Presepe Vivente a Monterosso Almo 2026 - I mestieri degli Iblei nel quartiere Matrice
Il Presepe Vivente di Monterosso Almo si tiene fra dicembre e gennaio nel quartiere Matrice, il quartiere medievale di questo borgo dell'entroterra ibleo, in provincia di Ragusa. Decine e decine di figuranti animano le antiche botteghe del dedalo di viuzze rifacendo i mestieri ormai scomparsi degli Iblei — u curdaru il cordaio, u fìrraru il fabbro, a lavannara la lavandaia, u scarparu il calzolaio — e il percorso porta a una grotta naturale dove è allestita la Natività. La rappresentazione è curata dall'associazione «Amici del Presepe».
Il quartiere Matrice che torna a brulicare
Monterosso Almo è un borgo dell'entroterra ibleo, di stradine lastricate, vicoli e piazze panoramiche. Per il presepe vivente il dedalo di viuzze del quartiere antico — il quartiere Matrice, medievale — torna a brulicare di vita, di luce e di atmosfere di un tempo. Il quartiere cambia pelle e diventa, per qualche sera, un paese dentro il paese.
L'allestimento trasforma il centro storico in un percorso a tappe fra vicoli, slarghi e botteghe. Le viuzze hanno i loro nomi in dialetto, i vaneddi e i rutti, e case e botteghe diventano abitazioni, stalle e mercati antichi. L'obiettivo non è soltanto ricreare la scena della Natività, ma ricostruire un mondo: quello della civiltà contadina e artigiana, con gesti, strumenti e rituali di lavoro. Chi ci passa dentro ha la sensazione di attraversare una comunità in attività, come se il tempo si fosse fermato agli anni Cinquanta, fra case di pietra e cortili riscaldati dall'odore della legna.
Il borgo è stato definito la “Betlemme di Sicilia”, e appartiene al circuito dei borghi più belli d'Italia. È qui che si prova a ricreare la Betlemme dell'epoca di Gesù, integrando la spiritualità del Natale con la vita quotidiana dei villaggi siciliani del passato.
I mestieri che non esistono più
Lungo il percorso i mestieri ormai scomparsi ritornano a nuova vita. Ci sono u curdaru, il cordaio; u fìrraru, il fabbro; a lavannara, la lavandaia; u scarparu, il calzolaio; e poi u cirnituri, il falegname, il cantastorie, lo scalpellino, i cestai, gli intagliatori di flauti e di pietre.
Non sono comparse statiche, ma presenze che lavorano, spiegano, mostrano. Ogni stazione diventa un frammento di racconto: materiali grezzi che si trasformano, mani che ripetono movimenti imparati per tradizione, parole dialettali che restituiscono suoni e identità. A svolgere quei mestieri sono gli anziani del paese, autentici testimoni di quella cultura e custodi della memoria; e le nuove generazioni, a cui quei mestieri si ripropongono, stanno dimenticando anche il dialetto, con tutta la storia che porta con sé.
Dentro le abitazioni antiche ricostruite ci sono a tannura e a conca, e le donne che filano. Nella taverna, riscaldati dal vino, al suono del mandolino e della fisarmonica, si canta allegramente: è a putia ru vino, animata da canti popolari. La bottega dello scalpellino plasma con sapienza artigiana la dura pietra. Nel cuttighiu, ossia nel cortile, le comarì hanno un vastissimo repertorio di modi di dire e di pettegolezzi aggiornati all'ultimo minuto. Le massaie impastano il pane e lo infornano nel forno a legna, e accanto passano gli artigiani che intrecciano fascine o intagliano flauti. Ci si ferma davanti alla scena della famiglia, quadretto della vita domestica che fu.
Le botteghe sono state ricostruite con cura meticolosa, grazie al recupero di numerosi oggetti antichi ritrovati nelle case dei nonni: arredi, attrezzi di lavoro, tecniche di lavorazione, cercati uno per uno. Costumi e utensili sono curati nei minimi particolari, e le viuzze e i cortili diventano un museo a cielo aperto.
Il corteo e la grotta naturale
Il suono delle cornamuse avverte che la grotta è vicina. Prima però c'è il corteo: guidato da San Giuseppe e dalla Madonna in groppa all'asinello, seguito da pastorelli e popolani in costume, parte da piazza San Giovanni e conduce i visitatori fino alla grotta della Natività, allestita nel quartiere Matrice.
La grotta è naturale, unica nel suo genere, ed è il capolavoro del presepe. Dentro ci sono i Magi, l'asinello, il bue, Maria, Giuseppe e il Bambinello, scaldati dal fiato degli animali. Ai figuranti in costume si affiancano animali veri.
Intorno alla rappresentazione corrono gli altri appuntamenti del Natale monterossano: la Ninnarò diffonde le nenie natalizie in ogni angolo del paese; nel giorno di Natale Babbo Natale distribuisce dolci e caramelle a grandi e piccini; il 6 gennaio, accompagnati dall'arrivo dei Magi, i bambini portano in processione Gesù Bambino a manifestare al mondo la sua nascita.
Dal 1984 agli Amici del Presepe
Era il 1984 quando a Monterosso Almo si diede il via, con grande entusiasmo, a quella che negli anni sarebbe diventata un appuntamento seguitissimo: un'iniziativa del Comune e delle associazioni locali per valorizzare il borgo medievale e le sue tradizioni natalizie.
Dal 1995 la rappresentazione è nelle mani dell'associazione “Amici del Presepe”, che la cura con il supporto dell'Amministrazione comunale e il sostegno di enti e istituzioni regionali e provinciali. A dare vita ai quadri viventi sono decine e decine di figuranti.
Il presepe di Monterosso Almo è uno dei più antichi di Sicilia ed è la più antica manifestazione del genere in provincia di Ragusa. È stato proclamato il presepe vivente più bello di Sicilia e d'Italia, e ha ricevuto il premio “Praesepium Siciliae”, che ha messo in risalto l'ammirevole coralità di popolo di questo angolo del sud della Sicilia.
Un affresco della vita contadina siciliana
Quello che resta, alla fine del percorso, è un magnifico affresco della vita contadina di Sicilia, realizzato nel rigoroso rispetto delle tradizioni di vita, di lavoro e di fede degli Iblei. La ricostruzione è filologica, e il passato che racconta è un passato immune dal consumismo, in assoluta simbiosi con i ritmi delle stagioni.
Fra le scene ci sono la panificazione e la produzione di dolci tipici locali, le attività di mercato e il commercio di prodotti agricoli: i mestieri e le scene stanno dentro la cornice del quartiere medievale, e i costumi e le scenografie sono quelli della gente iblea. È un viaggio etno-antropologico nel passato, e i visitatori arrivano non solo dal Ragusano ma da tutta l'Isola.
Come arrivare alla festa
Il Presepe Vivente a Monterosso Almo si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vizzini-Licodia, a 20 chilometri da Monterosso Almo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Grammichele est ha davanti un percorso di 28 chilometri, ventotto minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Presepe Vivente Centro Storico a Ragusa — dicembre
- Presepe Vivente ad Ispica — dicembre
- Presepe Vivente a Giarratana — dicembre