Presepe Vivente di Cerqueto a Fano Adriano 2026 - Il Bambinello è l'ultimo nato del paese
Il Presepe Vivente di Cerqueto, frazione di Fano Adriano, in provincia di Teramo, va in scena ogni 26 dicembre. Circa duecento figuranti mettono in scena la storia sacra dalla Creazione all'adorazione dei Magi su un pendio di circa tre ettari, il costone di roccia che sovrasta l'abitato alle falde del Corno Grande. La prima edizione è del 1965, il che ne fa la rappresentazione più longeva della provincia, e ogni anno il Bambinello è interpretato dall'ultimo nato del paese.
In Abruzzo, chi fa Gesù bambino non viene scelto: viene l'ultimo nato del paese. È la regola da cui parte tutto il resto, e dice bene che cos'è questo presepe — non uno spettacolo che il paese mette in scena, ma il paese stesso messo dentro una storia.
Un costone di montagna al posto del palcoscenico
La rappresentazione si svolge all'aperto, sul costone di roccia che sovrasta l'abitato, alle falde del Corno Grande. Il pendio misura circa tre ettari: querce secolari, sentieri tortuosi con gli steccati di legno, rocce imponenti e un torrente che si getta nella valle formando una cascata. Il teatro naturale è fatto di grotte scavate nella roccia, ponticelli di legno e stalle, con la maestosa capanna sul costone all'ingresso del borgo. Il pubblico si dispone nell'area davanti, e a un certo punto, nel tardo pomeriggio, le luci del paese si spengono.
I figuranti sono circa duecento, per lo più nativi del posto. La stalla della Natività non è un allestimento smontabile: è una grande capanna costruita sul posto, che resta lì visibile tutto l'anno. E i pastori che assistono alla nascita sono pastori cerquetani, che arrivano con le loro pecore e le loro capre — Cerqueto è un paese di pastori e di cardatori.
Il racconto è organizzato per quadri, e non comincia dal Natale: comincia dalla Creazione. Poi la cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, Caino e Abele, Abramo e le profezie, l'Annunciazione dell'arcangelo Gabriele, il censimento indetto da Cesare Augusto, la nascita, l'adorazione dei pastori e del popolo di Betlemme, e infine la Cometa che guida i Magi. La stella percorre un tratto di montagna, infuocata di luce, mentre i Re Magi si avvicinano lentamente alla capanna.
I versi degli animali vengono dallo zoo di Roma
C'è un dettaglio che spiega quanto lavoro c'è sotto. Per la scena della Creazione serviva il suono della comparsa delle prime forme di vita, e il parroco fondatore Don Nicola Jobbi, insieme a Bruno Misantoni e Federico Mastrodascio, andò a registrare i versi degli animali selvatici al Giardino Zoologico di Roma. A quelli aggiunsero i belati di un gregge, registrati sulla montagna di Cerqueto.
Il resto della colonna sonora alterna parti dialogate e parti narrate, con una voce registrata che racconta la storia che si osserva sul costone; e i figuranti si muovono in sincrono con alcune figure meccaniche azionate elettronicamente e con le luci che si accendono e si spengono. La rappresentazione è preceduta da uno spettacolo musicale che si tiene dentro la grotta della Natività.
Il suono più antico, però, è una voce sola. È il canto che le giovani donne di Cerqueto intonano per la Messa di Mezzanotte, durante il bacio alla statua di Gesù bambino, e che accompagna la scena della Natività fin dalle origini: «Dalle stelle in una grotta, sei disceso Re del Cielo, non curando il freddo e il gelo perché spinto dall'amor».
Sacro o folcloristico, il nome lo diceva
Nei primi anni la manifestazione si chiamava «Il Mistero della Natività - manifestazione Sacro-folcloristica», e quel nome doppio tradisce l'ambivalenza di una cosa fatta di elementi religiosi ma vissuta anche come rappresentazione profana. Oggi è definita anche «rappresentazione religiosa storica».
In mezzo c'è il fatto che gli abitanti, ogni anno, tornano a incarnare gli stessi personaggi: San Giuseppe, la Vergine, gli angeli, i pastori, i Magi, i soldati con Erode, in un'immedesimazione ciclica, una storia esemplare vissuta in prima persona.
Il presepe va avanti da oltre cinquant'anni, dalla prima edizione del 1965, ed è la rappresentazione più longeva della provincia; si è evoluto di continuo, con nuovi impianti scenici e tecnologici, nuove illuminazioni, nuove coreografie, nuove parti narrate. Quando è ripartita dopo lo stop del Covid ha richiamato tremilacinquecento persone.
Ma c'è anche una cosa che il presepe registra suo malgrado. All'inizio era riservato ai soli abitanti del paese; poi, per il progressivo calo demografico, si è dovuto aprire alla collaborazione delle comunità vicine, perché da soli non bastavano più a coprire tutti i ruoli del racconto.
Un quadro nuovo ogni anno, e un museo che li tiene
Da qualche tempo la Pro Loco chiede ogni anno a un artista della provincia di dipingere una Natività. Il quadro diventa il manifesto dell'edizione, e l'originale finisce nel Museo delle Tradizioni Popolari di Cerqueto, fondato nel 1964, dove la collezione permanente cresce di un pezzo all'anno.
Il primo a cui si rivolsero fu Sandro Melarangelo, nel 2000. Il suo bambino è avvolto in una kefiah, il copricapo tipico della Palestina, e la natività è ambientata fra mura distrutte dai bombardamenti: un presepe che parla della guerra di adesso, appeso ai muri di un paese di montagna.
A organizzare tutto è la Pro Loco di Cerqueto, insieme al Comune di Fano Adriano, al Consorzio BIM Vomano-Tordino, all'Ente Parco e alla Provincia di Teramo — tanto che da alcuni anni la manifestazione si chiama Presepe Vivente del Parco Gran Sasso-Monti della Laga. Una squadra locale prepara il set naturale nel mese che precede la messa in scena, e alla preparazione, «assai laboriosa e ardua», collabora gran parte degli abitanti. A chi guarda, intanto, si distribuiscono bevande calde e dolci abruzzesi del periodo.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Fano Adriano per il Presepe Vivente di Cerqueto chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Teramo, a 28 chilometri da Fano Adriano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di San Gabriele - Colledara ha davanti un percorso di 24 chilometri, venticinque minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- San Valentino a Fano Adriano — febbraio
- San Berardo a Teramo — dicembre
- Sant'Agnese a Corropoli — gennaio