scuola d'altri tempi.

Il presepe barghigiano non pretende coerenza storica, e lo dichiara: fonde «scene tradizionali della vita quotidiana di inizio Novecento con la suggestione di momenti ancor più antichi, con centurioni romani a rievocare l'anagrafe dove la famiglia di Betlemme si recava quando nacque il bambino» — con «la varietà di personaggi e le discordanze storiche, ben perdonabili, dei presepi più tradizionali».

Il percorso della Sacra Famiglia

Nella seconda parte della serata la scena passa a Giuseppe e Maria. La Sacra Famiglia arriva da Barga Giardino, risale il Pontevecchio, via di Borgo e via di Mezzo, per arrivare a Porta Reale ed entrare nel «presepe vivente», accompagnata dagli zampognari e dai pastorelli; poi sale lungo via del Pretorio fino al Duomo.

Il tracciato non è mai identico: negli anni è partito da Porta Reale, da Piazza del Comune, da piazza Salvo Salvi, da Piazza Angelio, toccando via di Solco, via delle Mura, Porta Macchiaia, via della Speranza, piazza del Teatro. Quello che non cambia è la direzione — dal borgo al Duomo — e una regola non scritta: al passaggio della Madonna, di san Giuseppe e del loro mulo, «le attività si fermeranno e le voci si placheranno per portare rispetto ai veri protagonisti della serata».

Anche la capanna cambia posto: nella prima edizione era sotto la Loggia del Capretz, poi «una capannella» nei pressi del Palazzo Pretorio, il portone principale del Duomo, o la capannuccia allestita sull'Aringo, sotto il loggiato del Palazzo pretorio.

Un razzo e il doppio delle campane

La scena della natività è annunciata dal doppio dei campanari di Barga e da un razzo luminoso che vola in alto dal campanile, «a mo' di stella cometa». È lo stesso segnale della prima edizione, e serve a due cose insieme: chiamare la gente sul sagrato e dare il via all'arrivo dei Re Magi, che «puntualmente, chiamati dalla stella cometa che ad un certo punto partirà dal campanile del Duomo, arriveranno».

I Magi non sono arrivati soli: con loro due cammelli in carne ed ossa, «proprio come vuole la tradizione del presepe» — una novità che, scrive il giornale locale, fa di quello di Barga «l'unico, non solo in provincia di Lucca ma anche oltre, a vedere tra i suoi personaggi non solo i re Magi, ma cammelli» veri.

Chi lo fa, ogni anno

I figuranti sono tanti e il numero cambia di anno in anno: le cronache parlano di circa 150, di «oltre 150», di «circa 200» nelle edizioni più affollate, e di una sessantina negli anni ridotti della pandemia — quando comunque la manifestazione «non è mancata mai».

Dietro ci sono i paesi della montagna. Partecipano gruppi e associazioni provenienti da Barga, Pegnana, Sommocolonia, San Pietro in Campo, Tiglio, Castelvecchio, Filecchio, la Misericordia del Barghigiano con una rievocazione medievale, la Filarmonica Luporini, i figuranti storici del Gruppo La Ribalta di Gallicano, i Lake Angels con la loro piramide di fuoco in piazza Angelio, e le famiglie storiche del presepe — i Renucci, i «Troni» — insieme a singoli cittadini e a tanti ragazzi. Sull'Aringo, in attesa della Sacra Famiglia, è arrivato a cantare anche il coro della Community of Jesus; e lungo il percorso non mancano le osterie estemporanee «che offriranno da bere e da mangiare le eccellenze del territorio».

Da Greccio a Barga

Quello che si vede a Barga ha un antenato preciso. Nel 1223 «l'umile frate Francesco, trovandosi a Greccio, un paesino di pastori non lontano da Rieti, volle festeggiare la festa del Natale, da lui prediletta, con un rito collettivo che rendesse tutti partecipi»: una stalla, una fanciulla che rappresentasse Maria, un pastore che rappresentasse Giuseppe, un neonato, un asino e un bue.

San Bonaventura lo raccontò così: «Si fece apparecchiare la mangiatoia col fieno, e ivi fece venire il bue e l'asino… e volle fare questa cosa di notte, e fu in quella notte bellissimo tempo e vi fu grande quantità di lumi accesi, e fu molto solenne di molti canti di laude, e l'uomo di Dio stava dinanzi al presepio, pieno di somma dolcezza, spargendo infinite lacrime di somma devozione e pietà».

A Barga la sostanza è rimasta quella: un castello in cui «rivive il mondo quasi ormai scomparso della civiltà contadina e artigiana», con i personaggi evangelici «impersonati con sincera partecipazione dagli abitanti del luogo».

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente a Barga richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Barga-Gallicano, a 4,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Lucca Est, e il tragitto è di 38 chilometri per 40 minuti di guida.

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