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Presepe Vivente a Monterchi: 57 scene lungo un chilometro di fiaccole

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente si tiene a Le Ville, frazione di Monterchi, in provincia di Arezzo, per cinque sere fra dicembre e gennaio. Quando il sole è calato e le luci del borgo si spengono, il percorso si illumina soltanto di fiaccole, fuochi e torce, e per circa un chilometro si cammina dentro la Palestina di duemila anni fa, fra botteghe, mestieri antichi e la Capanna della Natività. Sono 57 le scene allestite lungo il percorso, con oltre 250 figuranti.

Un chilometro illuminato a fiaccola

Il percorso si snoda in un piccolo borgo adiacente alla chiesa di Santa Maria della Pace, in via Ripa Bianca, lungo la Senese Aretina, e conta cinquantasette scene. Non sono semplici scenografie ma veri quadri viventi, e chi entra viene avvolto lentamente dalla narrazione: le voci basse dei figuranti, il crepitio delle fiamme, i rumori degli animali, i profumi delle botteghe, con un sottofondo di musica religiosa. «Il nostro presepe è tutto su fiaccolata», dicono gli organizzatori: la notte è illuminata da centinaia di candele o mezze torce disseminate ovunque, da bracieri e da fuochi.

I figuranti sono oltre 250, contro il centinaio scarso delle prime edizioni: nel tempo il percorso si è allungato fino a raggiungere il chilometro attuale, e con esso è cresciuto anche il numero dei partecipanti.

Cinquantasette quadri, dall'area romana alla giudea

L'itinerario è ordinato come una città. Si comincia dall'area romana — la base militare con i centurioni, la dimora del governatore, i mendicanti, la casa dei patrizi, il censore —, poi si sale nella parte alta del paese, dove c'è l'area giudea con il tempio dei sommi sacerdoti e la reggia di Erode, quella dove regna lo sfarzo. In mezzo corre la strada dei mestieri, con gli artigiani e la piazza del mercato.

L'elenco delle postazioni, quello che l'associazione stampa nella sua guida, dice meglio di qualunque riassunto che cosa si incontra: falegname, cordai, scultori, caseificio, fabbri, ceramista decoratrice, mercante di schiavi, mercato delle stoffe, tintori, filatrici, tessitrice, forno, canestraio, mercato dei profumi, mercato di semi e spezie, ciabattino, macina delle granaglie, locanda, acquaiole, contadini. Ci sono osti che offrono pane e vino ai visitatori, fornai, calzolai, cesellatori, produttori di miele e di olio, lavandaie e pastorelle. Chi forgia, chi tesse, chi impasta il pane, chi fa il formaggio.

Il frantoio, il mulino e il somarello

Lasciato il paese si entra nel bosco, dove stanno i quadri più belli: i pastori, i cordai, il granaio, il frantoio e la Natività. Il quadro del frantoio riproduce il mulino dell'olio, dove alcuni figuranti colgono le olive e altri preparano l'olio con l'aiuto di un somarello che fa girare la ruota. Più avanti c'è il mulino vero e proprio, che nella guida dell'associazione è definito «il marchingegno più imponente», e a cui nel 2008 si è aggiunto il quadro in cui si macina il grano per fare la farina.

Gli animali sono molti e sono veri: il gregge con un capro dai lunghi corni a spirale, l'asinello del frantoio, il bue e l'asinello della capanna.

La Natività e la Valle dei lebbrosi

A un terzo dalla fine del percorso si incontra la Capanna della Natività. È il cuore pulsante dell'intero itinerario: una capanna illuminata da fiaccole e scaldata dal fiato tiepido di un bue e di un asinello, con gli Angeli lì intorno — che sono i fanciulli del paese — e i Re Magi seduti davanti al Bambino. Il Bambino, coperto di pelli di pecora, dorme tranquillo, mentre Maria e Giuseppe vegliano ai lati.

Il finale, però, non è la capanna. Dopo l'ovile, i pastori, i pescatori, le lavandaie e il mulino, il percorso arriva alla Valle dei lebbrosi, quadro di punta della rappresentazione: tra le fiamme tremolanti si vedono i malati avvolti da fasce, e l'immagine serve a ricordare — dicono gli organizzatori — che ognuno di noi deve riprendere, alla luce della natività di Gesù, la propria Croce sulle spalle, e che soprattutto nel momento più alto della celebrazione cristiana non si deve dimenticare chi soffre. A chiudere tutto è l'Oasi dei Magi, un quadro che un tempo si allestiva soltanto il giorno dell'Epifania, per il corteo, e che poi è stato inserito in tutte e cinque le rappresentazioni.

Dal 2005, dopo una visita a Celalba

L'idea venne per caso a un gruppo di amici dopo la visita al presepe vivente della vicina Celalba, a San Giustino, in provincia di Perugia. Dopo un'iniziale titubanza si formò un gruppo di persone disposte a tentare la rappresentazione, e fu decisivo l'appoggio del parroco di allora di Santa Maria della Pace: nel luglio del 2005 don Vasco accettò la proposta, e da lì nacque l'Associazione Venite Adoremus, di cui lo stesso don Vasco — oggi ricordato come il compianto parroco — fu il primo presidente. I lavori di preparazione cominciarono nello stesso mese.

Da allora il progetto è cresciuto: incoraggiati dai risultati, gli organizzatori hanno modificato e allungato il percorso fino a raggiungere quello attuale di circa un chilometro, e i figuranti si sono moltiplicati. Per qualche anno il presepe ha dovuto lasciare la sua sede tradizionale, tornandovi dopo tre anni di assenza negli spazi adiacenti alla chiesa; oggi è considerato uno fra i più famosi d'Italia, con l'ambientazione nell'intero paese.

Sartoria, volontari e beneficenza

Quello che si vede in cinque sere è il frutto di un impegno che dura dodici mesi. Un intero paese lavora tutto l'anno a questo allestimento: i volontari realizzano con le loro mani scenografie, costumi e strutture, e nel tempo libero, solitamente a partire da settembre, si dedicano alla preparazione. I costumi e le scenografie sono fatti artigianalmente dai volontari del paese, che dispongono di un capanno vicino alla chiesa, di tre stanze che fungono da sartoria e di un ripostiglio.

C'è anche una destinazione, oltre alla festa: il ricavato viene devoluto in beneficenza. E il modo in cui il presepe è fatto è esattamente quello che la tradizione prevede — a organizzare i presepi viventi sono per lo più intere frazioni, e i figuranti sono i loro abitanti.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente a Monterchi richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Ville-Monterchi, a 3,9 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Selci Lama, e il tragitto è di 8,7 chilometri per 11 minuti di guida.

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