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Presepe Vivente a Giarratana 2026 - I quadri viventi silenziosi del quartiere Cuozzu

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente di Giarratana, in provincia di Ragusa, si tiene nel periodo natalizio, in alcune sere fra il 26 dicembre e il 6 gennaio, nell'antico quartiere «U Cuozzu». Lungo le stradine in pietra bianca, illuminate dalle fiaccole e dai lumi a petrolio, i figuranti in costume d'epoca animano quindici ambienti che ricostruiscono la vita contadina e artigiana di fine Ottocento, fino alla Natività allestita fra i ruderi del Castello dei Marchesi Settimo. È il primo e a oggi unico presepe italiano riconosciuto di «Interesse Internazionale», e i suoi quadri viventi sono totalmente silenziosi.

Il Cuozzu, la parte alta del paese

Giarratana è un piccolo centro montano dei Monti Iblei, in provincia di Ragusa, e la sua parte più antica si chiama «U Cuozzu». È il quartiere delle stradine e delle abitazioni in pietra bianca, dove una caratteristica scalinata, rischiarata dalla fioca luce delle fiaccole, invita a entrare in un mondo dedicato alla civiltà contadina e artigiana.

Il quartiere non si accende solo a Natale: ospita il «Museo a Cielo Aperto», nato nel 1997 con l'obiettivo di recuperare la storia, le tradizioni, gli usi e i costumi del XVIII e XIX secolo. Nel periodo natalizio quel museo si anima, e diventa la cornice del presepe vivente.

Ad animarlo sono gli stessi abitanti del paese, che si riappropriano dei luoghi cari ai loro padri. Il presepe è nato dal lavoro di un gruppo di giovani della comunità parrocchiale; negli anni il gruppo si è ampliato fino a coinvolgere tutta la cittadinanza, e l'organizzazione è passata per il comitato Cerretanum — con il supporto dell'amministrazione comunale, della consulta giovanile e della consulta femminile — e per l'associazione «Amici ro Cuozzu», il gruppo di giovani giarratanesi a cui da qualche anno è affidato l'allestimento.

Quindici ambienti di fine Ottocento

Il percorso ricostruisce la vita contadina e artigiana di Giarratana fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Gli ambienti allestiti sono quindici, e ognuno ha il suo nome in dialetto: «A Famigghia», «A massaria», «U tularu», «A sartoria».

Nella masseria rivive «u ricuttaru», con i suoi suoni e i suoi profumi, ed è ricostruita la stanza in cui si cucinano il pane, il formaggio e la ricotta, quest'ultima con l'attrezzo chiamato «a caurara». Nella casa del contadino stanno gli aratri, «u mazziaturi» per i cereali e «u carrettu», il carretto per trasportare i prodotti della terra. L'ambiente familiare è il regno della massaia, che usa «u scanaturi», «a maidda» e «a sbriula», mentre la biancheria lavata si stende ad asciugare sul «circu ra conca». Nella sartoria si cucivano e ricamavano vestiti e biancheria, e l'arte si insegnava a figlie e nipoti.

Gli oggetti, gli utensili domestici e gli attrezzi da lavoro sono rigorosamente originali dell'epoca, e i costumi dei figuranti sono realizzati su modelli della fine del XIX secolo. Lungo la strada si incontrano il falegname, il contadino, il fabbro, il cordaio: uno lavora il legno, un altro intreccia ceste, panieri e canestri, un altro modella la pietra; altri ricamano, impastano la farina, stirano, cuciono o stendono il bucato. Nella masseria il contadino munge la pecora; nell'osteria stanno ben in vista i vini, i formaggi e i salumi locali.

La salita al buio verso Campo Grotta

Al calar della sera, al chiarore dei lumi a petrolio e delle candele, si animano vicoli, abitazioni e botteghe, e i visitatori si inoltrano a piccoli gruppi lungo un percorso prestabilito. Nelle strade di Terravecchia gli uomini, le donne e i bambini in costume d'epoca lavorano con gli strumenti e gli arnesi degli antichi mestieri scomparsi.

Ai piedi del Castello dei Settimo gli ambienti terminano e comincia la strada in salita che porta all'area denominata «Campo Grotta»: illuminata solo dalle fiaccole, silenziosa e priva di quadri viventi. Quel tratto stacca dall'ambientazione ottocentesca, offre una vista panoramica sul paese e fa fare un ulteriore salto indietro, ai tempi di Gesù, fra i pastori: l'ultima scena è ambientata duemila anni fa.

La Natività immobile fra i ruderi del castello

In cima all'abitato, fra i ruderi di quella che fu la residenza dei Marchesi Settimo — che in paese chiamano ancora «U Castieddu» — è allestito l'ultimo e più sacro quadro vivente. Dentro una grotta ci sono i pastori, le pecore, i Magi, il bue, l'asinello e la Sacra Famiglia.

Al contrario delle scene precedenti, la Natività è immobile: pura contemplazione. Qui il silenzio diventa protagonista, rispetto ai suoni, agli odori, alla musica e ai gesti quotidiani che fanno parte degli altri quadri. È la particolarità di questo presepe: i suoi quadri viventi sono totalmente silenziosi, e chi guarda entra in un'atmosfera surreale.

La sera finale tutti i protagonisti salgono nella parte alta della città e, sulla sommità del monte, creano una fiaccolata umana che risplende nella notte. A fine percorso la consulta comunale femminile accoglie i partecipanti con un tè caldo e una fetta di panettone.

Il primo presepe italiano di interesse internazionale

Il presepe di Giarratana è stato il primissimo presepe vivente a essere riconosciuto di «Interesse Nazionale», ed è il primo e a oggi unico presepe italiano riconosciuto di «Interesse Internazionale».

Le edizioni 2014/2015 e 2015/2016 sono state premiate come «Miglior Presepe Vivente d'Italia», ed è stato nominato anche «Miglior Presepe di Sicilia»; agli «Amici ro Cuozzu» è stata conferita l'onorificenza di «Cavalieri del Santo Presepe d'Italia».

I visitatori arrivano dai paesi vicini e anche da più lontano. Per Giarratana è il più importante appuntamento invernale, e uno dei più importanti del Natale ibleo.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Giarratana per il Presepe Vivente chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Ragusa, a 21 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Grammichele est, e il tragitto è di 33 chilometri per 34 minuti di guida.

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