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Presepe Vivente nei Sassi di Matera 2026 - Le scenografie di Cinecittà e gli abiti cuciti dalle detenute

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente nei Sassi di Matera, in Basilicata, comincia di solito nel weekend dell'8 dicembre, la festa dell'Immacolata, e prosegue ogni fine settimana fino all'Epifania. Lungo un percorso che a seconda dell'edizione va da poco più di un chilometro a quattro, fra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, attori professionisti, rievocatori storici e figuranti mettono in scena la Giudea di duemila anni fa, fino alla grotta naturale dove la Vergine Maria arriva su un asinello. L'allestimento è sostenuto dal materiale scenografico di Cinecittà Studios, e i rioni Sassi che gli fanno da scena sono patrimonio dell'Umanità dal 1993.

Qui il presepe vivente non ha bisogno di costruire la scenografia: la scenografia c'è già. I rioni Sassi hanno un paesaggio «dall'aspetto orientale, simile alle terre di Palestina», e per questo la città viene chiamata la Gerusalemme d'Italia. Il resto lo mettono le mani: l'allestimento è sostenuto dal materiale scenografico di Cinecittà Studios, e i costumi di scena di un altro presepe materano sono realizzati dalle detenute delle carceri di Lecce e Trani.

Un percorso che cambia ogni anno

Le date si ripetono ogni anno, dall'Immacolata all'Epifania, ma il tracciato non è mai lo stesso: alcune edizioni si svolgono nel solo Sasso Caveoso, altre nel Sasso Barisano, altre attraversano tutti e due partendo dal centro storico. Anche le misure cambiano di conseguenza: quattro chilometri quando il percorso unisce i due Sassi, poco più di un chilometro quando si concentra su un rione solo, da piazza San Pietro Caveoso a via Madonna delle Virtù.

I visitatori si muovono in gruppi precostituiti lungo le vie illuminate, e incontrano stazioni con artigianato tipico, antiche grotte, rievocatori biblici e stand. Non è un percorso museale, ma un allestimento teatrale in cui gli attori interagiscono fra loro, raccontando i passaggi chiave del Vangelo su un palcoscenico naturale.

La Roma antica prima di Betlemme

Una delle strutture ricorrenti divide il cammino in tre parti. La prima è la Galilea di 2000 anni fa sotto il controllo romano: qui viene riprodotta una piccola Roma, con le vestali, la domus, il Senato, le danzatrici, l'accampamento romano, la tenda dei generali, i gladiatori, i Centurioni romani e il Castrum.

La seconda parte è il presagio: attori professionisti danno vita ai timori, agli astri e alle antiche pergamene che preannunciano l'arrivo del Messia, e la maga, la cartomante, l'astrologo, il pastore e il sacerdote suggeriscono ai viandanti la via che li condurrà alla Natività. La terza rievoca il dialogo fra San Francesco e Papa Onorio III, quello da cui nacque il primo presepe, a Greccio; poi lo scenario di Erode ed Erodiade, gli antichi mestieri, e infine la Grotta di Betlemme.

In altre edizioni il percorso è organizzato per luoghi della città: l'Annunciazione nella corte e nella chiesa del Cristo flagellato, all'ex ospedale San Rocco; il Mercato e gli Antichi mestieri negli spazi della Fondazione Sassi; il Sinedrio nella chiesa di San Pietro Barisano; la Corte di Erode alla Corte di Sant'Agostino; la Natività negli ipogei di Sant'Agostino. Una cantina di via San Biagio, già usata in passato per il Museo della tortura, ospita gli antichi mestieri. Lo spettacolo propone in cinquanta minuti i momenti salienti: Annunciazione, Visitazione, Sinedrio, strage degli Innocenti e Natività.

La grotta e l'asinello

La scena che chiude è sempre quella: la Vergine Maria, su un asinello e accompagnata da Giuseppe, raggiunge la grotta naturale all'interno del Sasso Caveoso, dove arrivano i Magi e i pastori a portare doni al Bambinello. Chi ha seguito il percorso racconta che il vero clou comincia davanti ai Re Magi, e che all'arrivo davanti alla grotta si cantano l'Adeste fideles e l'Ave Maria.

Il senso lo riassume una cronaca: «a farla da padrona non tanto i figuranti o l'illuminazione, ma la suggestione unica che i Sassi, il vero Presepe naturale, hanno saputo ancora una volta fornire».

Quanti sono, e chi sono

Ogni edizione ha la sua scala: si va da 80 figuranti a oltre 400, fino al migliaio quando arrivano partecipanti da tutta Italia e dal mondo. Sono un misto di attori professionisti, figuranti, rievocatori storici, compagnie teatrali e pro loco, e hanno collaborato anche il Gruppo Storico Romano — medaglia d'oro del Presidente della Repubblica e partner ufficiale di Roma Capitale — insieme a pro loco di altri comuni lucani, che hanno realizzato le scene dell'Annunciazione, della Natività, degli antichi mestieri, della Corte di Erode e della Visitazione.

Ma la parte più interessante riguarda chi guarda: circa 500 persone hanno indossato per un'ora gli abiti dei figuranti, diventando parte integrante del presepe nei panni di un soldato romano, un fabbro, un popolano. E chi interpreta i ruoli principali è spesso gente comune del posto: in un anno Maria era una ragazza di sedici anni e San Giuseppe un cameriere di trentanove, con la passione della falegnameria.

Chi ha diretto l'allestimento ha spiegato il metodo: rievocare la Betlemme e la nascita di Gesù descritte nei Vangeli di Luca e Matteo, lavorando sugli abiti e sul corredo di scena, costruendo quadri sceneggiati — l'Annunciazione, la Visitazione — fino a una Natività «arricchita da figure che vediamo abitualmente raffigurate negli affreschi rinascimentali e barocchi». È, dicono, un presepe interpretato dai materani, aperto a chiunque senta il desiderio di entrare nelle figurazioni.

Il cinema che ha reso i Sassi la Giudea

Il legame con il cinema non è un dettaglio decorativo: gli scorci del percorso sono gli stessi che hanno fatto di Matera un set per rappresentazioni bibliche, scelta ripetutamente da registi internazionali. Il materiale scenografico di Cinecittà rende omaggio proprio a quei film: Ben-Hur di William Wyler (1959), Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004) e Nativity di Catherine Hardwicke (2006).

Alle scene si aggiungono giochi di luci, videomapping e proiezioni in 3D, e un gemellaggio con Greccio, il paese del reatino che rinnova da 800 anni la tradizione nata con San Francesco. L'evento è patrocinato dal Comune, dalla Provincia di Matera, dalla Regione Basilicata e dall'APT Basilicata, e fra i collaboratori compaiono CNA Matera, l'Ente Parco della Murgia Materana, Confesercenti e Confapi.

Perché a Natale si fa un presepe

Il presepe vivente è, per definizione, una breve rappresentazione teatrale che mette in scena la nascita di Gesù con figuranti umani, e a organizzarlo sono in genere intere città, frazioni o quartieri, con i propri abitanti. L'origine è datata: San Francesco, nato in Umbria nel 1182, fondò nel 1223 l'Ordine dei frati minori e, il 24 dicembre di quello stesso anno, andò nella selva di Greccio, presso Rieti, a rappresentare la sacra natività con personaggi viventi.

La tradizione vuole che il presepe si allestisca il giorno di San Nicola o di Santa Lucia, lasciando però la mangiatoia vuota fino alla notte di Natale, e che si completi il 6 gennaio con l'arrivo dei Magi che portano oro, incenso e mirra. Il nome stesso viene dai Vangeli di Luca e Matteo, dove si racconta che la Madonna avvolse Gesù nelle fasce e lo mise in una mangiatoia.

A Matera la consuetudine ha una data locale: a metà degli anni Settanta un gruppo teatrale cittadino allestì per alcuni anni la Natività in vico Solitario, nei pressi di piazza San Pietro Caveoso — lo stesso punto da cui, decenni dopo, sarebbero ripartiti i presepi viventi dei Sassi.

Come arrivare alla festa

Partecipare al Presepe Vivente nei Sassi a Matera è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Matera Centrale a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Matera, e da lì restano 2,8 chilometri e 4 minuti.

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