Presepe Vivente a Monteleone d'Orvieto 2026 - Arnesi d'epoca
Il Presepe Vivente di Monteleone d'Orvieto, in provincia di Terni, si tiene nel periodo delle festività natalizie, fra dicembre e gennaio. Fra piazze, cantine e vicoli storici rischiarati da fiaccole e torce viene ricostruita la Betlemme di duemila anni fa, e lungo il percorso «ci s'imbatte così nei soldati romani, nei sacerdoti del Sinedrio, nel lusso dei ricchi, persino nel dramma dei lebbrosi». Si celebra dal 1980, e gli arnesi sono quelli veri: «reali abiti e introvabili arnesi originali dell'epoca, come telai per la tessitura, banchi per calzolai, forni a legna, attrezzi per il ricamo e della vita quotidiana di allora, potranno essere toccati con mano dal visitatore».
Dal 1980, la Betlemme di duemila anni fa
Per qualche sera d'inverno il paese cambia geografia: «il suggestivo borgo si trasformerà nella Palestina dell'anno zero», e «piazze, cantine e vicoli storiche prenderanno vita grazie ad un mix di tradizione e innovazione».
«Tra i vicoli di Monteleone d'Orvieto si celebra dal 1980 uno dei più suggestivi presepi viventi italiani».
Di per sé la formula è antica e diffusa: il presepe vivente «è una tradizione cristiana consistente in una breve rappresentazione teatrale che ha lo scopo di rappresentare, con l'impiego di figuranti umani, la nascita di Gesù in una scenografia che viene costruita per ambientare la vicenda della natività». Nato in Italia, di lì «la tradizione si diffuse nel resto d'Italia e negli altri Paesi cristiani», e il periodo in cui si tengono «è quello delle festività natalizie».
L'ambientazione, a Monteleone, è notturna: «alla luce di fiaccole e torce, viene ricostruita la Betlemme di duemila anni fa». E non è solo la Natività: lungo il percorso «ci s'imbatte così nei soldati romani, nei sacerdoti del Sinedrio, nel lusso dei ricchi, persino nel dramma dei lebbrosi».
Arnesi che si toccano
Il criterio che gli organizzatori rivendicano riguarda i luoghi prima ancora degli oggetti: «location non ricostruite ma ricavate, dunque senza forzate rappresentazioni, permettono alla tradizione natalizia di rivivere nel pieno di suoi valori e significati». Cioè: non si costruiscono scenografie, si usano le cantine e i vicoli che ci sono già.
Il risultato, scrivono, è che non c'è «nessuna finzione ma un vero e proprio salto nel tempo tra suoni, profumi, sapori e melodie di strumenti dimenticati della tradizione artigianale ed agricolo-pastorale».
Vasari, cerai, ciabattini
I mestieri hanno ciascuno il suo posto lungo il percorso, e chi li esercita viene chiamato con una parola precisa: il visitatore «ammirerà all'opera i "custodi" delle arti e dei mestieri dell'epoca come il vasaro, il ceraio, ma anche il ciabattino, l'oste ed ancora la ricamatrice, la massaia, il panettiere, il fabbro e tanto altro ancora».
Il percorso «porta alla grotta della Natività» ed è «animato inoltre da veri animali da cortile, da soma e della tradizione pastorizia». Accanto ai banchi e alle botteghe il visitatore «può gustare i prodotti tipici locali»: sono «decine di degustazioni di prodotti che riscopriranno ricette antiche della cucina locale».
Chi sono i figuranti lo dice la definizione generale del presepe vivente, che vale anche qui: a organizzarli «sono, per lo più, intere città, frazioni (o loro quartieri) e i figuranti sono solitamente loro abitanti».
Il lume che arriva da Greccio
C'è una parte della festa che comincia lontano dal paese e a piedi. «Dopo oltre sei ore di cammino, percorrendo oltre trenta chilometri, il gruppo consegnerà il lume alla comunità di Monteleone, accendendo il cero di fronte alla natività.»
Quel cammino ha una ragione precisa, ed è un anniversario che riguarda tutta l'Umbria. Il presepe di Monteleone «ha ricevuto il patrocinio morale dall'organizzazione del progetto "La Valle del Primo Presepe" e "Greccio 2023"», «in concomitanza della ricorrenza degli 800 anni dalla nascita del primo presepe, quello fatto da San Francesco a Greccio».
Sono 800 anni contati dal presepe di San Francesco, si badi: non è l'età della festa di Monteleone, che è molto più recente.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Presepe Vivente a Monteleone d'Orvieto richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Fabro-Ficulle, a 6,7 chilometri da Monteleone d'Orvieto, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Fabro ha davanti un percorso di 8,0 chilometri, nove minuti di guida.
Eventi nei dintorni
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