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Presepe Vivente a Castel del Piano 2026 - Ogni 28 dicembre

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Castel del Piano, in provincia di Grosseto, in Toscana, la data non cambia mai: il presepe vivente «si svolge, ormai da anni, ogni 28 dicembre». Quella sera il centro storico smette di essere un paese dell'Amiata e diventa un'altra cosa — «un villaggio della Palestina di duemila anni fa» —, e a percorrerlo si entra da piazza Madonna.

Il paese vecchio diventa Palestina

L'ambientazione non è una scenografia montata in piazza: è il borgo. «Il "paese vecchio" di Castel del Piano si trasforma in una rievocazione delle terre della Giudea al tempo del re Erode», e «lungo i vicoli della parte più antica prendono vita scene di quotidianità, mestieri, botteghe e gesti antichi».

L'ingresso del percorso è presso piazza Madonna, e da lì si cammina dentro una ricostruzione fatta da chi ci abita: «una ricostruzione storica resa possibile grazie all'impegno di tantissimi figuranti in costume, volontari e associazioni del territorio», con «famiglie, uomini e donne di età e di esperienze diverse».

La Madonna che cerca un giaciglio

«Nella sera del 28 dicembre, a partire dalla chiesa di San Leonardo, la Madonna percorrerà le vie del paese in cerca di un giaciglio in cui riposare», accompagnata «da un racconto che guida il cammino verso la Natività, cuore simbolico dell'intera rappresentazione».

Alla fine c'è quello che ci si aspetta e che qui è fatto con animali veri: «la grotta della nascita con il bue e l'asinello, e i tre Re Magi che, dopo un lungo viaggio, si fermeranno davanti alla mangiatoia per lasciare i loro doni».

Ciabattini, cestai e danzatrici del ventre

Il resto del percorso è un catalogo di mestieri: «antichi mestieri artigianali come i ciabattini, i cestai e gli scalpellini, o più esotici come lo speziale e il cartomante, senza dimenticare le danzatrici del ventre e locande tipiche, e ancora gli animali, i viandanti e i centurioni romani, il mercato e i palazzi del Governatore e del censimento».

Accanto ai mestieri umili — le ricamatrici, i locandieri, i falegnami — ci sono i piani alti della società di allora: «la rappresentazione dell'aristocrazia al palazzo di Erode e dei sacerdoti del Tempio». Chi entra, insomma, non guarda solo la Natività: attraversa un paese intero con le sue classi sociali, dove «convivono le famiglie romane, persone di diverse etnie e ranghi sociali».

Le quattro contrade e i centurioni da Roma

A dare corpo a tutto questo sono, prima di tutto, i castellani. «La ricchezza della manifestazione è la presenza di molte comparse delle quattro Contrade di Borgo, Poggio, Monumento e Storte, oltre ad un gruppo di rievocatori storici in arrivo da Roma che rappresenteranno i Centurioni.»

L'organizzazione è collettiva: ogni anno i cittadini e le associazioni locali mettono in scena il presepe con l'Amministrazione comunale e la Nuova Pro Loco. In una delle edizioni le associazioni coinvolte sono state «oltre venti».

Praesaepe, la mangiatoia

«Pochi sanno che la parola "presepe" deriva dal termine latino "praesaepe", che significa "greppia/mangiatoia", ad indicare il luogo in cui fu posto Gesù dopo la nascita per essere adorato dai pastori e dai magi.» Ogni presepe, anche quello di statuine, «è in realtà un percorso visivo, un racconto iconografico della nascita di Cristo, dal viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme, l'estenuante ricerca di alloggio fino al parto del Bambino in una semplice capanna o grotta, riscaldata da un bue e da un asinello, dall'arrivo dei pastori grazie all'annuncio degli angeli al viaggio dei re Magi guidati dalla stella cometa» — che a Castel del Piano, semplicemente, si percorre a piedi.

Anche i dettagli hanno una provenienza precisa: «la grotta non è menzionata nei Vangeli canonici, ma in quelli Apocrifi, e rappresenta il simbolo del cosmo, l'imago mundi»; il bue e l'asinello «furono posti da San Francesco nella grotta in base alle parole del Profeta Isaia»; e dei doni dei Magi, «l'oro rappresenta la regalità, l'incenso simboleggia la divinità e la mirra è ricondotta alla tradizione del Sapiente medico o taumaturgo». Anche l'ora della nascita viene da lì: la tradizione di far nascere Gesù allo scoccare della mezzanotte «deriva dai Vangeli Apocrifi, che identificano simbolicamente quell'ora con la nascita di una nuova era». E con l'Epifania Gesù «si mostra» — dal verbo greco epifaino, «io appaio» — «all'umanità ed è riconosciuto figlio di Dio».

Quanti sono, dipende dall'anno

Il numero dei figuranti è cresciuto edizione dopo edizione: dai 150-200 delle annate più lontane a oltre 250, fino alle 340 «statuine in carne e ossa» di un'edizione descritta come «in grande stile», con 65 ambienti. Nelle edizioni più recenti il conto si ferma a «centinaia di figuranti», e anche le postazioni passano da «più di venti» a decine.

Quel che non cambia è come lo raccontano a Castel del Piano: «un rito laico e spirituale insieme, che rinnova il legame tra la comunità e il suo centro storico», «un coro spirituale in cui tante persone riproducono un momento straordinario offrendo se stessi in un atto di fede collettivo».

Il paragone guarda lontano: ogni anno mettono in scena il presepe «con la stessa determinazione che fu di San Francesco con il suo Presepe a Greccio», la prima rappresentazione vivente della Natività, nel 1223. E il presepe vivente non è nemmeno l'unico di questo paese: nella chiesa di San Niccolò e Lucia se ne allestisce un altro, di statuine — un lavoro di volontari, con scene meccaniche e centinaia di pezzi. «Castel del Piano, paese del presepe che unisce la collettività», ha scritto un giornale locale.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente a Castel del Piano richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Monte Amiata, a 16 chilometri da Castel del Piano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di San Quirico d'Orcia ha davanti un percorso di 30 chilometri, trentaquattro minuti di guida.

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